Sandro Botticelli, Pallade e il centauro, 1482 ca. Firenze, Galleria degli Uffizi
Sandro Botticelli, "Pallade e il centauro", 1482 ca. Tempera su tela, 207x148 cm. Firenze, Galleria degli Uffizi.

Sandro Botticelli, Pallade e il Centauro, 1482 circa, tempera su tela, 207 x 148 cm. Firenze, Galleria degli Uffizi. Storia e descrizione dell’opera.

Come spesso accade per le opere di Sandro Botticelli ispirate ad allegorie e miti (vedi ad esempio La Primavera), anche della Pallade e il Centauro non si conosce il significato preciso.

Sappiamo comunque che attorno al 1498, anno della morte di Giovanni di Pierfrancesco, cugino di Lorenzo de’ Medici, la tela si trovava sopra la porta di accesso all’anticamera nella sua casa di via Larga a Firenze, a pochi passi dal palazzo di Lorenzo.

Il dipinto raffigura, sullo sfondo di una veduta marina con una nave ormeggiata lontana dalla riva, una giovane che afferra un ricciolo a un centauro. La giovane è Pallade, cioè la dea Minerva. Essa sta a rappresentare la vittoria della Ragione sull’irrazionalità di una vita dominata dai sensi e dagli istinti più brutali, rappresentata dal centauro, selvaggio e spettinato con una smorfia di dolore sul volto.

La testa, il busto, le braccia di Minerva sono avvolte da rami di ulivo, simbolo di pace e sapienza. La sua veste, di velo bianco e trasparente, è intessuta con un motivo fatto di tre o quattro anelli intrecciati con un diamante, che alludono al motto latino Deo amante (a Dio devoto), emblema di vari personaggi della famiglia Medici.

La dea porta uno scudo sulla schiena ed è armata con un’alabarda.

Sulla sinistra compare una roccia aspra e grigia, cui si oppone dall’altra parte, dietro Pallade / Minerva, un paesaggio marino ordinato e luminoso, dall’intensa tonalità azzurra del cielo.