Pietro Bembo, la Vita e le Opere

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Pietro Bembo ritratto da Tiziano
Pietro Bembo ritratto da Tiziano nel 1539. Collocazione: Washington, National Gallery of Art

Pietro Bembo (1470-1547) è stato cardinale, letterato e umanista e tra i primi grammatici della lingua italiana. Individuò in Petrarca il modello d’imitazione per la poesia e in Boccaccio per la prosa in volgare.

Pietro Bembo nacque a Venezia il 20 maggio 1470. Era figlio di uno dei più autorevoli senatori veneziani, Bernardo, personaggio politico di grande influenza e uomo di grande cultura.

L’incontro con Angelo Poliziano avvenuto in casa di Pietro Bembo nel 1491 fu probabilmente decisivo per indurlo ad approfondire gli studi di greco. Subito dopo, infatti, si recò a Messina alla scuola di Costantino Lascaris, maestro di lingua greca, uno dei più celebri del tempo. Qui scrisse il De Aetna [L’Etna], opuscolo scientifico in latino pubblicato da Aldo Manuzio nel 1496.

Cominciò a questo punto la collaborazione di Pietro Bembo con Aldo Manuzio, l’umanista tipografo di Venezia, che allora pubblicava solo opere in latino.

Nel 1505 Manuzio pubblicò Gli Asolani in cui Pietro Bembo, ispirandosi al Decameron, faceva tesoro anche della propria esperienza autobiografica, e cioè degli amori con Maria Savorgnan e con Lucrezia Borgia, conosciuta a Ferrara nel 1502-1503.

Nonostante i continui viaggi, Pietro Bembo risiedette prevalentemente a Venezia sino al 1506. Non riuscì però ad abbracciare con decisione la carriera politica, a cui il padre intendeva indirizzarlo. Per sottrarsi alle pressioni che subiva, decise di cercare un lavoro a Roma e di intraprendere la carriera ecclesiastica. Si recò intanto a Urbino, dove restò dal 1506 al 1512, alla corte di Guidobaldo di Montefeltro. Qui compose le Stanze per la festa di Carnevale.

Nel 1512 si stabilì a Roma e scrisse il De imitatione [L’imitazione]. Vi ripropose le tesi che Paolo Cortese aveva sostenuto contro Angelo Poliziano, quella della imitazione unica: Virgilio e Cicerone per la poesia e per la prosa latina; Petrarca e Boccaccio per la poesia e la prosa in volgare.

Eletto segretario pontificio da papa Leone X, Pietro Bembo restò a Roma nel periodo 1512-1521.

Nel 1522 si stabilì a Padova, dove rimase fino al 1539. A Padova, benché ormai facesse parte dell’ordine religioso dei gerosolimitani, convisse con una donna, Fausta Morosina. Dalla donna ebbe tre figli.

Nel 1525 pubblicò le Prose della volgar lingua. Nel 1530 la Repubblica di Venezia gli affidò l’incarico di scrivere in latino la storia della città ed egli scrisse la Historia veneta. Nello stesso anno 1530 pubblicò la raccolta dei suoi versi, le Rime, cui seguirono una seconda edizione del 1535 e una terza del 1548. L’imitazione di Petrarca qui è evidente sia nei temi sia nella metrica, nei modi stilistici e nel lessico. Si passa tuttavia dalle rime giovanili, più varie e artificiose, a quelle della maturità, ispirate a criteri rigidi di decoro e di stilizzata misura.

Nel 1539 Pietro Bembo fu nominato cardinale e tornò a risiedere a Roma. Qui abitò sino alla morte (18 gennaio 1547), se si eccettua una permanenza di qualche mese a Gubbio come vescovo di questa città.

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