Purgatorio Canto 28. Riassunto e commento

Purgatorio Canto 28 della Divina Commedia di Dante Alighieri. Riassunto e commento.

Argomento del Canto 28 del Purgatorio:

  • La foresta dell’Eden (vv. 1-21)
  • Matelda (vv. 22-84)
  • Il vento e le acque dell’Eden (vv. 85-133)
  • L’Eden e l’età dell’oro (vv. 134-148)

Purgatorio Canto 28: La foresta dell’Eden (vv. 1-21)

Dante, seguito da Virgilio e Stazio, è sulla sommità della montagna del Purgatorio, ovvero nel Paradiso terrestre.

Invitato da Virgilio, Dante si avvia, senza incontrare ostacoli (in netta contrapposizione a quanto era accaduto nel Canto 1 dell’Inferno), a entrare nella foresta del Paradiso terrestre.

Dante non ha più la fretta, che sino ad allora ha guidato il suo viaggio: ora può godere della pace di un luogo creato da Dio apposta per la felicità umana.

Un dolce venticello, d’intensità costante, fa muovere i rami facendoli piegare verso Occidente senza che ciò impedisca, agli uccellini posati sulle cime degli alberi, di smettere di cantare. Anzi, il loro canto è accompagnato dal rumore prodotto dalle foglie, come accade nella pineta del lido di Classe (presso Ravenna) quando Eolo libera il vento Scirocco.

Purgatorio Canto 28: Matelda (vv. 22-84)

Dante avanza fino a un limpido ruscello, che scorre fra le tenere erbe. Sulla riva opposta, ecco ad un tratto apparire una donna che cammina cantando, fermandosi di tanto in tanto a cogliere fiori.

Dante si rivolge a lei chiamandola «bella donna»; le chiede di avvicinarsi per poter ascoltare e comprendere meglio il suo canto. Dante le dice che gli ricorda Proserpina quando fu rapita da Plutone, dio degli inferi, evento in seguito al quale il mondo perse la primavera.

Il richiamo ha un significato allegorico: come Proserpina, condotta all’Inferno perse la felicità e la purezza, così l’umanità, scacciata dal Paradiso terrestre per colpa di Adamo ed Eva, si è esposta alla sofferenza e al peccato.

La donna, con leggero passo di danza, si avvicna e sorride pudicamente, piena di amore spirituale.

Rivolgendosi a Dante, Virgilio e Stazio spiega che essi, nuovi del luogo, forse si meravigliano del suo riso (perché nel Paradiso terrestre, sebbene creato da Dio per la felicità degli uomini, si consumò il peccato di Adamo e Eva, origine di tutti i mali dell’umanità), ma lei gioisce per la perfezione e la bellezza dell’Eden, che è opera di Dio.

Si dice poi pronta a soddisfare le richieste di Dante.

Purgatorio Canto 28: Il vento e le acque dell’Eden (vv. 85-133)

Il poeta le dice di essere stupito di percepire il vento e di vedere scorrere dell’acqua, poiché poco prima Stazio gli ha spiegato che sulla sommità del Purgatorio non ci sono alterazioni metereologiche.

Ciò è vero, spiega Matelda: infatti, il vento è prodotto dal ruotare dei cieli, la cui aria, percuotendo la selva, ne muove i rami, si impregna dei suoi semi e li fa cadere, poi, sul mondo abitato dagli uomini e collocato nell’opposto emisfero. Cadendo sulla terra abitata i semi della foresta dell’Eden danno diversi frutti, anche a seconda dei luoghi in cui cadono; non vi è pertanto ragione di meravigliarsi, se talora nel mondo terreno si vede attecchire qualche pianta, senza che sia stata in apparenza seminata. E – prosegue Matelda – sul Paradiso terrestre ci sono non solo tutte le piante presenti in terra, ma anche altre.

Quanto all’acqua, essa scaturisce da una fonte regolata direttamente da Dio, anziché dal ciclo delle piogge. Da essa si originano due fiumi: il Lete, presso il quale è Dante, che permette di dimenticare i peccati commessi, e l’Eunoè, che dà il ricordo delle sole azioni buone compiute in vita.

Purgatorio Canto 28: L’Eden e l’età dell’oro (vv. 134-148)

Forse i poeti antichi – dice Matelda – quando scrissero dell’età dell’oro, senza saperlo loro stessi, pensavano all’Eden (o Paradiso terrestre), creato da Dio per la felicità dell’uomo, e perduto per colpa di Adamo ed Eva. Qui tutto era perfetto.

Dante si volta verso Virgilio e Stazio: essi stanno sorridendo perché Matelda, parlando della capacità dei poeti antichi di immaginare l’Eden scrivendo dell’età dell’oro, allude anche a loro.

Poi Dante torna a guardare la donna.