Terremoti: cosa sono, come si formano, come affrontarli
Terremoti: cosa sono, come si formano, come affrontarli

Cosa sono i terremoti, come si formano, come misurare la loro intensità, come affrontarli.

Cosa sono i terremoti

I terremoti, o sismi, sono improvvisi e bruschi movimenti della crosta terrestre che si propagano in superficie sotto forma di scosse orizzontali o verticali, cioè con moto ondulatorio o sussultorio.

Come si formano i terremoti

I terremoti, o sismi, sono dovuti all’improvvisa e brusca rottura di uno strato di rocce profonde.

Dalla zona di rottura (ipocentro del sisma) si sprigiona una grande energia in forma di onde sismiche che si propagano in ogni direzione e fanno tremare il terreno quando arrivano alla superficie terrestre. L’effetto del sisma è maggiore nella zona in superficie situata sulla verticale dell’ipocentro (epicentro del sisma) e tende a diminuire quanto più ci si allontana da esso.

La Scala Mercalli e la Scala Richter per misurare l’intensità dei terremoti

Per misurare l’intensità di un terremoto si possono utilizzare due diverse scale: la scala Mercalli e la scala Richter.

La scala Mercalli è così chiamata dal sismologo italiano Giuseppe Mercalli che la elaborò nel 1902. La scala Mercalli misura l’intensità di un terremoto tenendo conto dei danni da esso provocati alle persone e alle cose. La scala prevede 12 gradi, indicati con numeri romani.

La scala Richter è così chiamata dal sismologo statunitense Charles Richter, che la mise a punto nel 1935. La scala Richter misura l’ampiezza delle onde registrate dal sismografo. La scala Richter non è suddivisa in gradi.

I diversi tipi di onde sismiche che si generano durante un terremoto

Le onde sismiche che si generano durante un terremoto possono essere di tre tipi:

onde P (primarie o longitudinali): si propagano alla velocità di 5-10 km/s e provocano compressioni e dilatazioni ritmiche nelle rocce che attraversano;

onde S (secondarie o trasversali): si propagano alla velocità di 4-8 km/s; sono di tipo ondulatorio e provocano sulla superficie terrestre scosse sussultorie;

onde L (lunghe o superficiali): si propagano in superficie a partire dall’epicentro ad una velocità di circa 3 km/s; sono responsabili delle scosse ondulatorie, quelle che causano i danni più gravi agli edifici.

Cosa fare durante il terremoto

Durante il terremoto bisogna mantenere la calma ed evitare di correre senza una meta in una direzione qualsiasi ma seguire, se c’è, il segnale di uscita di emergenza.

Uscire all’esterno solo se ci si trova vicino a una porta che immette in un’ampio spazio aperto, evitando balconi e ascensori.

Se la porta è lontana, è più opportuno ripararsi sotto grandi tavoli o letti, lontani da mobili, oggetti e vetri, che cadendo potrebbero ferire, oppure ripararsi vicino ai punti più solidi dell’edificio: i muri portanti, gli angoli delle pareti, i vani delle porte.

Se il terremoto sorprende all’esterno e ci si trova in uno spazio aperto lontano da edifici, rimanere fermi e attendere la fine. Se invece ci si trova in una strada di città, soprattutto se stretta, ripararsi sotto gli architravi dei portoni.

Se si è a bordo di un automobile, la cosa migliore da fare è fermarsi e rimanere seduti all’interno dell’autoveicolo, a meno che ci si trovi vicino a edifici alti, a ponti e cavalcavia: in questi casi è meglio allontanarsi.

Sempre all’aperto, allontanarsi dalle spiagge o dalle coste, perché in seguito a un terremoto si possono formare onde marine di altezza anche notevole, che si riversano su spiagge e coste.

Cosa fare dopo il terremoto

Finita la scossa, se ci si trova in luoghi chiusi, uscire con calma all’aperto, dopo aver chiuso però gli interruttori di luce e gas per evitare gli incendi. Per uscire usare le scale e non l’ascensore.

Se non si hanno ferite, ed è possibile, prestare soccorso a chi ne ha bisogno. Ricordarsi comunque di non muovere feriti gravi, ma avvolgerli con coperte per tenerli caldi, rincuorarli e calmarli intanto che si apettano i soccorsi.

Se è necessario segnalare la propria presenza: anziché gridare, battere sulle tubature dell’acqua o del gas con un oggetto possibilmente metallico. Questi segnali si trasmettono anche a distanze notevoli e vengono percepiti meglio dai soccorritori.