I filosofi cinici: pensiero, caratteri generali
I filosofi cinici: pensiero, caratteri generali

I filosofi cinici sono i filosofi greci appartenenti alla scuola fondata ad Atene da Antistene (444 a.C-365 a.C.), discepolo di Socrate.

I filosofi cinici sono così definiti perché la scuola aveva sede nel ginnasio Cinosarge, situato fuori le mura di Atene; oppure perché nella loro vita errabonda di mendicanti hanno sempre mantenuto un atteggiamento di intransigenza morale, pronti a polemizzare e ad «abbaiare» contro i loro avversari, disprezzando ogni mollezza e ogni agio e conducendo una «vita da cani» (dal greco kýōn, cane).

Rifacendosi ai sofisti, sostennero che la conoscenza nasce dalla sensazione immediata e che è quindi inutile ricercare concetti universali. Ma il motivo più importante e caratteristico della scuola cinica, destinato poi a rivivere nelle dottrine degli stoici, fu l’esaltazione socratica della virtù come unico bene; virtù che è dominio di sé, autosufficienza morale. I beni più desiderati dagli uomini, come la ricchezza, la potenza, o i mali più temuti, come la malattia, la schiavitù e la morte, erano infatti considerati dai cinici con estrema indifferenza.

Nella loro polemica contro i valori tradizionali della civiltà, auspicavano un ritorno alla natura, una esaltazione dell’uomo in quanto uomo, rifiutando così la distinzione tra Greci e Barbari, tra popoli diversi.

I filosofi cinici predicavano una vita sostanzialmente ascetica, fatta di dure rinunzie e di sacrifici; perciò scelsero come modello ideale il forte Eracle.

Successore di Antistene fu Diogene di Sinope, noto per i suoi motti e per le sue eccentricità polemiche contro ogni forma di vivere civile.