Il doping nello sport: le sostanze usate e i danni provocati

Il termine doping deriva dall’inglese to dope: «drogare». Indica il ricorso a sostanze chimiche e pratiche vietate destinate a migliorare la prestazione fisica dell’atleta.

Perché si ricorre al doping?

Si ricorre al doping  per vari motivi:

  • lo stress della stagione agonistica e la presenza di importanti investimenti economici, specialmente in alcuni settori dello sport;
  • l’intensificazione delle competizioni sportive;
  • le aspettative dei dirigenti, delle famiglie e della società;
  • per tanti, poi, lo sport è un vero e proprio lavoro e vincere significa aumentare il valore del proprio contratto: ciò anche a rischio della salute e della carriera.

Sport e doping

Il doping non potrà mai sostituire l’allenamento, che è il vero strumento per ottenere l’incremento delle proprie capacità.

È molto più probabile invece che le sostanze dopanti agiscano negativamente sulla prestazione determinando effetti contrari a quelli ricercati. Le sostanze dopanti, infatti, anche se migliorano la prestazione, hanno effetti collaterali che aumentano i rischi per la salute nel breve e nel lungo periodo.

La Commissione medica del Comitato Internazionale Olimpico ha stilato, a tal proposito, un elenco che include le sostanze e le pratiche vietate.

Sostanze dopanti nello sport e i loro effetti

  • Stimolanti (cocaina, anfetamine). Provocano un aumento della frequenza cardiaca e respiratoria e della capacità di sopportare la fatica, una diminuzione della sensibilità al dolore.
  • Narcotici. Si tratta di analgesici come la morfina e sostanze affini a essa dal punto di vista chimico. Agiscono sul sistema nervoso centrale deprimendolo e riducendo la percezione del dolore.
  • Ormoni peptidici, mimetici e analoghi. Si tratta di ormoni capaci di ingrossare le masse muscolari; di aumentare la capacità del sangue di trasportare l’ossigeno; di diminuire la percezione del dolore. Possono provocare gravi rischi per la salute, in particolare danni al fegato e malattie cardiovascolari.
  • Anabolizzanti. Si tratta di sostanze che aumentano la massa e la forza muscolare. Nello sport sono talvolta assunte da atleti che praticano discipline in cui è richiesta una notevole potenza muscolare, come il sollevamento pesi, i lanci ecc. Gli effetti collaterali sono estremamente gravi: aumento del rischio di malattie cardiovascolari; danni a carico del fegato e dei reni; pelle grassa e acne; probabili effetti cancerogeni (tumore alla prostata per gli uomini); effetti femminilizzanti nell’uomo, come la crescita del seno; effetti mascolinizzanti nella donna, come eccessiva crescita dei peli, riduzione del seno, irregolarità del ciclo mestruale.
  • Diuretici. In medicina sono assunti nell’ipertensione e nell’insufficienza cardiaca. Assunti come doping determinano la riduzione del peso corporeo per disidratazione. Gli atleti di sport come sollevamento pesi, canottaggio e pugilato spesso ricorrono all’uso di tali sostanze per ridurre il proprio peso corporeo e rientrare così nelle categorie stabilite dal regolamento delle discipline.
    Questi farmaci poi esercitano anche un effetto «mascherante» su altre sostanze dopanti eventualmente assunte, proprie perché riescono a diluirle e a eliminarle facilmente con l’urina.
    Gli effetti collaterali sono spesso devastanti, tanto da causare gravi insufficienze cardiache e renali che possono portare alla morte.

Pratiche dopanti nello sport

  • Doping ematico. Consiste nell’introduzione di sangue o di emoderivati (prodotti sanguigni) in un atleta al fine di aumentare la capacità del sangue di trasportare ossigeno e migliorare così le prestazioni nelle prove di resistenza (corse di fondo, ciclismo, sci nordico).
    Si effettua tramite trasfusioni con sangue di un donatore compatibile o attraverso un’autoemotrasfusione (il sangue dell’atleta, prelevato alcune settimane prima, gli viene trasfuso nuovamente in prossimità della gara).
  • Manipolazioni farmacologiche, chimiche e fisiche. Consistono nell’assumere sostanze o praticare metodi non leciti per alterare il risultato delle prove antidoping. Ad esempio, la sostituzione e falsificazione delle urine.

Il doping è reato

Chi ricorre al doping commette reato.

In Italia la violazione della legge antidoping, la n.376 del 14 dicembre 2000, determina, infatti pene severe a «chiunque procura ad altri, somministra, assume o favorisce comunque l’utilizzo di farmaci o di sostanze […] che non siano giustificati da condizioni patologiche» (art. 9) che vanno dalla reclusione da 3 mesi a 3 anni, a multe consistenti, da 2500 a 52 000 euro.