Irredentismo italiano e le terre irredente

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Irredentismo italiano e terre irredente

L’Irredentismo italiano fu un movimento politico e di opinione nato nella seconda metà dell’Ottocento. L’Irredentismo chiedeva la conquista delle terre irredente («non redente»), ovvero non liberate dal dominio austriaco all’indomani della Terza guerra d’indipendenza italiana (1866).

Il movimento non aveva carattere unitario, essendo costituito da diversi gruppi e associazioni, generalmente non coordinati tra loro.

Erano sei le aree etnicamente italiane sottoposte al controllo austriaco:

  • il Trentino;
  • Trieste;
  • la Venezia Giulia, cioè una parte dell’odierno Friuli orientale;
  • l’Istria e un tratto della Dalmazia.

Il movimento si allargò all’indomani della firma da parte dell’Italia della Triplice Alleanza con Germania e Austria (1822). Il patto prevedeva la rinuncia implicita alla rivendicazione delle terre irredente. Ancor più dopo la condanna a morte, nello stesso anno, del triestino Gugliemo Oberdan. Questi aveva cercato di attentare alla vita dell’imperatore austriaco Francesco Giuseppe.

Alla vigilia della Prima guerra mondiale, i temi della liberazione delle terre irredente furono fatti propri dagli interventisti. La partecipazione dell’Italia al conflitto e l’eventuale sconfitta dell’Austria avrebbe comportato infatti per le terre irredente la fine del controllo austriaco.

Nell’aprile 1915 l’Italia aderì alla Triplice Intesa. In cambio di ricompense territoriali, tra cui le terre irredente, l’Italia si impegnò a entrare in guerra al fianco di Francia, Gran Bretagna e Russia.

Il 24 maggio 1915 l’Italia entrò così in guerra schierandosi con la Triplice Intesa contro Austria e Germania, sue alleate fino a quel momento. Lo schieramento cui faceva parte l’Italia vinse il conflitto. La Conferenza di pace di Parigi del 1919 decretò il passaggio delle terre irredente dall’Austria all’Italia.

 

 

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