La congiura dei Pazzi
Il celebre ritratto "funebre" (con gli occhi abbassati perché tratto dalla maschera mortuaria) di Giuliano de' Medici, recante in primo piano una tortora su un ramo secco, dipinto da Sandro ‪‎Botticelli‬ tra il 1478 e il 1480 e oggi conservato alla National Gallery di Washington

La congiura dei Pazzi – Signore di Firenze era, dal 1469, Lorenzo dei Medici, detto il Magnifico, nipote di Cosimo e figura tra le più rappresentative del Rinascimento italiano, mecenate e protettore delle arti e delle lettere e poeta egli stesso.

Nel 1478 una congiura guidata dalla famiglia Pazzi, rivale dei Medici e appoggiata dal papa Sisto IV della Rovere (1471-84), che voleva estendere il suo potere sulla città, culminò il 26 aprile del 1478, giorno di Pasqua.

La famiglia Pazzi decise di uccidere Lorenzo e Giuliano dei Medici durante la messa nella chiesa di Santa Maria del Fiore. Il  segnale convenuto era l’Elevazione: un gruppo di sgherri sfoderò i pugnali e uccise Giuliano dei Medici, mentre Lorenzo riuscì a salvarsi chiudendosi in sagrestia.
Iacopo Pazzi, il più anziano della famiglia, credendo che il colpo fosse riuscito, corse per le strade cercando di attirare dalla sua parte il popolo al grido di «Libertà, libertà!». Gli operai della lana, invece, lo presero a sassate opponendogli il grido (oggi comico, ma allora serissimo): «Palle, palle!»: i simboli dei Medici.

Jacopo dei Pazzi, suo fratello Francesco e il cardinale Salviati, l’arcivescovo di Pisa complice de “la congiura dei Pazzi”, furono impiccati a una finestra del Palazzo della Signoria.

Alla base de “la congiura dei Pazzi” stava il progetto di sobillare il popolo contro il “tiranno” che lo dominava. Fu subito evidente, tuttavia, che questo appello alla libertà era solo un pretesto per far prevalere interessi di parte. Il popolo preferì allora mantenersi fedele ai Medici e si scatenò contro i congiurati.

Da questo drammatico episodio, passato alla storia come “La congiura dei Pazzi”, ebbe origine una guerra tra Firenze e le sue alleate (Venezia e Milano) da un lato, e il pontefice Sisto IV della Rovere, la Repubblica di Siena e il Regno di Napoli dall’altro.

Lorenzo il Magnifico, con una mossa  a sorpresa, si recò personalmente a Napoli e convinse il re Ferrante che l’eccessivo rafforzamento di un papa come Sisto IV – nepotista, ambizioso, assetato di potere – sarebbe stato fatale per tutti. Ferrante abbandonò il pontefice e si alleò con Firenze, obbligando Sisto IV a concludere la pace, che fu stipulata nel 1480.