La giara di Luigi Pirandello riassunto

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la giara

La giara è una novella che Pirandello scrisse nel 1906. Da essa trasse un atto unico per il teatro nel 1916. Fu pubblicata nella raccolta Novelle per un anno nel 1917.

La giara di Pirandello è ambientata nella campagna siciliana; il racconto si sviluppa dal tramonto di una giornata di lavoro fino alla notte del giorno successivo.

La giara riassunto

La raccolta delle olive si presentava molto abbondante e per questo Don Lollò Zirafa aveva comprato una giara nuova per contenere l’olio.

Don Lollò Zirafa era un proprietario terriero ricco e avaro; vedeva nemici dappertutto e per questo era molto litigioso. Ricorreva frequentemente alle querele giudiziarie e per questo s’era mezzo rovinato.

Alla fine della terza giornata della raccolta delle olive, tre contadini trovano la giara nuova di Don Lollò spaccata in due. Terrorizzati dalla paura di essere incolpati del fatto, avvertono immediatamente Don Lollò. Questi va su tutte le furie; i contadini per calmarlo lo convincono a ricorrere a Zì Dima, il conciabrocche, per ripararla.

Zì Dima vuole riparare la giara con un mastice di sua invenzione; Don Lollò però non si fida del solo mastice e vuole che al grande recipiente di terracotta siano messi anche i punti con il fil di ferro.

Sebbene offeso da questa mancanza di fiducia, il conciabrocche accetta la richiesta.

Solitamente Zì Dima per fissare i fili entrava nella giara e poi ne usciva dal collo, ma questa volta non ci riesce perché questa ha il collo stretto.

Don Lollò è furibondo ma non vuole rompere la brocca per far uscire il conciabrocche. Decide di andare in paese dal suo avvocato per chiedergli come comportarsi in questo anomalo caso. L’avvocato dice a Don Lollò di liberare subito il conciabrocche per non rispondere di sequestro di persona. Ma di rompere la giara Don Lollò non ne vuole proprio sapere.

L’avvocato consiglia allora Don Lollò di farsi risarcire in parte del danno da Zì Dima.

Ritornato a casa comincia a discutere con il conciabrocche. Questi si rifiuta di pagare perché se il lavoro fosse stato fatto come diceva lui non sarebbe successo nulla, eppoi a lui di rimanere nella giara fino alla morte non importa nulla.

Arrabbiato Don Lollò se ne va. Nella notte è svegliato dal baccano di alcuni contadini ubriachi. Infuriato si precipita nel cortile e preso da un impeto di rabbia dà un calcio alla giara che così si rompe: Zì Dima è libero, mentre Don Lòllò perde sia la giara che il risarcimento.