Luigi XVI e la Rivoluzione francese

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Luigi XVI e la Rivoluzione francese

Luigi XVI ascese al trono di Francia il 10 maggio 1774, succedendo al nonno Luigi XV.

Privo di esperienza e di volontà, si trovò da subito a dover gestire un debito pubblico superiore alle sue capacità di governo.

La monarchia aveva infatti accumulato enormi debiti e per risanare il bilancio erano necessarie nuove tasse, da far pagare a tutti: la nobiltà e il clero però si opposero.

Luigi XVI convoca gli Stati generali

Per raggiungere un accordo, il re di Francia Luigi sedicesimo convocò l’assemblea degli Stati generali. Gli Stati generali era l’assemblea formata dai rappresentanti della nobiltà, del clero e del Terzo Stato (che comprendeva la borghesia, gli artigiani e i contadini).

Gli Stati generali si riunirono a Versailles il 5 maggio 1789. Scoppiò subito una violenta discussione sul sistema di votazione da adottare. I nobili e il clero pretendevano infatti di votare per ordine; il Terzo Stato, invece, per testa. In base alla votazione per ordine, ogni ceto rappresentato aveva diritto a esprimere un voto; con la votazione per testa, invece, votava ogni deputato presente agli Stati generali.

Il Terzo Stato si proclama Assemblea nazionale costituente

In mancanza di un accordo, la nobiltà e il clero abbandonarono i lavori. Il Terzo Stato, invece, il 20 giugno 1789, con il Giuramento della pallacorda (cosiddetto perché il giuramento si tenne in una palestra dove si giocava alla pallacorda, uno sport simile al tennis), si impegnò a dare alla Francia una nuova Costituzione parlamentare; dichiarò decaduti gli Stati generali e il 9 luglio si proclamò Assemblea nazionale costituente.

La presa della Bastiglia

Il re Luigi 16 minacciò l’intervento dell’esercito, il popolo per risposta insorse e assalì la Bastiglia (14 luglio 1789): è l’inizio della Rivoluzione francese.

L’Assemblea nazionale costituente proclama la fine del sistema feudale e approva la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino

Il 4 agosto 1789 l’Assemblea nazionale costituente abolì l’intero sistema feudale (corvées, privilegi fiscali, servitù personali, le decime ecclesiastiche). Il 26 agosto stese la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, che si ispirava alla Dichiarazione d’indipendenza americana.

La marcia su Versailles

Luigi XVI di Francia si rifiutò di approvare sia la legge sia la Dichiarazione. Un corteo di popolane parigine marciò allora fino alla reggia di  Versailles e impose al re Luigi XVI di firmare gli atti dell’Assembea e di trasferirsi con la famiglia a Parigi, per essere meglio controllati.

La confisca dei beni della Chiesa e la Costituzione civile del clero

Intanto, la situazione economica restava gravissima, pertanto nello stesso anno 1789 l’Assemblea nazionale costituente decise di rifornire le casse dello Stato con la confisca e la vendita dei beni ecclesiastici.

Seguì la riforma religiosa – la Costituzione civile del clero – e tutte le cariche, da vescovo a prete, furono rese elettive e stipendiate dallo Stato.

La fuga di Luigi XVI

Il 21 giugno 1791 Luigi XVI e Maria Antonietta cercarono di fuggire con la famglia in Belgio, ma furono fermati prima che varcassero il confine e riportati a Parigi.

Il processo e la morte di Luigi XVI

Il 4 dicembre 1792 iniziò il processo contro Luigi XVI; fu condannato a morte e ghigliottinato il 21 gennaio 1793. Stessa sorte toccò alla regina Maria Antonietta dieci mesi dopo.

 

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