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De Amore di Andrea Cappellano spiegazione

De Amore o De arte honeste amandi (L’amore o L’arte di amare onorevolmente) di Andrea Cappellano è un trattato diviso in tre libri, scritto in latino, tra il 1174 e il 1204, in cui vengono fissate le norme e i canoni dell’amore cortese, che nasce dalla vista o dal pensiero e porta a desiderare la persona amata più di ogni altra cosa.

Chi è Andrea Cappellano?

Andrea Cappellano è considerato il principale teorico dell’amor cortese. Visse probabilmente tra il 1150 e il 1220. I manoscritti lo indicano come cappellano o forse ciambellano del re di Francia Filippo II Augusto (1165-1223). Ma secondo l’ipotesi più attendibile la sua attività dovrebbe essere avvenuta alla corte della contessa Maria di Champagne, figlia di Luigi VII di Francia e di Eleonora d’Aquitania, fra il 1173 e il 1204. Appunto in questo periodo Andrea scrisse il suo trattato sull’amore.

Andrea Cappellano elaborò quindi l’opera nell’ambiente raffinato della corte e la dedicò a un suo amico chiamato Gualtieri, difficilmente identificabile. La fonte principale dell’opera è l’Ars amatoria del poeta latino Ovidio “moralizzata”, interpretata cioè in chiave cristiana.

Qual è l’argomento del De Amore?

Il trattato è diviso in tre libri.

Il primo libro dà una definizione dell’amore e spiega tra chi possa nascere e come possa essere ottenuto; segue una lunga esemplificazione dei discorsi amorosi che possono essere scambiati tra innamorati di varia condizione sociale.

Il secondo libro tratta una casistica delle situazioni che possono presentarsi tra gli innamorati, prescrivendo il comportamento da tenere in ciascun caso. In esso sono presenti I dodici comandamenti di Amore.

I 12 comandamenti di Amore secondo Andrea Cappellano

1. Fuggi come peste nociva l’avidità e ricerca il suo contrario.
2. Conserva la castità per l’amante.
3. Non cercare volutamente di turbare la donna legata all’amore di un altro.
4. Non scegliere l’amore di quella donna con la quale il naturale pudore ti impedisce di contrarre nozze.
5. Ricordati di evitare soprattutto le menzogne.
6. Non confidare il tuo amore a troppe persone.
7. Segui gli insegnamenti delle donne e legati sempre alla cavalleria d’amore.
8. Nel dare e nel ricevere piaceri d’amore mai deve mancare il senso di pudore.
9. Non essere maldicente.
10. Non spubblicare gli amanti.
11. Sii sempre cortese e civile.
12 Nei piaceri d’amore non sopraffare la volontà dell’amante.

Nel terzo libro, intitolato De reprobatione amoris (La condanna dell’amore), improvvisamente l’autore ritratta tutto quello che ha affermato nei primi due libri ed espone le ragioni per cui il saggio deve tenersi lontano dall’amore libero (che nei primi due libri è considerato nei suoi aspetti virtuosi e morali) e conclude con l’esaltazione del matrimonio.

Se con ciò l’intento dell’autore era quello di sfuggire a una eventuale condanna ecclesiastica, il suo proposito non ottenne il risultato sperato. Il trattato De Amore fu infatti condannato pubblicamente dal vescovo di Parigi Stefano Tempier, nel 1277. D’altra parte, l’esaltazione dell’amore fisico, anche se visto come stimolo per raggiungere la nobiltà d’animo, non può essere accettato da una visione filosofico-teologica che fa dell’amore verso Dio l’unico scopo per il vero cristiano e vede negli amori terreni una deviazione dalla Verità.

La fortuna letteraria del De Amore di Andrea Cappellano

Nonostante ciò, il De Amore conobbe una straordinaria diffusione e fu presto tradotto in vari volgari, circolando anche in Italia. Fu la base della poesia franco-provenzale, sia dei romanzi cortesi in lingua d’oil, sia della lirica occitanica. Ispirò anche la Scuola siciliana, il Dolce Stil Novo, Petrarca, Boccaccio e i trattati amorosi del Cinquecento. Al contrario, fu fortemente condannato da Dante Alighieri: in particolare, nel V canto dell’Inferno, attraverso l’episodio di Paolo e Francesca, Dante mostra come i precetti di Cappellano – che separano amore e matrimonio – conducano alla lussuria e alla dannazione eterna.

 

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