Paradiso Canto 17. Riassunto e commento

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Paradiso Canto 17. Riassunto e commento

Paradiso Canto 17 della Divina Commedia di Dante Alighieri. Riassunto e commento.

Argomenti del Canto 17 del Paradiso:

  • Perplessità di Dante (vv. 1-30)
  • Risposta di Cacciaguida: profezia dell’esilio di Dante (vv 31-99)
  • La missione di Dante (vv. 100-142)

Paradiso Canto 17: Perplessità di Dante (vv. 1-30)

Dante e Beatrice sono nel cielo di Marte, dove risiedono le anime di coloro che combatterono e morirono per la fede.

Il Canto 17, insieme al Canto 15 e al Canto 16, fa parte di un “trittico”, nel quale Dante incontra i suo trisavolo Cacciaguida, e parla a lungo con lui della decadenza di Firenze e della sua missione poetica futura.

Dante dichiara di sentirsi come il mitico Fetonte, figlio di Climene e di Apollo. Egli aveva sentito mettere in dubbio che il dio fosse davvero suo padre. Apollo, per dargli una prova, gli concesse di guidare il carro del sole a lui destinato, ma Fetonte uscì dal cammino previsto e fu folgorato da Giove. Perciò Beatrice (che già conosce il pensiero del poeta così come il suo avo, perché lo leggono in Dio onnisciente; tuttavia, è bene che Dante parli), avendo compreso il suo stato d’animo, lo esorta a rivolgersi a Cacciaguida perché gli chiarisca le allusioni che, all’Inferno e in Purgatorio, alcuni spiriti hanno fatto sul suo futuro sventurato (le oscure predizioni di Farinata, di Brunetto, di Vanni Fucci, di Oderisi).

Paradiso Canto 17: Risposta di Cacciaguida: profezia dell’esilio di Dante (vv 31-99)

Il colloquio fra Dante e Cacciaguida tocca in questo Canto il suo momento forse più alto e poetico, certo il più commosso e commovente, perché il più immediatamente legato alla vicenda biografica, al sentimento e alla passione del poeta.

Dante è ben conscio dell’avvenire triste che lo attende, e sa anche di essere pronto a sopportare coraggiosamente i colpi della fortuna; eppure amerebbe conoscere più precisamente il suo destino, proprio per sentirsi meglio preparato ad affrontarlo.

La risposta di Cacciaguida alla domanda di Dante è chiara e senza attenuazioni, ma tutta soffusa di paterna tenerezza.

Innanzitutto l’avo precisa che egli vede nella mente di Dio ciò che accadrà, senza che questo neghi il libero arbitrio degli uomini. Quindi spiega a Dante che sarà esiliato ingiustamente da Firenze per le trame dei Guelfi neri e di papa Bonifacio VIII che, poco dopo, saranno puniti da Dio (è un’allusione alla morte di Bonifacio VIII e di Corso Donati, capo dei Neri).

Dante lascerà gli affetti e le cose care, costretto a chiedere cibo e riparo ad altri. Ma a pesargli sarà soprattutto la stoltezza dei suoi compagni di sventura che prima lo attaccheranno, poi periranno nel tentativo di rientrare con le armi a Firenze (dall’esilio, i Guelfi bianchi cercheranno a più riprese di tornare a Firenze con l’azione militare. Dante, anche visti gli insuccessi, dissentì e si attirò la loro inimicizia. Nell’estate del 1304 essi furono sconfitti a Lastra, presso Firenze).

Dante verrà ospitato a Verona da Bartolomeo (accolse il poeta nei primi mesi del 1304; morì nel marzo di quell’anno) e da Cangrande della Scala (ospitò Dante a lungo tra il 1304 e il 1318/1320). A quest’ultimo spetteranno fama e gloria, sia per la sua onestà sia per l’appoggio che darà all’imperatore.

Nonostante le sue sciagure Dante non dovrà rispondere con l’odio all’odio, perché la sua vita si prolungherà nel tempo e nella memoria dei posteri.

Paradiso Canto 17: La missione di Dante (vv. 100-142)

Ora Dante è ben certo e consapevole del suo prossimo avvenire, sa che si avvicinano momenti duri e difficili; ma appunto per questo è più perplesso: nell’Inferno, nel Purgatorio, nel Paradiso stesso ha udito e visto e saputo cose che, se riferite, riusciranno sgradevoli e irritanti a parecchi personaggi potenti; e d’altra parte, se egli per timidezza le tacesse, teme di perdere giustamente fama tra i posteri. Come dovrà dunque comportarsi?

È naturale – gli risponde Cacciaguida – che le coscienze, che hanno ragione di essere turbate e vergognose per le colpe proprie o dei loro parenti o amici, si risentiranno per le sue dure e crude verità. Tuttavia, Dante deve rivelare senza attenuazioni tutto ciò che ha visto o appreso nel suo viaggio oltremondano e lasciare che chi avrà ragione di dolersene se ne dolga. Se del resto ha visto tanti spiriti famosi, è perché solo le loro vicende possono colpire l’immaginazione dei vivi e indurli a mutare comportamento.