Il viaggio di Dante
Dante Alighieri, nel dipinto di Domenico Michelino, mostra il suo poema. Sullo sfondo la città di Firenze e la montagna del Purgatorio. Il dipinto, anno 1465, è collocato in Santa Maria del Fiore, Firenze

Il viaggio di Dante narrato nella Divina Commedia ha inizio nella sera del Giovedì Santo del 7 aprile del 1300 (è l’anno del primo Giubileo indetto da papa Bonifacio VIII).

Dante Alighieri, senza sapere come, si perde in una “selva oscura” (simboleggia il peccato): ha inizio il suo viaggio immaginario narrato nella Commedia.

Durante questo viaggio, della durata di 7 giorni, Dante attraverserà i tre regni ultraterreni dell’Inferno, del Purgatorio, del Paradiso.

Dante Alighieri tenta di uscire dalla selva per salire su un colle illuminato dal sole (allegoria della vita virtuosa illuminata dalla Grazia), ma al suo cammino si frappongono prima una lonza (allegoria del peccato di lussuria), poi un leone (allegoria del peccato di superbia), infine una lupa famelica (allegoria del peccato di avidità).

Spaventato, Dante indietreggia, ma improvvisamente appare un’ombra: è l’anima del poeta latino Virgilio (simbolo della ragione umana) autore dell’Eneide, che Dante ha sempre ammirato come proprio maestro e di cui ora invoca l’aiuto.

Virgilio spiega a Dante che per vincere la lupa (l’avidità è il peccato particolarmene detestato da Dante in quanto è causa essenziale della corruzione ecclesiastica, e dell’allontanamento della Chiesa dalla sua pura missione spirituale e dalla povertà evangelica) occorrerà un veltro, e cioè un cane da caccia ben addestrato e veloce (il veltro allude all’avvento sperato di un riformatore, che rinnoverà gli istituti ecclesiastici e civili e ristabilirà fra gli uomini la purezza dei costumi evangelici, la giustizia e la pace).

Virgilio condurrà Dante attraverso l’Inferno e il Purgatorio, per affidarlo poi a Beatrice, la giovane donna amata e celebrata da Dante in gioventù e ora simbolo della Grazia divina. Beatrice lo guiderà attraverso i Cieli fino all’Empireo, sede di Dio. Sarà, infine, san Bernardo di Chiaravalle ad accompagnare Dante dinanzi alla contemplazione di Dio.

I due poeti iniziano così il loro viaggio.

L’aggettivo “Divina” (da cui Divina Commedia) fu aggiunto dal letterato Ludovico Dolce, vissuto nel XVI secolo, che trasse ispirazione da un entusiastico commento di Giovanni Boccaccio all’opera di Dante nel Trattatello in laude di Dante.