Bernardo di Chiaravalle nella Divina Commedia

4058
Bernardo di Chiaravalle nella Divina Commedia

Bernardo di Chiaravalle personaggio storico e guida di Dante nei canti XXXI, XXXII, XXXIII del Paradiso. Riassunto e parafrasi.

Chi era Bernardo di Chiaravalle breve biografia

Bernardo da Chiaravalle nacque nel 1090 a Fontaines, nella Borgogna. Nominato monaco cistercense, fondò l’abbazia di Clairvaux (in italiano “Chiaravalle”).

Fu teologo, consigliere di sovrani e papi, e predicò a favore della seconda crociata.

Morì il 20 agosto 1153 per tumore allo stomaco.

Fu seppellito davanti all’altare della sua abbazia. Durante la Rivoluzione francese però i suoi resti andarono dispersi, tranne la testa, ora nella cattedrale di Troyes.

Nel 1174 papa Alessandro III lo proclamò santo e nel 1830 Dottore della Chiesa, da papa Pio VIII.

San Bernardo da Chiaravalle è autore di varie opere di meditazione, lettere, trattati e dei Sermones in laudibus Virginis Matris (Discorsi in lode della Vergine Madre).

Dante fa di Bernardo di Chiaravalle la propria guida nei canti XXXI, XXXII e XXXIII del Paradiso. È probabile che questa scelta sia dovuta, da un lato, perché egli era riconosciuto come uno dei più grandi mistici del Medioevo; dall’altro, per la particolare devozione che Bernardo nutriva per la Madonna, alla quale è rivolta la preghiera con cui si apre il canto XXXIII, l’ultimo dell’intera Divina Commedia.

Bernardo di Chiaravalle nel canto XXXI del Paradiso: riassunto

Dante, guidato da Beatrice, giunge finalmente nell’Empireo, dove risplende la Candida Rosa dei Beati. Stupito e commosso dalla pace e dalla letizia del Regno dei cieli, Dante resta in silenzio e ammira.

Intanto Beatrice scompare dalla sua vista e, al suo posto, appare un vecchio vestito di bianco e dall’aspetto lieto e paterno. Questi è stato invitato da Beatrice, che ora siede nella Candida Rosa, per guidarlo nell’ultima parte del suo viaggio.

Bernardo mostra a Dante Beatrice, già seduta nel suo trono, nel terzo gradino a cominciare dal più alto. Sebbene lontanissima, Dante la vede con chiarezza: la ringrazia per averlo scortato sin là e la prega di assisterlo fino alla morte. Beatrice gli sorride benevola e torna a guardare Dio.

Il vecchio si presenta: è san Bernardo di Chiaravalle; egli esorta Dante a levare gli occhi (il cui acume si è rinvigorito miracolosamente) fino al più alto dei cerchi di troni luminosi, e là vede un punto che vince di fulgore gli altri e intorno al quale si affollano più di mille angeli festanti. In quel lume c’è un’immagine di bellezza che si riflette in letizia negli occhi di tutti i beati: è Maria.

Bernardo di Chiaravalle nel canto XXXII del Paradiso riassunto

Bernardo di Chiaravalle inizia ora a mostrare a Dante i beati della Candida Rosa. Ai piedi di Maria si trova Eva; nella terza fila dall’alto ci sono Rachele e Beatrice; poi Sara, Rebecca, Giuditta e Ruth.

Le donne ebree, in fila una sotto l’altra, dividono la rosa in due parti: da un lato i beati dell’Antico Testamento, dall’altro quelli del Nuovo, tra i quali vi sono dei seggi ancora vuoti.

Di fronte a Maria siede Giovanni Battista. Sotto di lui si trovano san Francesco, san Benedetto e sant’Agostino.

In basso stanno i bambini morti innocenti, salvati solo per grazia di Dio.

Attorno a Maria volano gli angeli, e uno in particolare – l’arcangelo Gabriele, che annunciò alla Vergine la nascita di Gesù –  canta l’Ave Maria, distendendo le ali. La corte dei beati risponde a quel canto.

Ai lati di Maria siedono, da una parte, Adamo e Mosé; dall’altra, Pietro e Giovanni Evangelista. Di fronte a loro stanno sant’Anna, madre di Maria, e santa Lucia.

San Bernardo di Chiaravalle nel canto XXXIII del Paradiso: riassunto e parafrasi della Preghiera alla Vergine

San Bernardo da Chiaravalle rivolge ora una preghiera alla Vergine affinché al poeta sia concessa, dopo il suo lungo viaggio attraverso i tre regni dell’oltretomba (Inferno, Purgatorio e Paradiso), la grazia suprema di potersi innalzare alla visione di Dio.

Preghiera alla Vergine, vv. 1-39: la parafrasi

«Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e nobile più di ogni altra creatura,
tu che da sempre rappresenti l’adempimento
del decreto eterno di Dio della redenzione umana,

tu sei colei che nobilitasti tanto la natura
umana, che il suo creatore
non disdegnò di farsi sua creatura.

Nel tuo ventre si riaccese l’amore
tra Dio e gli uomini, per il cui ardore è in Paradiso
così germogliata questa Candida Rosa.

Qui sei per noi fiaccola ardente
di carità, e giù in terra, tra i mortali,
sei fonte inesauribile di speranza.

O Signora, sei così grande e così potente,
che chi vuole una grazia e non ricorre a te,
ha un desiderio vano, come chi vuol volare
senza possedere le ali.

La tua bontà non soccorre soltanto
chi chiede aiuto, ma molte volte
precede spontaneamente la preghiera.

In te si riuniscono misericordia,
pietà, potenza,
e quanto di virtù può esistere in una creatura.

Ora costui [Dante], che dalla più profonda cavità
dell’universo fin quassù ha visto,
una dopo l’altra, le anime dell’oltremondo
ti supplica perché gli si conceda, per grazia
divina, tanta virtù, che possa innalzarsi
alla visione di Dio, in cui consiste la suprema
beatitudine.

E io, che non arsi mai dal desiderio di vedere
Dio, più di quanto ardo ora perché lo veda lui,
ti porgo tutte le mie preghiere, e prego che
non siano insufficienti,

affinché tu lo liberi da ogni impedimento
terreno per mezzo delle tue preghiere,
in modo che gli si manifesti l’infinita bellezza di Dio.

Ti prego ancora, regina del Cielo, che puoi
ciò che tu vuoi, di conservargli puri,
anche dopo la suprema visione, i suoi sentimenti.

La tua custodia vinca i pericoli delle passioni
terrene: vedi come Beatrice e tutti i beati
congiungano le mani unendosi alle mie preghiere!»

Maria, che aveva guardato fino a quel momento san Bernardo, volse gli occhi a Dio; e san Bernardo con un sorriso accennò, invitando anche Dante a guardare in alto.

Ma come esprimere ciò che vide? Dante rapito, come in un sogno, nel fulgore verso il quale guardava con tutto il suo amore e la sua intensità, riuscì a vedere tre cerchi in uno, di diverso colore ma di uguale misura, l’uno come riflesso dall’altro: erano il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

Nel primo di quei cerchi, lampeggiò un’immagine umana, a ricordare come Dio si fosse incarnato e fatto uomo. Guardando ancora, Dante cercò di vedere come quell’immagine, inserita nel cerchio di luce, fosse una sola cosa con esso. Si sentiva d’essere sul punto di penetrare e conoscere il mistero divino: ma, si chiese smarrito, aveva la sua mente ali capaci di volare così in alto?

D’un tratto, Dante fu come colpito da un fulgore, da un lampo fulmineo e abbagliante ed ebbe la visone di Dio: ma fu un attimo, un brevissimo istante. Poi la visione svanì.

Il grande viaggio, la grande fantasia s’erano conclusi. Perché così aveva voluto Dio, l’amore che muove il sole e le altre stelle.