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Canto 20 Purgatorio riassunto

Il canto 20 del Purgatorio di Dante si svolge sulla quinta cornice, dove espiano le anime degli avari e dei prodighi. Argomento centrale del ventesimo canto del Purgatorio è la storia della dinastia reale di Francia, le cui vicende politiche vengono rievocate da Dante per bocca del capostipite Ugo Capeto (940-996).

Canto 20 Purgatorio riassunto

Invettiva contro la cupidigia vv. 1-15

Congedato da papa Adriano V (canto 19 Purgatorio), Dante si allontana a malincuore insieme a Virgilio. Camminando tra le anime degli avari e dei prodighi, Dante lancia una maledizione contro l’antica lupa, che, come nel primo canto dell’inferno, è simbolo dell’avidità, causa dei mali del mondo, e invoca la venuta di un salvatore che la cacci via per sempre.

Esempi di povertà e liberalità vv. 16-33

Mentre procedono lentamente, attenti a non calpestare le ombre, Dante e Virgilio sentono delle voci proclamare esempi di povertà e generosità, virtù opposta all’avidità: Maria che partorì Gesù nella miseria di una mangiatoia; il console romano Caio Fabrizio Luscinio, che non si lasciò corrompere e morì povero; San Nicola di Bari che riscattò tre ragazze dalla prostituzione, regalando loro una grossa somma di denaro.

L’incontro con Ugo Capeto e la storia dei Capetingi vv. 34-123

Dante si avvicina allo spirito che celebra questi esempi di virtù e lo prega di dire qualcosa di sé. Egli racconta di essere la radice della mala pianta (della razza malvagia) che appesta la cristianità: è Ugo Capeto, capostipite dei re francesi, che condanna aspramente i suoi discendenti. Tra questi c’è Carlo I d’Angiò, sceso in Italia per uccidere Corradino, figlio di Federico II di Svevia, e avvelenare san Tommaso. Poi, Ugo profetizza le azioni criminose perpetrate dai suoi discendenti: Carlo di Valois, alleato di Bonifacio VIII e responsabile della cacciata dei Guelfi bianchi da Firenze; Carlo II d’Angiò, sconfitto durante la Guerra del Vespro, che vendette la figlia come sposa in cambio di grandi ricchezze; infine, Filippo IV il Bello, autore dell’oltraggio di Anagni a danno di Bonifacio VIII e anche della soppressione dell’ordine dei Templari, per spogliarli della loro immensa ricchezza. Infine si rivolge a Dio, invocandone il giusto castigo.

La condizione degli avari vv. 97-123

Il lungo discorso di Ugo Capeto si conclude con alcune spiegazioni sulla penitenza degli avari: durante il giorno essi celebrano esempi di virtù, mentre durante la notte condannano esempi di avarizia, come quello di Pigmalione, che uccise Sicheo, marito della sorella Didone, per appropriarsi delle sue ricchezze; il re Mida, che mutava in oro tutto ciò che toccava; l’ebreo Acàn che rubò un bottino offerto a Dio; Saffira e il marito, che tentarono di ingannare san Pietro; Eliodoro che voleva rubare nel tempio di Gerusalemme; Polinestore che uccise il cognato Polidoro per avidità.

Il terremoto e il canto del Gloria vv. 124-151

Lasciato Ugo Capeto, Dante e Virgilio sentono una violenta scossa di terremoto, che fa sussultare la montagna del Purgatorio, mentre si ode un coro che intona Gloria in excelsis Deo (Gloria a Dio nell’alto dei cieli). Si fermano immobili e sospesi, poi riprendono il cammino, mentre Dante prova un acuto desiderio di conoscere la ragione di quel terremoto, ma non ha il coraggio di porre la domanda a Virgilio.

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