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Rinascita carolingia nell’impero carolingio

Rinascita carolingia è l’espressione che gli storici utilizzano per indicare la ripresa della cultura per opera di Carlo Magno. “Rinascita” perché giunse dopo un lungo periodo di decadenza della cultura, in un momento in cui sempre meno persone sapevano leggere e scrivere.

Lo stesso Carlo era semianalfabeta. Sapeva infatti leggere ma, secondo quanto ci racconta il suo biografo Eginardo, non imparò mai a scrivere correttamente. Tuttavia dimostrò una grande considerazione per l’istruzione e la cultura.

Scuola palatina di Carlo Magno

Il centro culturale più importante per la rinascita carolingia fu la città di Aquisgrana e in particolare il palazzo imperiale, di cui oggi rimane solo la Cappella palatina.

Nel palazzo si riunirono alcuni dei migliori intellettuali del tempo: il monaco inglese Alcuino di York; il longobardo Paolo Diacono esperto di studi storici; il poeta Paolino da Aquileia; il grammatico Pietro da Pisa; i teologi visigoti Teodulgo e Agobardo; molti intellettuali irlandesi. Essi formarono la Scuola palatina, chiamata così perché aveva sede nel palazzo reale. Carlo Magno affidò la direzione della scuola ad Alcuino di York.

Minuscola carolina

Nella Scuola palatina si elaborò un programma scolastico valido per tutto l’impero e nacque una nuova scrittura, la minuscola carolina. La scrittura carolina diventò la scrittura ufficiale dell’impero e base del nostro alfabeto minuscolo e dei caratteri a stampa.

La minuscola carolina era caratterizzata da lettere ben separate tra loro e chiaramente leggibili. La adottarono tutti i funzionari dell’impero e i monaci copisti nei monasteri. Questi ultimi copiarono numerosi testi degli autori classici e cristiani, che altrimenti sarebbero andati perduti per sempre. È proprio grazie alla loro opera che sono giunti fino a noi i testi di Virgilio, di Cicerone, di Seneca e molti altri ancora.

Carlo Magno e la scuola

Carlo Magno inoltre organizzò e istituì nuove scuole e biblioteche presso i monasteri (scuole monastiche) e le sedi vescovili (scuole episcopali), dove insegnare, non solo ai giovani destinati al sacerdozio ma anche ai figli dei nobili, futuri funzionari di corte.

Il corso di studi abbracciava le “sette arti liberali”, che comprendevano il trivium (grammatica, retorica, dialettica) e il quadrivium (aritmetica, geometria, musica e astronomia) e lo studio delle Scritture e dei Padri. Si tentò di restaurare l’uso del latino, anche per la lettura e la comprensione dei testi liturgici.

Rinascita culturale e debolezza politica

Alla rinascita culturale, però, non si accompagnò il consolidamento politico dell’Impero. Questo si andò via via indebolendo, fino alla sua divisione tra gli eredi di Carlo e alla definitiva dissoluzione nell’888. Per un approfondimento leggi Impero carolingio dopo la morte di Carlo Magno.

 

 

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