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Benedetto Croce: biografia e pensiero

Benedetto Croce nasce a Pescasseroli, in Abruzzo, il 25 febbraio 1866.

Nel 1875 inizia a frequentare il ginnasio a Napoli; nel 1883 si trasferisce a Roma presso Silvio Spaventa, fratello del filosofo Bertrando, suoi parenti. Qui Benedetto Croce entra in contatto con la filosofia di Hegel, che rappresenterà il punto di partenza della sua concezione filosofica, appartenente alla corrente del neoidealismo.

Nel 1884 frequenta le lezioni di Antonio Labriola, da cui apprenderà, invece, il marxismo.

Nel 1886 si trasferisce a Napoli e si dedica agli studi storici; comincia ad interessarsi all’economia nel 1895.

Fonda la rivista La critica nel 1903. Collaboratore è Giovanni Gentile, a cui lo lega un’amicizia, destinata a spezzarsi nel momento in cui Gentile si dichiarerà favorevole al fascismo, diventandone il filosofo ufficiale.

Croce firmerà di contro il Manifesto degli intellettuali antifascisti nel 1925 (apparso sulla rivista il Mondo e firmato, tra gli altri, da Eugenio Montale), dopo aver aderito l’anno prima al Partito liberale. Croce esalta la libertà affermando che essa è la molla prima dell’esistenza umana e il valore che anima la storia.

E così, mentre in Italia e nell’intera Europa le dittature erano giunte al più alto grado del loro successo, c’era chi osava affermare che sempre, nella storia, si alternano momenti di libertà e momenti di servitù; ma la libertà è sempre destinata a trionfare, perché così vuole la legge della storia e perché «l’uomo che rende schiavo l’altro uomo sveglia nell’altro la coscienza di sé e lo avvia alla libertà».

Intanto, nel 1920, Benedetto Croce è ministro della Pubblica istruzione, mentre Gentile lo diverrà durante il regime fascista e si dedicherà alla riforma della scuola che porta il suo nome (Riforma Gentile).

Nel 1930 entra in rapporti con Thomas Mann e Albert Einstein. Croce pubblica Etica e politica nel 1931; nel 1938 La storia come pensiero e come azione.

Tra il 1946 e il 1947 partecipa all’Assemblea Costituente e sarà senatore nella prima legislatura nel 1948.

Il filosofo di Pescasseroli muore a Napoli, il 20 novembre 1952.

Benedetto Croce pensiero

Particolarmente rilevante è la posizione di  Benedetto Croce sull’estetica. Nel 1902, esce la sua Estetica come scienza dell’espressione e linguistica generale. Nella sua dottrina estetica il filosofo di Pescasseroli afferma:

  • l’autonomia dell’arte, assolutamente indipendente da ogni proposito morale, ideologico, educativo;
  • la individualità di ogni opera d’arte;
  • l’assoluta libertà dell’artista nella creazione del linguaggio idoneo ad esprimere i motivi dell’ispirazione.

Di conseguenza Croce rifiuta gli schemi e i canoni della retorica tradizionale: specialmente la distinzione dei «generi» letterari e la distinzione tra il linguaggio poetico e il linguaggio della prosa (un’opera in prosa può essere «poesia», mentre un’opera in versi può essere didascalica, encomiastica, dimostrativa, estranea insomma al territorio della «poesia»).

In altri termini, Benedetto Croce porta alle estreme conseguenze la scissione fra privato e pubblico, fra soggetto lirico e un mondo pratico e sociale che è alle radici anche delle poetiche del Simbolismo.

Inoltre, sostenendo che l’arte è una forma di conoscenza intuitiva e pura, precedente a ogni conoscenza razionale, divide nettamente la poesia dal mondo della ragione, della pratica e della morale, in concomitanza con quanto andava accadendo nella cultura del Decadentismo.

Si dedica poi alla sua filosofia dello spirito e in particolar modo alla dottrina della storia. Da ricordare tra le sue opere storiche sono la Storia d’Italia dal 1871 al 1915 e la Storia d’Europa nel secolo XIX.

Benedetto Croce esalta la filosofia di Hegel per aver costruito una storia dello Spirito immanente: Dio era disceso definitivamente dal cielo in terra. Di Hegel condivide, poi, il carattere del pensiero filosofico come concetto universale e concreto e la scoperta della dialetticità degli opposti, ossia nell’aver individuato il negativo come molla dello svolgimento.

Hegel ha però confuso il nesso dei distinti con la dialettica degli opposti. Lo Spirito, secondo Benedetto Croce, è sia teorico che pratico. Il primo include l’arte, che ha a che fare con le categorie del bello e del brutto, e la logica, che prevede i concetti di vero e di falso. Lo Spirito pratico prevede invece l’economia e l’etica; esse hanno rispettivamente a che fare con la categoria dell’utile e del bene.

Hegel avrebbe confuso la distinzione tra le forme dello Spirito con l’opposizione tra le categorie.

Così, lo Spirito di Benedetto Croce diventa un’unità-distinzione, che si sviluppa in maniera circolare e progressiva, senza ripetersi mai.

Benedetto Croce e il fascismo

È stato più volte detto che Croce fu strumentalizzato dal regime fascista.

Infatti il fascismo che pure osteggiò molti intellettuali antifascisti, come Antonio Gramsci, ad esempio, permise a Benedetto Croce di esprimersi liberamente.

Questo perché Croce era molto stimato e conosciuto non solo in Italia, ma anche all’estero. Godeva di un certo prestigio: permettere a Croce di esprimere il suo dissenso significava mostrarsi come un regime tutt’altro che dittatoriale, quale era realmente.

E d’altronde, Croce non era considerato un personaggio poi tanto pericoloso dal momento che sosteneva l’esigenza che gli intellettuali mantenessero il loro distacco dagli eventi e dalla politica immediata.
Così il filosofo di Pescasseroli divenne agli occhi degli italiani il difensore degli ideali di libertà.

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