Cantami o Diva è l’Invocazione che apre l’Iliade, poema epico scritto in greco antico nell’VIII secolo a.C. e attribuito al leggendario Omero, nella traduzione elaborata tra il 1809 e il 1810 dal poeta italiano Vincenzo Monti (1754-1828).
Cantami o Diva Iliade – Testo (trad. di Vincenzo Monti)
Cantami o Diva, del Pelide Achille,
l’ira funesta, che infiniti addusse
lutti agli Achei, molte anzi tempo all’Orco
generose travolse alme d’eroi,
e di cani e d’augelli orrido pasto
lor salme abbandonò (così di Giove
l’alto consiglio s’adempia), da quando
primamente disgiunse aspra contesa
il re de’ prodi Atrìde e il divo Achille.
Ora, andiamo a parafrasare i versi, cioè a esporre il loro contenuto in prosa in un linguaggio più semplice e a noi più vicino, ma che sia però il più possibile fedele al testo, in modo tale da ottenere una migliore comprensione.
Cantami o Diva parafrasi
Ispirami a cantare, o Dea, l’ira apportatrice di dolori e di morte di Achille, figlio di Peleo che arrecò infiniti dolori (lutti) agli Achei, trascinò nell’Oltretomba molte anime (alme) nobili di eroi morti prematuramente, e abbandonò i loro corpi (salme) perché diventassero pasto orribile (orrido) di cani e di uccelli – in tal modo si compiva la volontà di Giove – da quando all’inizio una lite accanita (aspra contesa) divise (disgiunse) Agamennone figlio di Atreo (Atride), il re dei valorosi guerrieri Achei, e il divino (divo) Achille.
Devi tenere presente che Vincenzo Monti ha tradotto l’Iliade utilizzando il latino come base, e non direttamente il greco, perciò ha preferito usare il nome latino Giove al posto di quello greco Zeus per il re degli dei.
Cantami o Diva analisi e spiegazione
Invocazione alla Musa Calliope
Nell’Invocazione «Cantami o Diva» il poeta chiede alla musa della poesia epica Calliope (il suo nome significa «dalla bella voce»), di ispirare il suo canto, perché lo aiuti nell’impresa di narrare l’ira di Achille contro Agamennone e le conseguenze che ne derivarono: la morte prematura di tanti soldati greci valorosi, i cui corpi vennero lasciati insepolti perché diventassero preda dei cani selvatici e pasto per gli uccelli rapaci (gli antichi Greci consideravano questo fatto una sciagura, perché a chi rimaneva insepolto era vietato l’accesso all’Ade per cento anni).
In questo modo, dice il poeta, si compiva l’autorevole volere di Zeus. Fu Zeus, il re degli dèi, a volere infatti che i Greci pagassero con la morte di molti guerrieri l’offesa fatta da Agamennone, capo supremo dell’esercito greco, ad Achille, figlio di Peleo, re dei Mirmidoni, quando i due si opposero in un’aspra lite.
Cantami o Diva: significato
Innanzituto, l’invocazione alla Musa riflette la concezione antica della poesia. Per i Greci il poeta non era l’unico autore del poema. Egli era piuttosto un tramite attraverso cui parlava la Musa, divinità dell’ispirazione poetica e della memoria. Dicendo “cantami”, Omero chiede alla Musa di raccontare al suo posto, riconoscendo che la conoscenza degli eventi, soprattutto di quelli lontani nel tempo come la guerra di Troia, non può provenire solo dall’uomo.
In secondo luogo questa invocazione, serve a legittimare il racconto. Il poema non è una semplice storia inventata, ma un canto ispirato dal divino e quindi degno di fiducia. La Musa, infatti, è depositaria della verità e della memoria: grazie a lei il poeta può narrare fedelmente le azioni degli eroi e trasmetterle alle generazioni future.
Infine, l’invocazione introduce subito il tema centrale dell’opera, l’ira di Achille, indicando quale sarà il fulcro del racconto. In questo modo, “Cantami o Diva” non è solo una preghiera, ma anche un efficace strumento narrativo che immerge immediatamente l’ascoltatore nell’atmosfera eroica del grande poema epico Iliade.
Cantami o Diva conferisce quindi autorevolezza al poema e apre solennemente il racconto dell’Iliade, collegando poesia, memoria e verità.
Per un approfondimento sull’argomento leggi:
Iliade: la struttura, lo stile, la vicenda.
Proemio Iliade: struttura, parafrasi e analisi.

