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Forche Caudine 321 a.C.- L’umiliazione di Roma nella seconda guerra sannitica

La Battaglia delle Forche Caudine avvenne nel 321 a.C., durante la seconda (326-305 a.C.) delle tre guerre sannitiche (343 a.C.-290 a.C.) e rappresentò per i Romani una cocente e dolorosa umiliazione. Le legioni romane caddero in un’imboscata. Costretti alla resa, i sopravvissuti furono obbligati a passare, disarmati, sotto un giogo formato da due lance conficcate in terra e sovrastate da una terza disposta orizzontalmente, in segno di umiliante sottomissione. Tuttavia, Roma non si arrese e ottenne la vittoria definitiva contro i Sanniti nel 290 a.C. Al termine della guerra contro i Sanniti, Roma occupava l’Italia centrale e l’attuale Campania.

Contesto storico

I Sanniti erano un’insieme di tribù d’origine indoeuropea che abitavano le zone appenniniche dell’Abruzzo e del Molise. A partire dal V secolo a.C., questo popolo aveva invaso le fertili pianure della Campania, imponendo la propria dominazione su varie città.

Anche Roma, però, era interessata a espandersi in Campania. Da questa contesa ebbero origine le tre guerre sannitiche, che si prolungarono per diversi decenni, tra il 343 e il 290 a.C.

Durante la prima guerra sannitica (343-341 a.C.) i Romani si trovarono subito in difficoltà per il fatto di dover affrontare il nemico in un territorio montuoso, tra dirupi e foreste, gole e paludi. Ma il momento più difficile fu attraversato dai Romani nel corso della seconda guerra sannitica (326-305 a.C.), che si accese per il controllo di Napoli. Fu una guerra estenuante e sanguinosa.

Le Forche Caudine durante la seconda guerra sannitica

Nel 321 a.C. l’esercito romano stava percorrendo una stretta gola presso Caudium (oggi identificabile con Montesarchio), tra Caserta e Benevento, nota come le Forche Caudine, quando trovò l’uscita bloccata da tronchi d’albero e grandi massi. I soldati tentarono di tornare indietro, ma anche quel passaggio era ostruito. Si trovarono quindi completamente accerchiati e costretti ad arrendersi. Per avere salva la vita, dovettero subire, secondo la tradizione, una grave umiliazione. I Sanniti, guidati dall’abile condottiero Gaio Ponzio Telesino, fecero passare prima i consoli e poi i soldati, con la schiena piegata, disarmati e seminudi, sotto un giogo, formato con due lance infisse nel suolo e con una terza lancia posta sopra orizzontalmente, tra gli insulti e lo scherno dei vincitori.

Questo avvenimento, passato alla storia come la battaglia delle Forche Caudine, fu un episodio devastante dal punto di vista morale e colpì non solo l’esercito ma tutto il popolo romano. I soldati, tornati a Roma disonorati, generarono un’ondata di vergogna e di sdegno, e si manifestarono ovunque forme di lutto cittadino: i negozi intorno al Foro furono chiusi; furono sospesi i pubblici affari; deposte le toghe orlate di porpora.

Ma Roma non perdonò e non dimenticò l’umiliazione subita. Riorganizzò quindi il suo esercito e riaprì le ostilita nel 298 a.C. Le guerre sannitiche si conclusero nel 290 a.C. con la vittoria sui Sanniti. Tutta l’Italia centrale e la Campania erano ora sotto il dominio romano.

Cosa significa oggi “Passare sotto le forche caudine”

Da questo tragico episodio della Storia romana deriva il modo di dire “Passare sotto le forche caudine“. La frase significa subire una grave umiliazione, una sconfitta umiliante o una prova mortificante.

 

 

 

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