Guerra nel Kosovo, 1998-1999. Riassunto

Guerra nel Kosovo, 1998-1999. Le cause dello scoppio, lo svolgimento, la fine della guerra. Riassunto di storia contemporanea.

Il Kosovo, provincia autonoma della Repubblica della Serbia, era abitata da una maggioranza di etnia albanese e da una forte minoranza serba. Agli inizi degli anni Novanta, sotto la spinta di aspirazioni separatiste, si autoproclamò repubblica indipendente e nel maggio 1992 le libere elezioni elessero presidente Ibrahim Rugosa, leader della Lega democratica.

Poco dopo l’Esercito di Liberazione del Kosovo (UCK) iniziò una violenta azione di guerriglia che provocò una dura reazione da parte delle forze serbe: il presidente della Serbia Slobodan Miloševic, infatti, non era disposto a concedere l’indipendenza al Kosovo, perciò tolse alla regione l’autonomia e progettò un intervento militare per proteggere le aree strategiche e costringere i kosovari a fuggire in Albania.

A partire dal 1998 i miliziani serbi avviarono una sistematica campagna di pulizia etnica ricorrendo a bombardamenti, uccisioni, torture, rapimenti, deportazioni. Per privare gli albanesi di ogni diritto di cittadinanza e di proprietà sottraevano loro denaro e documenti ai posti di controllo, distruggevano abitazioni, targhe automobilistiche, registri anagrafici, albi di iscrizione alle liste elettorali. Inoltre, per punire gli albanesi e affrettarne la fuga, stuprarono e seviziarono donne e ragazze.

Nel febbraio 1999, di fronte all’incessante crescendo di questi orrori e nel tentativo di porre fine alla guerra in atto, i leader della NATO proposero un piano che prevedeva la concessione di un’ampia autonomia al Kosovo nel rispetto della sovranità serba, il disarmo dell’UCK e l’invio di una forza multinazionale di pace sotto la protezione della NATO. Agli albanesi inoltre si garantiva che entro tre anni sarebbe stato indetto un referendum sull’indipendenza.

Inizialmente entrambe le parti respinsero queste proposte: gli albanesi giudicavano troppo lungo il tempo indicato per ottenere l’indipendenza; i serbi ritenevano la presenza di una forza multinazionale nel Kosovo una violazione della propria sovranità.
Alla fine gli alleati convinsero gli albanesi a firmare l’accordo.

Per costringere Miloševic alle dimisssioni, il 24 marzo 1999 ebbero inizio i bombardamenti NATO di Serbia e Kosovo. Ma Miloševic non si arrese: durante i 78 giorni di bombardamento intensificò le operazioni di pulizia etnica.

Il 9 giugno 1999 fu infine raggiunto un accordo di pace che prevedeva la cessazione dei bombardamenti e il ritiro delle truppe serbe dal Kosovo (accordo di Kumanovo). Nel contempo l’ONU inviò nella regione un contingente internazionale. Ma il controllo del territorio si rivelò molto difficile perché, dopo le violenze serbe, gli albanesi condussero a loro volta operazioni di pulizia etnica.

Nel 2001 si tennero nuove elezioni politiche vinte dalla Lega democratica di Ibrahim Rugosa. Il governo serbo consegnò Miloševic al Tribunale internazionale dell’Aia perché venisse giudicato per i crimini di guerra commessi a partire dal gennaio 1991. Ma l’11 marzo 2006 fu trovato morto nella cella del carcere dov’era rinchiuso.

Nel 2008 l’indipendenza del Kosovo fu riconosciuta dai principali Stati occidentali, tra cui l’Italia. Il Kosovo rimane un’area di gravi tensioni.