Il cuore rivelatore di Edgar Allan Poe, riassunto e commento

Riassunto, commento e analisi de Il cuore rivelatore, racconto di Edgar Allan Poe

Il cuore rivelatore di Edgar Allan Poe: il riassunto

Due uomini, uno giovane e l’altro anziano, condividevano un appartamento. L’uomo giovane era affezionato al suo anziano amico ma era ossessionato da uno dei suoi occhi, di un pallido azzurro, per lui simile a quello di un avvoltoio.

Quell’occhio lo perseguitava, lo spiava, non lo lasciava più vivere, gli faceva raggelare il sangue, lo mandava su tutte le furie.

Per sette notti, a mezzanotte, era entrato nella stanza dell’anziano ed era rimasto lì, con una lanterna fissa su «quell’occhio». L’ottava notte si era lasciato sfuggire un riso e l’anziano si era svegliato urlando e chiedendo chi c’era nella stanza.

Per una intera ora, il giovane era rimasto immobile, quasi senza respirare, per non fare rumore; l’altro era rimasto seduto nel suo letto ad ascoltare. Infine, il giovane, stanco di aspettare che l’amico si coricasse di nuovo, accese fiocamente il lume e lo puntò sull’occho d’avvoltoio: era spalancato! L’ira si impossessò di lui, mentre le sue orecchie cominciarono ad essere infastidite dal battito del cuore dell’anziano, che diventava sempre più forte, quasi che il cuore stesse per scoppiare. Prese la drastica decisione: si avventò sull’anziano e lo uccise rovesciandogli addosso tutto il peso del letto. Dopo rise per la gioia: quell’occhio non l’avrebbe più tormentato.

Fece a pezzi il corpo e ripulì tutto. Alle quattro del mattino sentì picchiare all’uscio di casa: erano tre poliziotti. Un vicino di casa aveva udito un urlo e aveva avvertito la polizia. Il giovane disse che era stato lui a urlare a causa di un brutto sogno. Poi li fece entrare, invitandoli a cercare bene in tutta la casa. Quando entrarono nella camera dell’amico, disse loro che egli era in viaggio. Li fece accomodare proprio in quella stanza, e lui stesso andò a sedersi nel punto in cui, sotto le tavole del pavimento, aveva nascosto il corpo tagliato a pezzi.

Iniziarono a parlare del più e del meno, quando il giovane iniziò ad avvertire un ronzìo che gli infastidiva le orecchie: aumentava di minuto in minuto. Era convinto che anche i poliziotti lo sentissero ma che non dicevano niente, attendendo che lui crollasse. E così fu. Urlò loro di non fingere oltre, avrebbe confessato tutto, a cominciare da quelle tavole, sotto le quali proveniva il rumore del battito del cuore dell’amico.

Il cuore rivelatore di Edgar Allan Poe: il commento

In questo racconto, Il cuore rivelatore, come spesso accade nelle opere di Edgar Allan Poe, il confine tra logica e follia è assai sfumato. Fin dall’inizio risulta evidente la contraddizione fra le intenzioni e le parole del personaggio. Egli sostiene, infatti, di essere soltanto «nervoso», rifiutando categoricamente di essere considerato «pazzo», ma nel contempo non nasconde, anzi si vanta, di intendere «le voci dell’inferno».

Il protagonista, ossessivamente condizionato dall’occhio del vecchio, si lascia trasportare dai propri maniacali impulsi, fino a uccidere. Quell’occhio che lo perseguita è l’occhio dell’uomo da cui egli si sente giudicato e rifiutato e che, pertanto, decide di cancellare con un atto di violenza.

L’ossessivo battito di un cuore inesistente, che solo lui sente, è «rivelatore» della sua follia, che lo porterà a una totale confessione, che giungerà inattesa e sorprenderà gli stessi investigatori.

Il cuore rivelatore di Edgar Allan Poe: l’analisi

Tra gli elementi che conferiscono forte suspense a questo racconto, c’è sicuramente l’uso della voce narrante: il protagonista ricorrendo a un soliloquio, parla in prima persona e il lettore assiste così allo svolgersi dei fatti attraverso l’ottica dell’assassino. Chi legge non solo viene a sapere dalla viva voce del protagonista ciò che egli ha fatto, ma conosce nel dettaglio le ragioni che lo hanno spinto ad agire, i pensieri e i sentimenti che hanno accompagnato le sue azioni.

Per creare la suspense, Edgar Allan Poe ricorre a una serie di espedienti:

  • l’ambientazione inquietante («Ogni sera, verso la mezzanotte… », «filtrava un solo raggio di luce… », «pauroso silenzio notturno di quella vecchia casa… »);
  • l’anticipazione di alcuni particolari significativi;
  • l’introduzione di uno o più colpi di scena;
  • l’adozione del finale a sorpresa;
  • il ritmo altalenante della narrazione. Nel racconto infatti si susseguono momenti in cui il ritmo è volutamente rallentato («Per notti e notti, a mezzanotte, nel mentre che il mondo intero era immerso nel sonno, esso era sgorgato nel mio petto… » ad altri in cui l’autore accelera la narrazione, attraverso un vero e proprio “crescendo” («Ma quel rumore aumentava di minuto in minuto. Che cosa avrei potuto fare?… », «Io respiravo a fatica: e gli agenti? Oh, gli agenti non lo sentivano ancora. Procurai di parlare più in fretta…», «Mi tolsi dalla sedia… », «Ma perché non se ne andavano?», «Mi agitavo, smaniavo, bestemmiavo!»;
  • l’alternanza dei tempi verbali tra presente e passato.