Il giorno della civetta. Riassunto e commento

Il giorno della civetta, è stato scritto da Leonardo Sciascia (1921-1989), uno dei più noti scrittori italiani del Novecento, e pubblicato nel 1961. L’autore trae spunto da un fatto realmente accaduto: l’omicidio del sindacalista comunista Accursio Miraglia, assassinato dalla mafia a Sciacca nel gennaio del 1947.

Il giorno della civetta: riassunto

Il protagonista del romanzo, ambientato alla fine degli anni Cinquanta del Novecento, è il capitano dei carabinieri Bellodi, originario di Parma, chiamato in una cittadina della Sicilia con l’incarico di indagare sull’omicidio di un onesto costruttore, Salvatore Colasberna, assassinato a una fermata dell’autobus.

Salvatore Colasberna, come si scoprirà in seguito, ha rifiutato la protezione della mafia sfidando in tal modo il potere delle cosche locali.

Bellodi dà corso alle proprie indagini, ostacolato ripetutamente dall’omertà degli abitanti, che gli oppongono una inviolabile cortina di silenzio. Ma altri delitti rendono più grave e cupo il clima di tensione in cui è immerso Bellodi: vengono uccisi il contadino Paolo Nicolosi, che aveva visto fuggire e riconosciuto uno degli uccisori, e Calogero Dibella, un confidente della polizia che, prima di morire, fa in tempo a denunciare alcuni mafiosi locali.

A poco a poco il capitano ricostruisce la trama delittuosa e giunge a identificare don Mariano Arena come il potente “padrino” dell’organizzazione e il vero mandante dei delitti, così lo fa arrestare. Don Mariano, posto di fronte al capitano, non manca di mostrare rispetto per colui che, a suo avviso, appartiene alla categoria degli uomini e non a quella dei «quaquaraquà» (“uomini da nulla”), ne loda la tenacia nel sostenere le indagini, ma lo avverte che queste potrebbero risultare molto pericolose per lui.

Bellodi prosegue comunque nella sua azione fino a quando il processo è ormai istruito e nulla e nessuno sembrano più poter ostacolare il corso della giustizia. Intanto l’eco del suo operato giunge a Roma nei luoghi del potere politico centrale, dove dà fastidio e preoccupazione, dal momento che il capitano sta portando alla luce la connivenza tra mafia e vari esponenti della politica, tra cui un ministro. Così il maresciallo che ha aiutato il capitano viene improvvisamente trasferito e Bellodi, mentre si trova a Parma per un breve congedo presso la famiglia, apprende dai giornali che la sua indagine è stata bloccata, perché invalidata da un alibi inattaccabile (tardivo e ovviamente falso).

Il lungo e difficile lavoro del capitano e dei suoi uomini sembra così del tutto vanificato. Profondamente deluso e amareggiato, Bellodi si è quasi convinto ad abbandonare tutto e a godersi la tranquillità dell’«indolente Parma», quando – con uno scatto d’orgoglio e di senso della giustizia – decide di ritornare in Sicilia per continuare la sua battaglia, fino, eventualmente, a «rompersi la testa».

Il giorno della civetta: commento

Leonardo Sciascia è stato uno dei primi a denunciare il fenomeno “mafia“. Egli stesso dichiarò: «Ho scritto questo racconto nell’estate 1960. Allora il governo non solo si disinteressava del fenomeno della mafia, ma esplicitamente lo negava».
La prima commissione parlamentare antimafia fu infatti istituita soltanto nel 1963, ma i primi veri risultati giunsero solo grazie al coinvolgimento dei “collaboratori di giustizia”, i cosiddetti “pentiti”, verso gli anni Ottanta-Novanta.

La vicenda si svolge verso la fine degli anni Cinquanta. Nel romanzo Il giorno della civetta si configurano due opposti sistemi di potere: quello giudiziario e legale e quello mafioso e illegale, intorno ai quali ruotano personaggi principali (Bellodi e don Mariano) e secondari, che impersonano l’eterna contrapposizione tra Bene e Male.

Il contesto culturale e sociale che Sciascia ha scelto per ambientare il romanzo è ben delineato: una società economicamente e culturalmente arretrata, dove dominano il sospetto, la diffidenza, il silenzio complice, la sottomissione a un potere illegale più forte di quello legale dello Stato. E contro questo potere illegale Sciascia prende la penna per denunciarne i mille volti e i mille pericoli.

La vicenda è narrata in terza persona da una voce esterna (che assume spesso il punto di vista di Bellodi), a cui si alternano i momenti in cui i personaggi dialogano tra loro. Dalle loro parole, riportate in modo realistico e “neutro” da Sciascia, il lettore può ricostruire chi siano e quale ruolo svolgono i personaggi dialoganti, ricavando dalle loro dirette parole le informazioni sui legami occulti tra mafia, politica, magistratura e gerarchie ecclesiastiche.

La narrazione di Sciascia è sempre realistica, secondo uno stile quasi giornalistico, preciso e serrato, con una sintassi veloce (in gran parte paratattica) che conferisce al racconto un ritmo agile e dinamico.

Il lessico si serve di vocaboli e termini dialettali, fortemente efficaci.

L’autore si insinua di nascosto nel testo con una sottile ironia, attraverso la quale comunica al lettore il proprio amaro e sconfortato giudizio sulla realtà che sta rappresentando.

La vicenda si dimostra ancora oggi attualissima. La mafia infatti è una realtà estremamente diffusa non più solo nel sud Italia, ma in gran parte della nostra penisola e in moltre altre nazioni (per un approfondimento leggi Le mafie in Italia e nel mondo).