Papa Formoso è stato il 111° pontefice di Santa Romana Chiesa. Eletto papa nell’891, morì nell’896. Nell’897, un anno dopo la morte, il suo cadavere venne riesumato, vestito dei paramenti pontifici e collocato su un trono nella Basilica di San Giovanni in Laterano per rispondere di numerose accuse. Il verdetto stabilì che Formoso era stato indegno del pontificato e, ufficialmente deposto, venne gettato nel Tevere; tutti i suoi atti vennero annullati. In seguito, tuttavia, la validità dell’operato di Formoso venne ripristinata dai pontefici successivi.
In quest’articolo vi parleremo del processo a papa Formoso, passato tristemente alla storia come il Sinodo del cadavere o Concilio cadaverico. Ma per capire come si arrivò al processo al papa morto, è necessario conoscere prima le vicende politiche che precedettero il celeberrimo Sinodo del cadavere, il macabro evento che vide un papa giudicato post mortem da un altro papa.
Antefatto del processo al papa morto – cosa è successo prima
Nel novembre 887, Carlo il Grosso, l’ultimo sovrano della dinastia carolingia, venne deposto dai suoi feudatari. Dopo la deposizione di Carlo il Grosso, la corona del Regno d’Italia (comprendente la Toscana e l’Italia settentrionale) venne contesa tra i più potenti signori italiani: i marchesi del Friuli, di Ivrea, di Toscana e i duchi di Spoleto.
L’ambizione dei diversi concorrenti era sollecitata anche dalla possibilità di esercitare il proprio controllo sul soglio pontificio, ormai privo della protezione carolingia, e aspirare, quindi, anche al titolo imperiale (era il papa, infatti, che all’epoca dava l’investitura all’imperatore).
Prevalse infine Berengario duca del Friuli, che nell’888 fu eletto re d’Italia. Venne però subito scalzato dal duca Guido da Spoleto, che nell’889 fu incoronato a Pavia re d’Italia da papa Stefano V e due anni dopo (891) imperatore. L’anno dopo, Guido da Spoleto si associò nel potere il figlio Lamberto, con l’appoggio di papa Formoso, salito al soglio pontifico nell’891.
Successivamente, però, nell’894 papa Formoso concesse il titolo di re d’Italia al re di Germania Arnolfo di Carinzia e nel febbraio 896 il pontefice gli concesse anche il titolo imperiale. Fu da questo clamoroso voltafaccia che derivò il macabro e celebre episodio del processo postumo a papa Formoso.
Il Sinodo del cadavere – processo al papa morto
Il 4 aprile 896 papa Formoso morì, probabilmente avvelenato. Lamberto di Spoleto riprese subito il controllo della situazione a Roma e, dopo il brevissimo (15 giorni!) pontificato di Bonifacio VI, impose come pontefice Stefano VI. A questi ordinò di riesumare il cadavere di Formoso e sottoporlo a processo.
Venne così istituito il cosiddetto Sinodo del cadavere. Il processo si svolse nel gennaio dell’897. Il cadavere di Formoso, sepolto solo nove mesi prima, venne riesumato e, nonostante il suo avanzato stato di decomposizione, vestito dei paramenti sacri. Fu posto seduto su un trono nella sala del concilio della Basilica San Giovanni in Laterano, e quindi processato davanti a un Sinodo, con la piena presenza di tutti i cardinali, vescovi e altri dignitari ecclesiastici.
Alla salma, cui fu concesso anche un avvocato difensore, vennero rivolte numerose accuse: spergiuro, usurpazione del papato e violazione delle norme di diritto canonico sull’elezione papale. Il Sinodo condannò il defunto papa per tutti i capi d’accusa; vennero dichiarate nulle l’elezione papale di Formoso, l’incoronazione di Arnolfo di Carinzia e tutte le ordinazioni da lui conferite.
La sentenza venne eseguita immediatamente. Al cadavere vennero strappati di dosso i paramenti sacri (a significare l’invalidità dell’elezione a papa), gli vennero recise le tre dita “benedicenti” della mano destra, cioè le tre dita con cui dava la benedizione, e si ordinò di cancellare tutte le sue immagini.
Il cadavere fu poi buttato in una fossa comune. Riesumato ancora una volta dopo pochi giorni, il corpo fu gettato nel Tevere. In seguito, i resti straziati di Formoso vennero raccolti da un monaco sulle sponde del Tevere, nei pressi di Ostia, e nascosti in attesa di tempi migliori, che non tardarono ad arrivare.
La notizia del processo postumo a Formoso scatenò infatti una rivolta popolare in tutta Roma. La rivolta si concluse con la cattura del pontefice Stefano VI, che fu deposto e imprigionato a Castel Sant’Angelo e ucciso per strangolamento, come un comune criminale, nell’ottobre dello stesso anno (897).
Il successore di Stefano VI, papa Teodoro II, inumò nuovamente Formoso in San Pietro. L’anno successivo, papa Giovanni IX, succeduto a Teodoro II, riabilitò la figura di Formoso, annullando il processo, ripristinando la validità di tutti gli atti da questi compiuti in vita e dando alle fiamme tutti gli atti processuali.

