Jean-Paul Laurens, Papa Formoso e Stefano VI, 1870 [Museo di Nantes, Nantes]
Jean-Paul Laurens, Papa Formoso e Stefano VI, 1870 [Museo di Nantes, Nantes]

Il macabro processo a papa Formoso: si tratta del famoso processo a un papa ormai morto. È accaduto a papa Formoso nell’ 897 per iniziativa di Lamberto di Spoleto.

Antefatto
Con la deposizione, nel novembre 887, di Carlo il Grosso della dinastia carolingia, la corona del regno d’Italia (comprendente la Toscana e l’Italia settentrionale) venne contesa tra i più potenti signori italiani (marchesi del Friuli, di Ivrea, di Toscana, duchi di Spoleto). L’ambizione dei diversi concorrenti era sollecitata anche dalla possibilità di esercitare il proprio controllo sul soglio pontificio, ormai privo della protezione carolingia, e aspirare, quindi, anche al titolo imperiale (era il papa, infatti, che dava l’investitura all’imperatore).
Nell’888 Berengario del Friuli fu eletto re (Berengario I), che venne però subito scalzato da Guido da Spoleto, il quale fece anche consacrare imperatore il figlio Lamberto dal papa Formoso (891-896). Successivamente, però, il pontefice concesse il titolo imperiale al re di Germania, Arnolfo di Carinzia. Da questo clamoroso voltafaccia derivò il macabro e celebre episodio del processo postumo a papa Formoso.

Morto papa Formoso (4 aprile 896) Lamberto di Spoleto riprese il controllo della situazione a Roma e  impose come pontefice Stefano VI, e a questi ordinò di riesumare il cadavere di Formoso e sottoporlo a processo (si svolse nel gennaio dell’897).

Il corpo riesumato fu posto seduto su un trono nella sala del concilio in Laterano, e quindi processato davanti a un sinodo. Alla salma, cui fu concesso anche un avvocato, furono rivolte numerose accuse. Alla fine il sinodo pronunciò la sentenza: furono dichiarate nulle l’elezione papale di Formoso e tutte le ordinazioni da lui conferite. Gli recisero le tre dita con cui dava la benedizione e fu ordinato di cancellare tutte le sue immagini. Il cadavere di papa Formoso fu buttato in una fossa comune. Riesumato ancora una volta dopo pochi giorni il corpo fu gettato nel Tevere.
Ne seguì una rivolta popolare in tutta Roma. La rivolta si concluse con la cattura del pontefice Stefano VI, che venne deposto e imprigionato a Castel Sant’Angelo e ucciso per strangolamento nell’ottobre dello stesso anno (897).