La guerra dei contadini tedeschi 1524-1526
La Guerra dei contadini tedeschi 1524 - 1526

La guerra dei contadini tedeschi 1524-1526. In Germania, tra il XV e il XVI secolo, i feudatari tedeschi avevano ripristinato la servitù della gleba, imponevano corvées pesantissime, decidevano i matrimoni, vietavano l’allontanamento delle nuove generazioni dal campo dei padri e, soprattutto, vietavano l’uso del bosco come luogo di caccia, di raccolta e di allevamento dei suini.

Tra l’estate e l’autunno del 1524, scoppiarono le prime rivolte in Svevia e nella zona della Selva Nera. All’inizio dell’anno seguente il moto dilagò in buona parte della Germania centro-meridionale: furono assaliti e incendiati i monasteri, i castelli, le dimore signorili. La rivolta si estese anche ad alcune città, contagiando le popolazioni urbane di Magonza e di Colonia, e si diffuse tra i minatori del Tirolo.

Diversamente da quanto era accaduto nelle rivolte contadine del passato, in alcune regioni della Germania sud-occidentale il movimento cercò di darsi un’organizzazione e un programma. All’inizio del 1525 si formarono «alleanze» locali che confluirono a loro volta nella Lega cristiana dell’Alta Svevia.

Il fallimento delle trattative con i signori portò all’elaborazione dei cosiddetti dodici articoli: una sorta di manifesto politico che raccoglieva le principali rivendicazioni dei contadini e servì da punto di riferimento per le lotte dei mesi seguenti. I dodici articoli ebbero una diffusione ampia e rapidissima: in appena due mesi ne furono pubblicate venticinque ristampe, per un totale di circa venticinquemila esemplari. In essi si chiedeva, tra l’altro, l’abolizione di qualsiasi forma di servitù personale, l’uso delle foreste e dei boschi, l’esercizio libero della caccia e della pesca, la possibilità di eleggere e destituire i parroci, l’abolizione delle decime e delle corvées, e tutto sulla base dei principi generali espressi dal Vangelo (spiegabile con la contemporanea diffusione delle idee di Martin Lutero).

I contadini invocarono Lutero come loro paladino e si aspettavano che egli assumesse la guida del loro movimento.
Le autorità non tardarono ad accusare il monaco di essere il vero responsabile delle agitazioni. Lutero intuì il pericolo e reagì criticando il programma e le rivendicazioni dei rivoltosi: era vero che i signori avevano esagerato opprimendo ingiustamente i contadini, ma questi ultimi non avevano alcun diritto di appellarsi al Vangelo, perché il Vangelo escludeva qualsiasi violenza e ribellione. Il compito di punire l’ingiustizia spettava solo a Dio e i contadini dovevano rassegnarsi e obbedire. Il potere temporale non poteva conciliarsi con la libertà dei singoli individui, ed era fatale che ci fossero padroni e servi. L’unica libertà veramente importante e insoppremibile era quella interiore.

La scelta di Lutero (che tra l’altro scrisse nel 1525 un libello intitolato Contro le bande ladre e assassine dei contadini) sorprese e deluse tra coloro che avevano accolto con entusiasmo il suo messaggio, lo giudicarono un traditore, lo chiamarono  “dottor Menzogna” e “porco da ingrasso”. Ci fu chi fece un’altra scelta. Il più noto di questi riformatori estremisti fu Thomas Müntzer (1490 ca. – 1525). Questi, allo scoppiare della guerra dei contadini, ne era diventato uno dei capi.

La battaglia di Frankenhausen – Thomas Müntzer fu fatto prigioniero durante la battaglia di Frankenhausen (15 maggio 1525), in Turingia. Mentre lo torturavano (prima di decapitarlo), gridò: «Tutte le cose appartengono a tutti!».
Quello che Thomas Müntzer aveva predicato era un programma rivoluzionario: «Lutero – aveva affermato Müntzer – dice che la Parola di Dio è sufficiente, ma non si rende conto che la gente che spende ogni minuto del suo tempo per procurarsi il pane non ha tempo per imparare a leggere la Parola di Dio».

Dopo la battaglia di Frankenhausen, che segnò la fine della guerra dei contadini, la repressione da parte dei principi fu terribile. Ovunque si procedette a esecuzioni sommarie. Si calcola che alla fine furono sterminati, in battaglia o sulla forca, oltre 100 000 contadini.

Era mancata, nella fase cruciale della guerra dei contadini, quella compattezza di cui aveva dato prova nella fase iniziale. Era stato quindi facile per i signori alternare dure repressioni, che seminavano terrore, a piccole concessioni che placavano gli animi dei contadini e spaccavano il fronte dei ribelli tra moderati, inclini all’accordo, ed estremisti, contrari alla pacificazione.

Questo argomento è tratto da Riassunti di Storia Volume 6 di Studia Rapido

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