L’Agnese va a morire riassunto e recensione

158
L'Agnese va a morire

L’Agnese va a morire è il romanzo più noto di Renata Viganò (1900-1976). Pubblicato nel 1949, vince il Premio Viareggio in quello stesso anno. Nel 1976 viene tratto l’omonimo film, per la regia di Giuliano Montaldo.

L’Agnese va a morire riassunto

La vicenda è ambientata nelle Valli di Comacchio (Ferrara) e si svolge durante l’occupazione tedesca dell’Italia, dalla fine del 1943 fino alla primavera del 1945.

La protagonista Agnese è una lavandaia, non più giovane e per nulla eroica. È sposata con Palita, un intellettuale comunista che, arrestato per attività antifascista e deportato, muore nel tragitto verso la Germania in seguito ai maltrattamenti subiti.

Rimasta sola, Agnese, fino ad allora estranea agli ideali e all’attività politica del marito, diventa una staffetta partigiana. Consegna cibo, armi e informazioni; cucina e fa da mamma ai ragazzi combattenti, mantenendo vivo l’odio per fascisti e tedeschi.

È però costretta a ospitare in casa alcuni soldati tedeschi. Uno di loro, Kurt, una sera, ubriaco, spara, ammazzandola, alla gatta nera, prezioso ricordo di suo marito Palita.

Agnese reagisce e uccide il soldato tedesco col suo stesso fucile. Deve perciò fuggire e si nasconde presso una famiglia di partigiani.

Durante un rastrellamento viene catturata e rinchiusa, ma ne esce libera, assieme ad altri civili.

Improvvisamente però si trova davanti il maresciallo tedesco che era stato capo di Kurt.

L’uomo la riconosce e la colpisce ripetutamente alla testa, uccidendola, lasciandola «stranamente piccola, un mucchio di stracci neri sulla neve».

L’Agnese va a morire recensione

L’Agnese va a morire è un romanzo di formazione a fondo storico.

L’autrice, Renata Viganò, che aveva partecipato con il marito alla Resistenza, nel corso della Seconda guerra mondiale, assicura di aver realmente conosciuto «mamma Agnese», l’anziana partigiana protagonista del racconto.

Agnese è una donna silenziosa, scontrosa, impacciata nei gesti, ma limpida nei sentimenti e generosa senza riserve.

All’inizio aderisce alla Resistenza in modo istintivo, ma acquista man mano consapevolezza e maturità politica.

Il romanzo si muove nell’ambito del Neorealismo: alla linearità della trama si accompagna uno stile semplice ed essenziale, privo di ornamenti retorici ma efficace nel raccontare la tenacia di personaggi che resistono alle avversità della storia.

L’autrice Renata Viganò traccia il quadro di una Resistenza al femminile senza nulla concedere ai sentimentalismi e descrive con efficacia il ruolo svolto dalle donne durante il conflitto.