pianto antico di giosue carducci
Pierre-Auguste Renoir, Gabrielle e Jean, 1900, olio su tela, Musée d'Orsay, Parigi

Pianto antico di Giosue Carducci: il testo poetico, la parafrasi, l’analisi, le figure retoriche e il commento.

Pianto antico di Giosue Carducci: il testo poetico

L’albero a cui tendevi
la pargoletta mano,
il verde melograno
da’ bei vermigli fior,

nel muto orto solingo
rinverdì tutto or ora
e giugno lo ristora
di luce e di calor.

Tu fior de la mia pianta
percossa e inaridita,
tu de l’inutil vita
estremo unico fior,

sei ne la terra fredda,
sei ne la terra negra;
né il sol più ti rallegra
né ti risveglia amor.

Pianto antico di Giosue Carducci: la parafrasi

L’albero a cui tendevi la tua mano di bambino, il melograno dai bei fiori rossi, nel silenzioso e solitario orto, è da poco ritornato verde e giugno gli dà nuova energia con la luce e il calore.
Tu fiore della mia vita («pianta») colpita dall’avverso destino e pertanto incapace di (continuare) a vivere, tu che della mia (ora) inutile vita sei l’unico e ultimo fiore, (ora) sei nella terra fredda e nera, dove né il sole può più rallegrarti né il mio amore di padre risvegliarti.

Pianto antico di Giosue Carducci: analisi e commento

Giosue Carducci compose la poesia Pianto antico nel giugno 1871, pochi mesi dopo la morte del figlioletto Dante, scomparso all’età di tre anni. L’aggettivo antico rende universale questo pianto, uguale a quello di ogni padre che perda il figlio.

Nel giardino di casa, il poeta vede rifiorire l’albero di melograno verso il quale il bambino era solito tendere le piccole mani; in primavera ritorna la forza vitale del sole che fa rifiorire la vegetazione, ma nulla può fare per quella piccola creatura, per sempre relegata nelle tenebre della morte.

Il tema dominate della poesia è il contrasto vita / morte. Al di là del motivo e dell’occasione autobiografica, questa lirica presenta infatti l’eterna contrapposizione tra il vigore della vita e l’immobile fissità della morte. Mentre la natura è caratterizzata dal suo ciclo vitale che regolarmente si rinnova, qui rappresentato dalla luce del sole e dal rifiorire del melograno, la morte è per l’uomo privazione definitiva di ogni bene e di ogni consolazione, come simboleggia la terra fredda e nera. Su questo tema Carducci realizza un componimento strutturato su precise simmetrie e antitesi, dove a ogni elemento vitale corrisponde un analogo emblema di morte.

Sul piano stilistico la contrapposizione vita / morte si condensa nella metafora dell’albero («verde melograno»: la vita; «pianta percossa e inaridita»: la morte) e del fiore («vermigli fior»: il figlio vivo; «estremo unico fior»: il figlio morto). Da questa scelta deriva lo sviluppo della lirica, tutta costruita sulla contrapposizione speculare dei due motivi che si riflette in quella dei colori («verde», «vermigli» / «negra») e delle sensazioni («calor» / «fredda»). Anche il ritmo esalta questa opposizione: fluido e scorrevole nelle prime due strofe diventa franto e sincopato nelle ultime due quartine, costruite su coppie di monosillabi ripetuti all’inizio del verso (anafora):«Tu… tu»; «se… sei»; «né… né».

La prima parola del primo verso, «albero», segna l’inizio della serie di allitterazioni della r (pargoletta, verde, melograno, vermigli, fior, orto, rinverdì… ) che termina con l’ultima parola dell’ultimo verso: amor.

L’uso dell’imperfetto («tendevi» al v. 1), che suggerisce indeterminatezza e lontananza nel tempo, assieme agli aggettivi «muto… solingo» (v. 5), introduce nell’atmosfera gioiosa delle prime due strofe una nota malinconica che anticipa i toni drammatici delle altre due quartine.

L’uso delle coordinative («e…e…) ai versi 7-8 dilata il periodo sottolineando l’ariosità dell’atmosfera.

Il pronome personale «Tu» in posizione enfatica all’inizio del verso 9 e di quartina (la terza) sottolinea il brusco cambiamento di sintassi e di ritmo che caratterizza i versi successivi.

Per quanto riguarda la metrica, Pianto antico è composta di quattro quartine di settenari. La rima del primo verso è libera, una rima baciata collega il secondo verso al terzo. L’ultimo verso, tronco, rima con l’ultimo delle altre quartine.

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