neorealismo in letteratura e cinema
Neorealismo in letteratura e cinema

Il Neorealismo è così chiamato perché, in parte, si rifà al Verismo italiano dell’Ottocento. Dà luogo a una vasta produzione narrativa volta a rappresentare la realtà in modo realistico nei suoi aspetti positivi e negativi. Questo movimento trova la sua massima affermazione nel decennio 1945-1955.

Durante il ventennio fascista infatti la censura e le persecuzioni del regime fascista hanno impedito la libera espressione della cultura e delle arti. Riacquistata la libertà, dopo la tragica esperienza della Seconda guerra mondiale, gli intellettuali avvertono la necessità di farsi interpreti dei problemi e dei bisogni reali del popolo.

I temi più frequenti nelle opere neorealiste sono quelli legati alla guerra e al dopoguerra: la lotta partigiana; la fame; la miseria; le rivendicazioni degli operai; le lotte e le condizioni dei contadini; la realtà della vita dei ceti più umili. Lo stile è quindi volutamente grezzo, ricco di espressioni dialettali e gergali.

I generi letterari che meglio sembrano rispondere a queste esigenze sono il romanzo, il racconto e la narrazione-documento, che sono al tempo stesso narrazione e riflessione storico-sociale.

Tra i più significativi scrittori del Neorealismo ricordiamo:

  • Cesare Pavese. Affronta nei suoi romanzi vari temi: la campagna delle Langhe piemontesi; la periferia di Torino; il mondo contadino e quello operaio; la guerra e la lotta partigiana. Fra le sue numerose opere ricordiamo La casa in collina e La luna e i falò.

 

 

  • Mario Rigoni Stern. Rievoca la sua esperienza nella campagna di Russia durante la Seconda guerra mondiale in diversi libri, il più famoso dei quali è Il sergente nella neve.

 

  • Alberto Moravia. Nel suo primo romanzo Gli indifferenti (pubblicato nel 1929) aveva messo in luce il cinismo e la noia tipici di certi ambienti delle classi sociali più elevate; nel dopoguerra dedica la sua attenzione al popolo e al sottoproletariato che, dopo aver sofferto la guerra, ne pativa ora le conseguenze: nascono così i celebri Racconti romani.

 

  • Beppe Fenoglio. Pone al centro dei suoi romanzi e racconti due temi fondamentali: il mondo contadino delle Langhe e la lotta partigiana, visti entrambi senza retorica. Tra le sue opere ricordiamo I ventitre giorni della città di Alba, La malora, Il partigiano Johnny.

 

  • Leonardo Sciascia. Manifesta nelle sue opere un forte senso critico nei confronti della situazione meridionale e dell’immobilismo di una società che subisce senza ribellarsi il fenomeno «mafia». Sono tra i suoi romanzi più significativi, Il giorno della civetta e A ciascuno il suo.

Vanno ricordati, inoltre, Elio Vittorini, con i romanzi Il garofano rosso e Uomini e no; Carlo Levi che, denunciando in Cristo si è fermato a Eboli la miseria e l’arretratezza dei contadini del Sud, ripropone la questione meridionale; Ignazio Silone che descrive in Fontamara lo sfruttamento e l’oppressione dei contadini della Marsica; Renata Viganò e Mario Tobino, che si accostano alle tematiche della Resistenza; Italo Calvino, che alla guerra partigiana dedica il suo primo romanzo, Il sentiero dei nidi di ragno.

Il Neorealismo si espresse oltre che in letteratura anche nel cinema. In campo cinematografico vennero prodotti film in bianco e nero, spesso con attori non professionisti, dove si narravano storie di guerra, di Resistenza, di povertà.

Capolavori di questo genere (grazie alla suggestione delle immagini e all’immediatezza dei dialoghi) furono Ladri di biciclette e Sciuscià di Vittorio De Sica; Roma città aperta e Paisà di Roberto Rossellini; Riso amaro di Giuseppe de Sanctis; La terra trema e Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti.

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