Primo Levi, vita e opere

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Primo Levi
Primo Levi

Primo Levi nacque a Torino il 31 luglio 1919 da famiglia ebrea. Nel 1941 si laureò in chimica con il massimo dei voti presso l’Università di Torino. Trovò subito lavoro in una fabbrica di amianto, nella provincia torinese, e poi a Milano, presso un’industria farmaceutica.

Nel settembre 1943 Primo Levi lasciò l’impiego e decise di partecipare attivamente alla Resistenza.

Si trasferì pertanto in Valle d’Aosta, dove si unì alle locali formazioni partigiane prendendo parte anche ad alcune azioni di guerriglia. Durante una di queste venne arrestato e, in quanto ebreo, inviato nel campo di concentramento di Fossoli, presso Modena; poi, nel febbraio 1944, nel lager di Auschwitz, in Polonia. Qui rimase fino al gennaio 1945 quando fu liberato dai soldati russi. Intraprese quindi un lungo e massacrante viaggio di ritorno in patria (che poi racconterà nel libro La tregua, pubblicato nel 1963).

A ottobre 1945 arrivò a Torino, dove avvertì l’impulso «immediato e violento» di testimoniare la propria esperienza terrificante; scrisse così Se questo è un uomo.

Dal 1946 Primo Levi lavorò come chimico in alcune fabbriche di vernici, prima ad Avigliana e poi presso una ditta di Settimo Torinese, che diresse fino al 1975, continuando nel contempo l’attività di scrittore.

Pubblicò la raccolta di racconti Storie naturali (1966); i romanzi Il sistema periodico (1975) e La chiave a stella (1978), storia di un operaio specializzato che afferma il valore del lavoro come scelta etica. In Se non ora quando? (1982) ricostruì alcuni episodi della guerra, e ottenne il premio Viareggio e il premio Campiello.

A distanza di quarant’anni da Se questo è un uomo, Primo Levi affrontò nuovamente la tematica della deportazione e dello sterminio degli ebrei con l’opera I sommersi e i salvati (1986), non più in forma di racconto e di testimonianza, ma di lucida riflessione e di denuncia.
Un anno dopo, 11 aprile 1987, si tolse la vita nella sua abitazione di Torino.

Primo Levi ha saputo essere “testimone del tempo”, ponendosi al servizio della Storia, cioè al servizio dell’umanità, affinché l’olocausto di Auschwitz non si possa ripetere mai più.