Ignazio Silone, vita, opere, poetica

Riassunto sulla vita, le opere e la poetica di Ignazio Silone, utile per un’interrogazione, un compito in classe, un esame.

Ignazio Silone è lo pseudonimo di Secondo Tranquilli. È nato il 1° maggio 1900 a Pescina dei Marsi, in provincia dell’Aquila. Nel 1915 perde il padre e i fratelli nel terremoto della Marsica e deve interrompere gli studi intrapresi in seminario.

Nel 1917 inizia a frequentare le assemblee nella lega dei contadini del suo paese. Nello stesso anno si trasferisce a Roma, dove diventa segretario della gioventù socialista e direttore del suo giornale, L’Avanguardia.

Nel 1921 partecipa alla fondazione del Partito Comunista, collaborando con Antonio Gramsci; se ne staccherà dieci anni più tardi, non condividendo la politica di epurazione condotta da Stalin.

Nel 1930, ricercato dal fascismo per la sua attività clandestina, è costretto a rifugiarsi in Svizzera, dove prosegue il suo impegno contro ogni forma di dittatura.

In Svizzera, Ignazio Silone avvia la sua attività letteraria e compone le sue prime opere narrative: Fontamara (1933), Pane e vino (1937) e Il seme sotto la neve (1941): tre romanzi ambientati in Abruzzo in cui l’autore, ponendosi dalla parte dei cafoni sfruttati e vilipesi dai proprietari terrieri, denuncia i mali secolari della sua terra e polemizza lungamente contro i soprusi di una classe sociale che, spallegiata dal regime fascista, opprime i poveri e i deboli.

Con questi romanzi, che rimarranno a lungo sconosciuti in Italia, Silone anticipa attraverso l’aderenza al reale e l’esaltazione dell’impegno civile, cui si uniscono scelte linguistiche vicine al parlato quotidiano, i modi e le forme narrative del Neorealismo del secondo dopoguerra.

Rientrato in Italia nel 1944, Ignazio Silone continua la sua attività letteraria e in opere come il romanzo Una manciata di more (1952) e il saggio Uscita di sicurezza (1965) avvia una dura polemica anticomunista, poi largamente strumentalizzata dalle forze più conservatrici. In altre opere, invece, come Il segreto di Luca (1956), La volpe e le camelie (1960) e Severina (pubblicato postumo nel 1981), si occupa soprattutto dei temi del rigore morale e della libertà interiore dell’uomo.

Ignazio Silone muore a Ginevra il 22 agosto 1978.

Nella vita politica e intellettuale Silone ha portato con sé un profondo sentimento di solidarietà per gli umili, gli oppressi, i sofferenti (egli stesso sperimentò nell’infanzia la povertà e il dolore: a quindici anni perdette il padre e cinque fratelli per un terremoto), un congeniale amore per la libertà, una costante disposizione a misurare e verificare idee e schemi ideologici nella concreta esperienza delle cose, una visione pessimistica della condizione dell’uomo costretto a cimentarsi con una realtà ostile e incrontrollabile, e insieme una intensa religiosità non confessionale ma intimamente cristiana. Questi motivi essenziali della sua personalità si riflettono nelle sue opere e in particolare nei romanzi.

Oltre vari saggi politici, storici, letterari, Ignazio Silone ha scritto anche per il teatro: Ed egli si nascose, 1944; L’avventura di un povero cristiano, 1968.