Il Convivio di Dante riassunto

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Il Convivio di Dante Alighieri: la genesi e i contenuti

Il Convivio di Dante: la genesi e i contenuti dell’opera. Riassunto di Letteratura italiana per conoscere e memorizzare rapidamente.

Il Convivio di Dante: la genesi dell’opera

Dante Alighieri scrisse il Convivio tra il 1304 e il 1307. Nel suo intento, doveva trattarsi di un’enciclopedia del sapere umano (in età medievale) strutturata in “trattati”.

Nelle sue intenzioni l’opera avrebbe dovuto contenere quindici trattati: uno introduttivo e quattordici dedicati al commento di altrettante canzoni. L’opera invece è rimasta incompiuta, molto probabilmente perché Dante si trovava impegnato nella stesura della Commedia. Rimangono perciò solo quattro trattati, di cui il primo introduttivo, gli altri contenenti ciascuno un testo poetico e il relativo commento.

Il Convivio di Dante: i contenuti dell’opera

Primo trattato

Il primo trattato è formato da tredici capitoli ed ha funzione introduttiva. Dante spiega qual è lo scopo dell’opera e ne giustifica il titolo.

Egli vuole offrire un «banchetto» di sapienza (da qui il titolo “Convivio”), ma non ai dotti, bensì a tutti coloro che abbiano un sincero desiderio di conoscere e animo nobile, uomini e donne cui gli impegni civili abbiano impedito finora di accostarsi agli studi. Per questo non scrive in latino, la lingua che la tradizione imponeva alle opere dottrinali (il Convivio è la prima opera dottrinaria di Dante), ma in volgare; e del volgare pronuncia un’appassionata esaltazione, proclamando che la sua dignità è pari a quella del latino.

Secondo trattato

Nel secondo trattato, formato da quindici capitoli, viene commentata la canzone Voi che ‘ntendendo il terzo ciel movete.

Prima di procedere al commento, Dante presenta i quattro livelli di interpretazione applicabili alle scritture:

  • il livello letterale
  • livello allegorico
  • il livello morale
  • il livello anagogico

Subito dopo Dante dichiara che procederà, nel commento delle canzoni, esponendo prima il senso letterale, e poi quello allegorico, mentre si occuperà degli altri due solo sporadicamente.

Ricollegandosi all’episodio narrato in Vita Nuova capp. XXXV-XXXIX, Dante racconta come dopo tre anni dalla morte di Beatrice si fosse innamorato di una “donna gentile”. Diviso tra la memoria di Beatrice e la nuova passione per questa donna, il poeta aveva allora invocato in suo aiuto gli angeli del terzo cielo con la canzone Voi che ‘ntendendo il terzo ciel movete.

Per agevolarne l’interpretazione, il testo della canzone viene diviso in tre parti: l’invocazione del poeta alle intelligenze angeliche del cielo di Venere (stanza I); la rappresentazione della “battaglia di pensieri” che si combatte nel cuore di Dante (stanze II-IV); il congedo (stanza V).

Dopo una lunga digressione dedicata alla descrizione dei cieli e delle gerarchie angeliche da cui essi sono governati (in cui si può ravvisare l’impianto che sarà alla base del Paradiso), la spiegazione letterale del testo prosegue fino al congedo, interrotta soltanto da una breve digressione sull’immortalità dell’anima.

Esaurito il primo livello di lettura, l’interpretazione allegorica esordisce rivelando nella “donna gentile” la personificazione della Filosofia, al cui studio Dante si era applicato dopo la morte di Beatrice, cercando di trarne consolazione, in particolare dalle letture di Boezio e di Cicerone.

Terzo trattato

Nel terzo trattato, anch’esso composto di quindici capitoli, è commentata la canzone Amor che ne la mente mi ragiona. In essa Dante celebra allegoricamente la Filosofia: «Io dico e affermo – scrive nel Convivio – che la donna di cu’ io innamorai appresso lo primo amore fu la bellissima e onestissima figlia de lo imperadore de lo universo, a la quale Pitagora pose nome Filosofia» («dico e affermo che la donna di cui io mi innamorai dopo il primo amore [:Beatrice] fu la bellissima e nobilissima figlia dell’imperatore dell’universo [:Dio], alla quale Pitagora diede (pose) il nome di Filosofia»). Si incontra qui anche il tema dell’insufficienza della ragione umana a comprendere integralmente il valore dell’oggetto amato e il tema dell’inadeguatezza dell’espressione verbale a rappresentare anche solo quel che l’intelletto è stato in grado di recepire.

Il quarto trattato, composto di trenta capitoli, è dedicato al commento della canzone Le dolci rime d’amor ch’i’ solìa. In essa Dante confuta la tesi di Federico II, secondo la quale la nobiltà si identifica con la ricchezza o con gli illustri natali: Dante sostiene che la nobiltà è dote intrinseca dell’anima, dono di Dio, generatrice di ogni virtù.

Il riferimento a Federico II offre a Dante lo spunto per una lunga e importantissima digressione sull’impero (l’autorità imperiale è – sostiene Dante – necessaria alla felicità umana), che anticipa le posizioni che saranno più ampiamente e organicamente svolte nella De Monarchia.

Rispetto agli altri trattati medievali c’è nel Convivio di Dante una cultura più libera e ragionata, un entusiasmo intellettuale più intenso, un impegno morale più severo e soprattutto un’incomparabile superiorità stilistica, che fa del Convivio il punto di partenza di tutta la prosa in volgare successiva.

In rapporto alla successiva produzione dantesca il Convivio pone le premesse del De Vulgari Eloquentia e della Monarchia.

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