Ludwig van Beethoven ritratto da Joseph Karl Stieler nel 1820.
Ludwig van Beethoven ritratto da Joseph Karl Stieler nel 1820.

Ludwig van Beethoven nasce a Bonn nel mese di dicembre del 1770 (non è possibile documentare con certezza la sua esatta data di nascita, che rimane convenzionalmente accettata al 16 dicembre del 1770) in una famiglia di musicisti.
Il padre, tenore nella cappella di corte, gli impartisce le prime lezioni di pianoforte e violino e il giovane Beethoven dimostra da subito singolari attitudini musicali.

Beethoven è un bambino timido, solitario e introverso; la musica lo occupa tutta la giornata, si esercita alla tastiera per perfezionare la sua tecnica, cosa che lo porterà a diventare uno dei più grandi virtuosi del suo tempo.

All’età di nove anni Beethoven incontra Christian Gottlob Neefe, ottimo insegnante che gli dà lezioni di composizione. Neefe si accorge subito delle capacità eccezionali del suo allievo e, a testimonianza della stima che prova per lui, nel 1782 gli lascia il suo incarico a corte di maestro di clavicembalo e direttore d’orchestra.

Nel 1787, durante una breve visita a Vienna, Beethoven conosce Mozart: questi dopo averlo sentito suonare gli predice un brillante futuro.

Nel 1792 si trasferisce a Vienna, dove prende lezioni da Franz Joseph Haydn.
Viene bene accolto nei palazzi dell’aristocrazia ed è molto apprezzato come pianista e come compositore. Beethoven è capace di suonare sia in modo elegante e raffinato sia in modo vigoroso e irruente.
Si dedica soprattutto al pianoforte, strumento fondamentale per la sua maturazione artistica e sul quale sperimenta soluzioni innovative che applicherà in seguito nelle composizioni per orchestra sinfonica. Risalgono a questo periodo molte variazioni e sonate per pianoforte destinate al pubblico dei dilettanti di musica, che sono in continuo aumento e che rappresentano per il maestro una buona fonte di guadagno. Già nel 1795 le sue composizioni raggiungono un grande livello di vendite: Beethoven è il musicista viennese più conteso dagli editori.

Particolarmente importante per Beethoven risulta essere il legame d’amicizia con il principe Karl Lichnowisky, che lo ospita nel suo palazzo e lo tratta come un figlio. Il palazzo è anche un luogo di ritrovo per compositori, strumentisti, appassionati di musica e sede di concerti: molte opere di Beethoven hanno qui la loro prima esecuzione pubblica.

Beethoven a Vienna è ormai un musicista affermato: le sue opere sono pubblicate in tutta Europa ed eseguite in concerto al pari della musica di Haydin e di Mozart. Ma nel 1796 si manifestano i primi segnali della tragedia personale di Beethoven, una malattia incurabile dell’orecchio che gli causa dolore e la perdita progressiva dell’udito, disgrazia terribile per un musicista. Egli è costretto ad abbandonare la carriera di pianista per dedicarsi esclusivamente alla composizione.

Il destino che lo condanna alla sordità mette a dura prova il suo carattere, che ne esce rafforzato e ancora più determinato nella volontà di comporre. Nel 1802, in una lettera-testamento destinata a essere letta dopo la sua morte, descrive con parole commoventi la sua sofferenza, ma manifesta anche la volontà di combattere il destino avverso, sperando di trovare «almeno un giorno di pura gioia».
Questa concezione eroica della vita si ritrova anche nella musica di Beethoven, soprattutto nelle sinfonie. Gli studiosi parlano, a proposito della musica composta in questo periodo, di «stile eroico».

Con Beethoven la sinfonia diventa la forma musicale per eccellenza, quella a cui si affidano messaggi importanti; una composizione in cui si rappresenta un vero e proprio dramma di sentimenti umani, in cui le melodie si possono paragonare a personaggi di melodrammi.
Gli schemi del Classicismo non sono più sufficienti per contenere le passioni e gli ideali che Beethoven vuole esprimere: le dimensioni delle composizioni si dilatano, l’organico orchestrale si amplia e si aggiungono nuovi strumenti.
Per queste sue caratteristiche la musica di Beethoven precorre i tempi, anticipando molti elementi del linguaggio musicale romantico.

La ricerca di un continuo miglioramento, del superamento del limite, è tipico del modo di lavorare di Beethoven. Prima che una melodia o un intero brano raggiunga la forma finale, viene sottoposto a numerose modifiche e perfezionamenti. Beethoven tiene sempre a portata di mano dei quaderni su cui annota idee e appunti: ogni volta che gli viene alla mente una melodia, la trascrive immediatamente, per poi successivamente provarla e riprovarla finché non ne è pienamente soddisfatto. La creazione delle sue composizioni è lenta e sofferta, soggetta a mille ripensamenti. Ad esempio l’unica opera teatrale di Beethoven, il Fidelio, ebbe tre versioni.

Nonostante la protezione delle nobili famiglie viennesi, Beethoven non è un musicista al loro servizio, ma un’artista indipendente e mai ossequioso nei loro confronti. Egli è consapevole della propria grandezza e sa riconoscere il valore delle sue composizioni.
Questo temperamento energico e determinato convive con una profonda sensibilità che egli sa esprimere in brani di grande dolcezza. Infatti, nella sua produzione si trovano brani di grande energia e forza, a fianco di altri dolci e sognanti, spesso ispirati alla natura.

L’abbandono progressivo della vita pubblica, dei concerti e delle serate in società causato dal progredire della sordità, lo spinge sempre più a rifugiarsi nella campagna che ama. Beethoven è solito affittare durante l’estate una casa nella campagna viennese immersa nei boschi, al riparo dagli affanni quotidiani e dal caos della città. Beethoven è profondamente religioso e vede nella natura l’immagine stessa della divinità.

Beethoven condivide le idee illuministe del suo tempo. La fiducia nella ragione e nelle scienze, la volontà di giustizia sociale, la speranza nella solidarietà tra gli uomini. Questi valori per lui irrinunciabili e l’esigenza di un impegno morale e civile sono alla base della sua ultima sinfonia, la Nona, pubblicata nel 1824 ed eseguita lo stesso anno a Vienna.
La prima esecuzione della Nona sinfonia, avvenuta il 7 maggio 1824, ha un successo strepitoso. Il 4° movimento contiene l’esecuzione strumentale e vocale dell’Inno alla gioia del poeta Friedrich Schiller. Il testo esorta l’umanità a procedere lieta nel suo cammino. La gioia è il sentimento che ci aiuta a superare le difficoltà della vita e ci porta verso un mondo migliore e più solidale. Per il messaggio di profonda umanità e di speranza che reca, l’Inno alla gioia è stato scelto come inno ufficiale dell’Europa.

Ormai completamente sordo, Beethoven vive in solitudine gli ultimi anni della sua vita, dedicandosi alla composizione dei suoi ultimi quartetti per archi che, come le ultime sonate per pianoforte, sono scritti per un pubblico di intenditori.

Ludwig van Beethoven muore a Vienna il 26 marzo 1827. I funerali si svolgono tre giorni dopo, il 29. Quel giorno le scuole vengono chiuse in segno di lutto e 20.000 persone accompagnano al cimitero la salma, che viene seppellita con tutti gli onori.

Le opere più importanti

Musica sinfonica: 9 sinfonie, 5 concerti per pianoforte, concerto per violino, triplo concerto per violino, violoncello e pianoforte.
Musica da camera: 32 sonate per pianoforte, 18 quartetti per archi.
Musica per il teatro: Fidelio.
Musica sacra: Messa solenne.
Il catalogo delle opere fu redatto dallo stesso Beethoven, che attribuì un numero progressivo e cronologico soltanto alle composizioni che riteneva degne di essere ricordate.