Nomi professionali femminili: come si dice?

L’uso di nomi professionali femminili: si dice avvocata, avvocatessa o avvocato? Ingegnere o ingegnera? chirurgo o chirurga?

Le trasformazioni sociali, economiche e culturali hanno portato le donne a ricoprire ruoli e a esercitare professioni un tempo loro precluse. Ciò ha creato dubbi e imbarazzi nell’uso di nomi professionali femminili.

Sebbene ci siano posizioni contrastanti e il dibattito sui nomi professionali femminili sia ancora aperto, si vanno oggi consolidando i seguenti usi:

  • si utilizza regolarmente la forma femminile per i nomi che terminano al maschile in -tore e formano regolarmente il femminile in -trice: redattore / redattrice; senatore / senatrice; attore / attrice; scrittore / scrittrice;

 

  • in altri casi, invece la “femminilizzazione” dei nomi maschili porta a creare nomi che, oltre a suonare sgradevoli, sembrano essere usati in senso ironico o dispregiativo. Si pensi infatti a parole che terminano con il suffisso -essa (vigilessa, avvocatessa, soldatessa) o a forme femminili appositamente costruite (ad esempio: ingegnera, chirurga). Che cosa si può fare in casi come questi? Secondo i linguisti la cosa migliore è usare il nome maschile anche per la donna, lasciando al senso della frase o al nome proprio che segue la qualifica il compito di eliminare ogni possibile dubbio. Così si dirà: il vigile Carla Bianchi; l’ingegnere Clara Grassi; il chirurgo Rosa Pinco;

 

  • in taluni casi, poi, si può premettere il nome “donna” al nome maschile: così “donna poliziotto” e “donna soldato” sono preferite, nell’uso, a “poliziotta” e “soldatessa”.

 

  • da qualche tempo, infine, sulla base delle proposte della Commissione nazionale per la parità uomo-donna volte a favorire «un uso non sessista della lingua italiana», cioè un uso della lingua che non discrimina tra uomo e donna, si è diffusa la tendenza a usare forme come l’avvocata (non l’avvocato o l’avvocatessa), la notaia, la magistrata, la prefetta, l’amministratrice delegata, la consigliera comunale e, anche, la studente (invece che la studentessa).

Attualmente la situazione è piuttosto fluida e nei giornali e nelle riviste coesistono un po’ tutte le forme. Nei biglietti da visita e nelle targhette degli uffici, invece, sembra prevalere la tradizione.