pier paolo pasolini
Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini nasce a Bologna il 5 marzo 1922. Trascorre l’infanzia in diverse città dell’Italia settentrionale, seguendo gli spostamenti del padre, militare di carriera.
Dopo gli studi presso l’Università di Bologna (si laurea in Lettere con una tesi su Pascoli), si rifugia negli anni della guerra, in Friuli, a Casarsa, paese natale della madre, dove si unisce a un gruppo di giovani poeti che avevano scelto come strumento espressivo la lingua friulana e appunto in friulano Pier Paolo Pasolini compone le sue prime raccolte di versi.

Ben presto, però, Pier Paolo Pasolini, per le sue scelte di vita anticonformiste, entra in contrasto con la mentalità piuttosto chiusa e conservatrice della provincia e nel 1949 si trasferisce a Roma. Si ritrova nei primi anni a dover affrontare gravi difficoltà economiche, ma poi si inserisce nel mondo culturale e prende a svolgere un’intensa attività di giornalista, di saggista, di poeta, di romanziere e di regista.

Tra gli anni Cinquanta e gli anni Sessanta del Novecento, Pier Paolo Pasolini riveste un ruolo di grande rilevanza nel dibattito culturale, sociale e politico che caratterizza l’Italia e diviene, nonostante le accese polemiche che suscita e anche grazie ad esse, il simbolo dell’intellettuale capace di cogliere in modo acuto e partecipe le contraddizioni più laceranti della società.

Pier Paolo Pasolini è ritrovato assassinato all’alba del 2 novembre 1975, presso Fiumicino (Roma); la cattura del giovane colpevole non basta a diradare le incertezze sui modi e sulle cause del delitto.

La produzione di Pier Paolo Pasolini è stata vasta e multiforme. Tra le opere narrative che gli hanno dato larga fama si ricordano i romanzi Ragazzi di vita (1955) e Una vita violenta (1959), che descrivono con crudo realismo ma anche con affetto e partecipazione, la vita del sottoproletariato romano. Entrambi i romanzi sono scritti in un italiano che risente del romanesco e che vuole rendere il linguaggio basso e gergale delle borgate. Ma Ragazzi di vita – formato da una serie di racconti riuniti a formare una storia in qualche modo unitaria – è più libero, meno costruito, essendo privo di una vera e propria vicenda narrativa.
In Ragazzi di vita fra le varie figure giovanili spiccano quelle del Riccetto, che, dopo varie imprese teppistiche, alla fine sceglie il lavoro e s’integra nella società, di Amerigo, forte e sicuro di sé e ribelle sino al suicidio, e di Genesio, timido e pensoso, che muore nel tentativo di mostrare a se stesso una forza non ancora raggiunta.
Ragazzi di vita suscitò vivaci polemiche per il modo crudo – assai diverso da quello tutto ideologico del Neorealismo – con cui veniva presentato il popolo e per le scene di sesso (l’autore e l’editore furono persino denunciati per “pubblicazione oscena”).

In Una vita violenta il protagonista è Tommasino Puzzilli, “ragazzo di vita”; egli trascorre la sua esistenza in un altalenare di bravate criminali e di spedizioni teppistiche a cui partecipa assieme ad aderenti al Movimento Sociale. Tommasino è attratto, fin dall’inizio, da modelli di comportamento piccolo-borghesi. Quando, dopo un periodo di carcere, conseguenza di una coltellata inferta in una rissa, trova che alla famiglia è stato assegnato un appartamento dell’INA-Case, il decoro piccolo-borghese esercita su di lui un profondo fascino che lo spinge a cedere alla tentazione opportunistica: di qui l’avvicinamento alla parrocchia e il progetto di iscriversi alla DC, per mettere la testa a posto e trovare un aiuto. Finisce però al Forlanini per aver contratto la tubercolosi. Qui Tommasino partecipa alle lotte organizzate dai ricoverati comunisti all’interno dell’ospedale. Dimesso dal Forlanini, riprende i suoi progetti di matrimonio con la dolce e sottomessa Irene, lavora presso un fruttivendolo e si iscrive al PCI. Durante una inondazione salva una donna attraversando la piena d’acqua e fango che invade le baracche, ma il suo fisico sfibrato dalla malattia non resiste allo sforzo e Tommaso Puzzilli muore. E in questa morte “eroica” sta tutta la salvezza del protagonista.
Il romanzo Una vita violenta di Pier Paolo Pasolini fu finalista del Premio Strega anno 1959, che però venne assegnato a Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Tra le opere in versi di Pier Paolo Pasolini, sempre caratterizzate da un vivo impegno civile, citiamo Le ceneri di Gramsci (1957), La religione del mio tempo (1961) e Trasumanar e organizzar (1971).

Ricordiamo anche le raccolte Scritti corsari (1975) e Lettere luterane (1976) in cui sono riuniti i numerosi saggi con cui a più riprese intervenne, da posizioni per lo più critiche e polemiche, sui più disparati temi e problemi.

Segnaliamo infine la sua attività di sceneggiatore e di regista cinematografico, citando tra i suoi film, il primo, Accattone (1961) e altri che suscitarono, al pari delle sue opere letterarie, discussioni accese e spesso molto aspre, Il vangelo secondo Matteo (1964), Teorema (1968) e Decameron (1971).