Prefazione ai Malavoglia analisi e riassunto

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Prefazione ai Malavoglia riassunto e analisi

La Prefazione ai Malavoglia, datata 19 gennaio 1881, è un vero e proprio manifesto della poetica di Giovanni Verga, incentrata sul principio di oggettività e di impersonalità della scrittura.

Contiene anche l’annuncio dei volumi che avrebbero dovuto seguire I Malavoglia nel Ciclo dei vinti: Mastro-don Gesualdo (l’unico che Verga scriverà dopo I Malavoglia); La duchessa di Leyra; L’onorevole Scipioni; L’uomo di lusso.

Abbiamo preparato la Prefazione ai Malavoglia riassunto e analisi per rispondere alle vostre domande: cos’è la Prefazione ai Malavoglia? Come viene descritto il progresso? Cosa vuol dire fiumana del progresso? Chi sono i vinti?

La Prefazione ai Malavoglia riassunto e analisi vi consentirà di studiare e ripassare in modo facile e completo per le vostre interrogazioni, esami e compiti in classe.

Come viene descritto il progresso nella Prefazione de I Malavoglia?

Verga nella Prefazione Malavoglia teorizza la sua visione del Progresso e lo fa ricorrendo a una metafora: la fiumana.

Paragona il progresso a una fiumana (la fiumana del progresso), cioè all’ampia corrente di un fiume in piena, che, se da un lato, in termini generali, attraverso la competizione suscitata dalla ricerca del benessere e dalle ambizioni, determina lo sviluppo, dall’altro lato, cioè dal punto di vista individuale, come il fiume in piena, travolge molte vittime umane nel suo cammino, sconfitte per motivi diversi a seconda della classe sociale di appartenenza.

Molti individui, infatti, e prima degli altri i più deboli, saranno sopraffatti dalle proprie debolezze, ambizioni, avidità; ma anche chi resiste e avanzerà, finirà prima o poi per essere a sua volta travolto da quelli che incalzano alle sue spalle.

Non c’è dunque scampo: per l’uomo preso singolarmente ci sono solo le ferite sanguinanti («stimate»), che Verga considera come una sorta di punizione per aver abbandonato la propria condizione spinti dalla «bramosìa dell’ignoto».

Chi sono i vinti secondo Verga?

Giovanni Verga nella Prefazione ai Malavoglia dichiara di analizzare il comportamento umano nei diversi ambienti sociali, a partire da quello dei pescatori (ne I Malavoglia), per poi soffermarsi sull’ambiente del muratore arricchito e diventato borghese (in Mastro-don Gesualdo) e infine, salendo nella scala sociale, arrivare al mondo degli aristocratici con la duchessa di Leyra (di cui scriverà solo le prime pagine), L’onorevole Scipioni e L’uomo di lusso (che rimangono un progetto non realizzato).

La scelta di indagare a partire dal livello più elementare possibile, quello di una famiglia di pescatori, I Malavoglia, è motivata dal fatto che il livello più basso della scala sociale ha un meccanismo più semplice; mentre per le classi più elevate intervengono le convenzioni sociali e l’educazione a offuscare e mascherare l’azione dei meccanismi fondamentali dell’agire umano.

Tutti costoro, dichiara l’autore, indipendentemente dalla classe sociale di appartenenza, sono dei vinti, ossia degli sconfitti. Verga stesso, in quanto artista, si ritiene uno di loro, e non un distaccato «scrittore analista».

Nel periodo che conclude la Prefazione («Chi osserva questo spettacolo non ha il diritto di giudicarlo; è già molto se riesce a trarsi un istante fuori del campo della lotta per studiarla senza passione, e rendere la scena nettamente, coi colori adatti, tali da dare la rappresentazione della realtà com’è stata, o come avrebbe dovuto essere») Verga sintetizza il principio di impersonalità dello scrittore: il narratore deve descrivere ciò che osserva senza giudicarlo e senza esserne coinvolto emotivamente.

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