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Romanticismo russo: caratteristiche ed esponenti

Il Romanticismo russo durò approssimativamente i primi quattro decenni dell’Ottocento. Il movimento ebbe inizio attorno al 1815, a seguito delle guerre napoleoniche e dell’influenza della cultura europea, e lasciò progressivamente spazio al Realismo attorno agli anni Quaranta dell’Ottocento. Il movimento si concentrò quasi interamente sulla letteratura e tre furono le figure che dominarono il periodo propriamente romantico della letteratura russa: Aleksandr Seergevic Puskin (1799-1837), Michail Lermontov (1814-1841), Evgenij Abramovic Baratynskij (1800-1844).

Il primo, Aleksandr Seergevic Puskin (1799-1837), fu il genio poetico del secolo e si pose al di sopra di ogni scuola, pur risentendo dell’atmosfera romantica europea (e soprattutto byroniana) nei suoi poemi e in qualche punto del romanzo in versi Evgenij Onegin (1823-1830), in cui il protagonista, un tipico eroe romantico, guarda il mondo dall’alto di una superiorità spirituale che non riesce a realizzarsi nei fatti.
Per la purezza del linguaggio, la limpidezza delle immagini, la sottile ironia, e l’appassionata dolcezza, le sue liriche possono configurarsi come un superamento del romanticismo verso una forma cristallina del realismo.

In Michail Lermontov (1814-1841) è più evidente il contatto con temi e inflessioni del movimento europeo, come il satanismo, la nostalgia per un mondo perduto per sempre, la costante infelicità degli amori e, da un punto di vista stilistico, un’esuberanza verbale e un gusto per l’esotico nel paesaggio e nelle tinte.

Evgenij Abramovic Baratynskij (1800-1844) è invece il cantore del ripiegamento su se stesso, della lirica filosofica pacata e profonda, della sottile e inquieta sintonia con la natura, delle grandi questioni esistenziali che s’affacciano nel tormentato mondo interiore.

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