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Romanticismo francese caratteristiche e autori

Il Romanticismo francese si affermò più tardi rispetto a quello tedesco e inglese, che nacquero già alla fine del 1700. In Francia, patria dell’Illuminismo, il movimento fiorì pienamente solo dopo il 1820, durante la Restaurazione, scontrandosi con la forte tradizione classica accademica. Più precisamente, il Romanticismo in Francia s’impose solo a partire dalla prefazione al dramma storico Cromwell scritta nel 1827 da Victor Hugo. Lo scrittore vi sostiene che nell’arte devono convivere bello e brutto, sublime e grottesco, tragico e comico; regole e convenzioni dei generi devono essere abolite perché si oppongono alla libera rappresentazione della natura.

Ma già nell’età napoleonica vi furono personalità che manifestarono pienamente la nuova sensibilità. La figura più significativa di questa fase preliminare è quella di François-René de Chateaubriand (1768-1848). Nel Genio del Cristianesimo (1802) vi è un’esaltazione della religione cattolica, anche come fonte di ispirazione poetica e artistica, che si oppone al laicismo e al razionalismo del secolo precedente; mentre nel romanzo breve René (1805) traccia il ritratto di uno dei più tipici eroi romantici: inquieto, infelice e “maledetto”.

Sul piano teorico ha un’importanza enorme De l’Allemagne (La Germania) di Madame de Staël, figlia del ginevrino Necker, ministro di Luigi XVI di Francia, pubblicato nel 1813. Si tratta del primo manifesto romantico francese. In esso Madame de Staël pone l’accento sul ruolo dell’ispirazione e del genio: l’artista non è più visto solo come un abile artigiano che segue schemi prefissati, ma come un’anima ispirata, che attinge all’infinito e al sentimento; e il genio creativo è considerato innato e superiore a qualsiasi norma accademica o imitazione classica.

Il Romanticismo francese si espresse soprattutto nella poesia lirica, le cui caratteristiche furono il sentimentalismo delicato e musicale di Alphonse de Lamartine (1790-1869); la grandiosità di Victor Hugo, ricca di colore, ma spesso gonfia e retorica; la lirica filosofica e simbolica di Alfred de Vigny (1797-1863) che affronta il problema del male con severo pessimismo; la passionalità estrema di Alfred de Musset (1810-1857); la tendenza visionaria e allucinata di Gérard de Nerval, che esprime le profondità dell’inconscio.
Il capolavoro di Charles Baudelaire, I fiori del male (1857), si situa invece al confine tra la cultura romantica e la nuova sensibilità decadente che caratterizzerà la seconda metà del secolo.

Rientrano nel clima del realismo romantico i più grandi romanzieri di questa età: Stendhal (i romanzi Il rosso e il nero, 1831; La Certosa di Parma, 1839) e Honoré de Balzac (La commedia umana).

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