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Canto 7 Paradiso riassunto e spiegazione

Il canto 7 del Paradiso di Dante si svolge nel secondo cielo, il cielo di Mercurio. Qui si trovano le anime di coloro che operarono il bene per ottenere buona fama personale sulla Terra.

Canto 7 Paradiso riassunto e spiegazione

I dubbi sulla giusta vendetta vv. 1-51

Al termine del suo lungo discorso (vedi canto precedente), cantando un inno di lode a Dio, l’imperatore Giustiniano e le altre anime del cielo di Mercurio si allontanano. Beatrice, leggendo direttamente nella mente di Dante, risponde a due suoi dubbi: come può essere vero che la morte di Cristo sia stata la giusta vendetta di Dio sull’uomo peccatore e che altrettanto giusta sia stata la vendetta di Tito sugli ebrei per punirli per avere messo in croce Cristo?

La spiegazione di Beatrice parte dal peccato originale compiuto da Adamo: Cristo, unione della natura umana e di quella divina, fu creato senza la macchia del peccato originale; ma la sua natura umana, comunque, condivideva quel peccato e la condizione di lontananza da Dio, a cui Adamo aveva condannato l’umanità intera con il suo atto di superbia. Relativamente  alla natura umana di Cristo, la sua crocifissione fu quindi una punizione giusta. La stessa morte di Cristo, però, fu desiderata anche dagli ebrei, che non riconobbero in lui il figlio di Dio e per questo lo punirono come un sacrilego. Gli ebrei dunque compirono, a loro volta, un atto sacrilego, perché rifiutarono la natura divina di Cristo e lo uccisero. Per questo atto gli ebrei furono giustamente puniti da Tito con la distruzione del Tempio di Gerusalemme (70 d.C.).

Il dubbio sul sacrifico di Gesù vv. 52-120

Sorge in Dante un nuovo dubbio: per redimere l’umanità era proprio necessaria la crocifissione di Gesù? Beatrice risponde con un lungo e articolato ragionamento: l’uomo fu creato incorrutibile, libero e simile a Dio, ma il peccato di Adamo lo fece decadere da questa condizione. L’uomo non avrebbe mai potuto riparare da solo al peccato originale; dunque, fu necessario l’intervento di Dio, che, incarnandosi in Cristo, fu misericordioso perché offrì se stesso all’uomo, e fu giusto perché assunse in sé la natura umana colpevole, punendola con la crocifissione.

Corruttibilità degli elementi e resurrezione dei corpi vv. 121-148

Ultimo dubbio di Dante: se le cose create da Dio sono immortali, perché tutto ciò che l’uomo vede intorno a sé muore e si corrompe, sulla Terra? Beatrice risponde che tutto ciò che Dio ha creato direttamente è incorrutibile; invece, le bestie, le piante, gli elementi naturali, generati da cause seconde, come le influenze celesti, sono corruttibili. L’uomo, in quanto creato da Dio, è invece immortale nell’anima e nel corpo e questo sarà evidente nella resurrezione finale nel giorno del Giudizio Universale.

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