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Venere dormiente di Giorgione, Tiziano e Correggio

 La Venere dormiente è uno dei soggetti più cari agli artisti del Rinascimento. Venere, dea dell’amore e incarnazione della bellezza assoluta, è dipinta dai pittori del Cinquecento in modi molto diversi. Come Venere dormiente è stata ritratta ora casta, che dorme nella natura nell’interpretazione di Giorgione, ora nelle vesti di una bella cortigiana in una sontuosa stanza come la ritrae Tiziano.

La Venere dormiente di Giorgione

GIorgione (con la collaborazione di Tiziano), Venere dormiente, 1505-1510, olio su tela, 108x175 cm. Dresda, Gemaldegalerie.
Giorgione (con la collaborazione di Tiziano), Venere dormiente, 1505-1510, olio su tela, 108×175 cm. Dresda, Gemaldegalerie.

La splendida Venere dormiente fu dipinta intorno al 1510 da Giorgione. Il pittore, considerato a ragione uno dei massimi protagonisti del rinnovamento della pittura veneziana del Cinquecento, creò con quest’opera il prototipo di un genere destinato a grande fortuna in tutta la pittura del Cinquecento.

Venere dormiente giace nuda su un ampio panno rosso e oro che la protegge dall’erba umida del prato.
Le morbide linee del corpo di Venere dormiente sembrano seguire le curve delle colline del paesaggio. La dea non sembra mostrare la sensualità consueta delle immagini di Venere, bensì è assorta, casta e sognante.

L’opera manifesta pienamente uno dei caratteri della pittura di Giorgione, la definizione del valore tonale: le forme, i volumi, gli accordi tra le varie parti non sono definiti da un preciso disegno, ma piuttosto dai delicati passaggi chiaroscurali dei diversi toni del colore.

Venere di Urbino di Tiziano

Tiziano Vecellio, Venere di Urbino, 1538, olio su tela, 119x165 cm. Firenze, Galleria degli Uffizi.
Tiziano Vecellio, Venere di Urbino, 1538, olio su tela, 119×165 cm. Firenze, Galleria degli Uffizi.

Nella Venere di Urbino (così chiamata perché commissionata dal duca di Urbino, Guidobaldo II Della Rovere) Tiziano riprese la posa della figura della Venere dormiente di Giorgione. Tuttavia ambientò la sua Venere in un sontuoso interno rinascimentale, sdraiata su un divano o un letto. È una creatura più sfrontata, umana e concreta, che fissa negli occhi l’osservatore, noncurante della sua nudità. Dalla mano destra alcune rose rosse, simbolo di bellezza, cadono lentamente: è un monito sulla caducità della vita e sulla bellezza che, come i fiori, non è destinata a durare.

Sullo sfondo un cane è addormentato, mentre due fantesche frugano in un cassettone nuziale: forse cercano i vestiti che dovrà indossare la bella Venere?

Venere e Cupido spiati da un satiro

Correggio, Venere e Cupido spiati da un satiro (Giove e Antiope), 1528, olio su tela, 188,5x125,5 cm, Parigi, Museo del Louvre.
Correggio, Venere e Cupido spiati da un satiro (Giove e Antiope), 1528, olio su tela, 188,5×125,5 cm, Parigi, Museo del Louvre.

La Venere dormiente dipinta da Antonio Allegri, detto Correggio (1489-1534), è ancora più audace. Abbandonata sul terreno, si è addormentata sotto una frondosa macchia di alberi. Il corpo è definito da una linea flessuosa e i colori sono morbidi e delicati.
A fianco giace Cupido, mentre un satiro solleva il grande telo sul quale è adagiata Venere.

Conosciuto anche con il titolo di Giove e Antiope, il dipinto faceva parte in origine della collezione del conte Nicola Maffei (1481-1536), intimo frequentatore di Federico Gonzaga e noto collezionista d’arte.

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