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La Vergine delle rocce di Leonardo da Vinci

La Vergine delle Rocce di Leonardo da Vinci rappresenta l’incontro tra Gesù e San Giovannino, protetto dall’arcangelo Uriele, in un’umida grotta, durante la fuga in Egitto della Sacra Famiglia, per sfuggire alla “strage degli innocenti”. Non si tratta di un episodio narrato nei Vangeli canonici, ma deriva da testi apocrifi.

L’opera è giunta a noi in due versioni, entrambe raffiguranti la Vergine, Gesù Bambino, San Giovannino e un Angelo. La prima versione, datata 1483-1486, è conservata presso il Museo del Louvre di Parigi; la seconda versione, probabilmente realizzata con l’intervento di collaboratori e datata 1494-1508, si trova presso la National Gallery di Londra. Qui di seguito spieghiamo perché Leonardo eseguì due versioni dello stesso soggetto e riportiamo l’analisi delle stesse e il confronto tra esse.

La Vergine delle Rocce – perché Leonardo da Vinci realizzò due versioni

Il 25 aprile del 1483 i membri della Confraternita dell’Immacolata Concezione commissionarono a Leonardo da Vinci il dipinto La Vergine delle rocce per la loro cappella in San Francesco Grande a Milano (una chiesa non più esistente).

Questo impegno ebbe una storia travagliata e Leonardo arrivò a eseguire due dipinti, di medesimo soggetto, differenziati solo per alcune varianti oltre che per una diversa tenuta qualitativa.

La prima versione de “La Vergine delle rocce”, oggi collocata al Museo del Louvre di Parigi, pare sia stata terminata attorno al 1486. Ma poiché il contratto precisava minuziosamente le caratteristiche che il dipinto avrebbe dovuto avere e Leonardo non le prese in considerazione, la tavola forse venne ceduta da Leonardo stesso al re di Francia e per i frati avrebbe pertanto realizzato la seconda versione, ora alla National Gallery di Londra, e sarebbe stata consegnata solo nel 1508, estinguendo ogni contrasto con i primi committenti.

Il soggetto nei due dipinti è lo stesso: Leonardo dipinse il momento dell’incontro nel deserto del Sinai tra Gesù Bambino e Giovanni Battista, anch’egli fanciullino, alla presenza della Vergine e di un angelo. Le figure sono ambientate in un paesaggio roccioso (che ha dato il nome al dipinto), sulla soglia di una grotta in penombra.

La Vergine delle Rocce – descrizione e significato simbolico

La prima versione della Vergine delle Rocce, quella che oggi si trova al Museo del Louvre di Parigi, fu dipinta da Leonardo da Vinci nel periodo milanese: è datata infatti 1483-1486.

La scena è ambientata in una grotta che simboleggia il mistero del concepimento. La Vergine Maria, simbolo di purezza, è al centro e con la mano destra tocca la spalla di San Giovanni Battista (San Giovannino). Questi ha le mani giunte in preghiera, perché ha riconosciuto la divinità di Cristo; viene spinto dalla Vergine verso Gesù, che lo benedice (l’indice e il medio sono tesi, mentre le altre dita sono piegate). A sua volta Maria apre la mano sinistra sul Figlio con un gesto di protezione. La Vergine funge così da mediatore tra il lato terreno (San Giovannino) e quello divino (Gesù e l’Angelo). L’Angelo, il messaggero di Dio, alle spalle di Gesù, indica con lo sguardo San Giovannino a un ipotetico spettatore.

I quattro personaggi sono legati da un sapiente gioco di gesti, sguardi e movimenti, che simboleggiano la protezione divina e la mediazione tra cielo e terra; sono idealmente rinchiusi entro uno spazio piramidale tridimensionale che ha per vertice la testa di Maria.

Dietro il gruppo sacro si scorge un paesaggio fantastico che crea attorno alle figure una vasta penombra, sfumata verso una luminosità lontana. Leonardo riesce a dare l’illusione di profondità applicando alla pittura i risultati delle sue osservazioni sull’atmosfera e definendo lo spazio con l’uso della prospettiva aerea: maggiore è la distanza, minore deve essere la nitidezza dell’oggetto da rappresentare. Per questo, se la parte in primo piano è resa in modo dettagliato, il paesaggio in lontananza si perde invece nella foschia.

I volumi, modellati dallo sfumato, sembrano reali, perché avvolti dall’atmosfera. Nell’opera vi sono due fonti di luce: la prima filtra dalla spaccatura delle rocce e illumina il fondo della grotta, accentuando l’effetto di profondità e di mistero; la seconda, esterna al dipinto, illumina i protagonisti. Precisa e minuziosa è la riproduzione dell’erba, delle foglie, dei muschi, ma anche della forma e della struttura delle rocce.

Confronto tra la prima e la seconda versione de La Vergine delle Rocce

I due dipinti sono sostanzialmente uguali nel concetto generale, ma differenti in alcuni dettagli della composizione e per le loro tecniche di esecuzione.

Nella tavola parigina Gesù Bambino e il Battista fanciullo sono nudi ed entrambi privi di aureole e della piccola croce (per il Battista). Inoltre, in modo singolare, l’angelo attira l’attenzione di colui che guarda sul san Giovannino, indicandolo con il dito puntato verso l’altro lato della pala.

Nell’opera ora a Londra sparisce proprio questo gesto. Le figure rappresentate sono, in proporzione, leggermente più grandi. I nudi non sono più integrali e compaiono le aureole (sebbene potrebbe trattarsi di aggiunte posteriori). Il costume dell’angelo è diverso e molto meno pittorico. La fattura delle teste è più grezza, in particolare quella di Gesù. Le rocce sono come raschiate; umidità e atmosfera sono quasi dissolte. La mirabile “naturalezza” degli atteggiamenti reciproci si incrina in sfumature un po’ leziose. Cambiano i tipi di piante. Inoltre la versione del Louvre (Parigi) presenta colori più cupi e un’atmosfera più misteriosa, mentre quella di Londra presenta colori più vivaci e dettagli differenti.

 

 

 

 

 

 

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