Trattato di Tordesilla
Sebastiano Cantino, Carta detta "Cantino", con il Trattato di Tordesillas, 1502, Biblioteca Estense Universitaria, Modena

I viaggi di Cristoforo Colombo avevano avuto sin dall’inizio uno scopo prevalentemente economico: l’apertura di una rotta più breve per le Indie, terra delle spezie e di tante altre ricchezze. Quindi, al ritorno di Colombo dal suo primo viaggio, la Spagna si affrettò a ottenere dal papa Alessandro VI il riconoscimento dei propri diritti su tutte le terre d’Occidente, cosa che avvenne con le bolle Inter caetera del 3 e 4 maggio 1493.

Questo riconoscimento, però, provocò la pronta reazione del Portogallo, che si vedeva preclusi i mari d’Occidente e minacciò di ostacolare la navigazione spagnola sulle proprie acque.

Pertanto, il 7 giugno 1494 i re di Spagna, Ferdinando II di Aragona e Isabella di Castiglia, e il re del Portogallo, Giovanni II, firmarono nella cittadina castigliana di Tordesillas il Trattato di Tordesillas, che regolava le rispettive sfere di espansione: l’Oceano, dall’Artico all’Antartico, fu “diviso” da un meridiano (la raya), distante 370 leghe dalle isole di Capo Verde. Alla Spagna sarebbero toccate tutte le terre a Occidente del meridiano, al Portogallo quelle a Oriente.

Il Trattato di Tordesillas fu ratificato dalla Spagna il 2 luglio e dal Portogallo il 5 settembre 1494.

La linea non fu rispettata rigorosamente e gli spagnoli non riuscirono a impedire l’espansione del Portogallo a Ovest. I due Paesi continuarono a contendersi dei territori ricchi di merci ricercate come le spezie, negando però a qualsiasi altro Paese di accedervi (e lasciando a questi come unica alternativa la pirateria)