Arte gotica - caratteristiche, riassunto
Giovanni Pisano, La strage degli innocenti, 1301. Pistoia, Pulpito della Chiesa di Sant'Andrea

L’arte gotica nasce in Francia con la ricostruzione dell’Abbazia di Saint-Denis presso Parigi, voluta dall’abate Suger nel 1140.

Si diffonde fra la metà del XII secolo e il XIV secolo in tutta l’Europa occidentale, in particolare in Francia, in Inghilterra e nei Paesi di lingua tedesca. In Italia l’arte gotica prende piede a partire dal XIII secolo.

L’architettura gotica

L’architettura gotica è caratterizzata dallo slancio verticale delle strutture e da una complessa tecnica costruttiva. Questa, grazie all’uso combinato dell’arco a sesto acuto (detto anche ogiva), della volta costolonata e degli archi rampanti, consente di alleggerire le murature e di aprire ampie finestre. La presenza di grandi finestre favorisce lo sviluppo della tecnica della vetrata.

La cattedrale è la massima espressione dell’arte gotica (per un approfondimento leggi Cattedrale gotica – elementi strutturali, riassunto).

L’architettura gotica in Italia

In Italia l’arte gotica si diffonde a partire dal XIII secolo, per opera dei monaci cistercensi. Questi, dal villaggio francese di Citeaux (la latina Cistercium, da cui il nome dell’ordine monastico), mossero in tutta Europa per costruire le loro abbazie. Queste sono caratterizzate dalla semplicità, perché sono espressione di un pensiero religioso che afferma l’importanza della rinuncia e della meditazione spirituale.

  • Le chiese hanno forme equilibrate e dimensioni contenute.
  • La decorazione è assente o essenziale.
  • Lo spazio interno è suddiviso in tre navate, con campate sormontate da volte ogivali.
  • All’esterno i contrafforti sostituiscono gli archi rampanti, in quanto è ridotta la spinta verticale della navata centrale.
  • È presente il muro continuo. Sulle pareti esterne si aprono finestre di dimensioni contenute.

Testimonianze esemplari sono le chiese di San Galgano e di Sant’Antimo (Siena) e l’Abbazia di Fossanova (Latina), le chiese di Santa Maria Novella (dell’Ordine domenicano) e di Santa Croce a Firenze (dell’Ordine francescano), il Duomo di Siena e il Duomo di Orvieto.

Si costruiscono in stile gotico anche cattedrali e palazzi comunali, tra cui quello di Siena.

Fra il XIII e il XIV secolo sono attivi alcuni grandi scultori-architetti: Nicola Pisano e suo figlio Giovanni, e Arnolfo di Cambio.

La scultura gotica

I soggetti della scultura gotica sono prevalentemente sacri e compongono grandi cicli narrativi disposti nelle facciate delle cattedrali.

Le figure di pietra sostituiscono talvolta gli elementi architettonici: lesene, colonne o pilastri sono infatti scolpiti sotto forma di Santo, Angelo o Profeta.

I soggetti sono gli stessi che hanno popolato le chiese romaniche, ma:

  • le sculture hanno forme eleganti e sono ricercate nei particolari;
  • esse sono caratterizzate da un marcato verticalismo;
  • prevale la linea, continua ed elegante, che accentua i gesti e le espressioni dei personaggi e sottolinea i panneggi verticali degli abiti;
  • rispetto alla scultura romanica, le forme sono più mosse e producono effetti di accentuato chiaro-scuro;
  • le sculture acquisiscono sempre più naturalezza espressiva. Le figure sacre parlano agli uomini attraverso i sentimenti della pietà, del dolore, dell’amore e della gioia.

La pittura gotica

La pittura gotica raggiunge la sua massima espressione in Toscana, in particolare a Siena e a Firenze. Queste due città esprimono due diversi orientamenti stilistici.

La pittura a Siena

A Siena la pittura si distingue per:

  • la ricerca minuziosa dei particolari;
  • la raffinatezza della decorazione;
  • la linea fluida e continua;
  • la bidimensionalità delle immagini immerse in un’atmosfera favolistica.

Vi operano i pittori Duccio di Buoninsegna, Simone Martini e i fratelli Pietro e Ambrogio Lorenzetti.

La pittura a Firenze

A Firenze operano, tra gli altri, Cenni di Pepo detto Cimabue e Giotto da Bondone.

Cimabue introduce nelle sue opere un nuovo senso di umanità: i volti delle Madonne esprimono dolcezza materna, così come il Cristo crocifisso porta in sé la tragicità della sua vicenda umana.

Giotto raffigura i soggetti religiosi come fossero reali, i Santi come fossero uomini comuni. I suoi personaggi sono caratterizzati da una marcata espresione dei volti e dei gesti, tanto che sembrano compiere azioni concrete. Egli si fa così interprete del nuovo spirito della Firenze tra Duecento e Trecento, in cui ricchi mercanti, imprenditori e finanzieri vivono i valori religiosi in una dimensione più laica, più “umana”.

Con Giotto lo spazio è rappresentato in modo tridimensionale, grazie all’uso della prospettiva intuitiva e all’individuazione dei piani di luce e in ombra degli edifici. Egli abolisce il fondo dorato e il cielo diviene d’un azzurro luminoso e intenso.