L'ominide Lucy, la prima donna

Uno degli australopitechi¹ meglio conosciuti, risalente a 3,2 milioni di anni fa, è Lucy, così chiamato dai suoi scopritori, Donald Johanson e Tom Gray, in omaggio a una canzone dei Beatles allora in voga, Lucy in the sky with diamonds. La scoperta è avvennuta il 24 novembre 1974.

Lucy (il cui nome scientifico è Australopithecus afarensis perché fu rinvenuto ad Afar, in Etiopia) era un ominide² di sesso femminile, alta circa 110 centimetri, con tratti ancora molto “scimmieschi”: un cervello di dimensioni piuttosto ridotte (circa 500 cm³ contro i 1400 e più dell’uomo attuale), molari molto grandi (indizio di una masticazione prolungata di vegetali), forte prognatismo (lo sporgere in avanti delle mascelle).

Analizzando lo scheletro di Lucy (foto in alto), c’è chi ha sottolineato gli indizi a favore del bipedismo (bacino ampio e poco profondo, femori inclinati dalle anche verso le ginocchia) e chi invece ha sottolineato tratti ancora da scimmia arboricola (la lunghezza delle braccia rispetto alle gambe, le vertebre piccole rispetto alle nostre).
Probabilmente Lucy è un esempio di una fase di transizione evolutiva: come scrive l’antropologo americano Ian Tattersall (in un libro di lettura abbastanza agevole, Il mondo prima della storia, 2009) «quando le foreste africane iniziarono a frammentarsi, gli ominidi ancestrali, che quasi certamente erano predisposti a tenere il corpo dritto in ogni caso, iniziarono a camminare ritti su due gambe mentre si spostavano sul terreno».

Un elemento quindi differenziava Lucy dalle scimmie antropomorfe³: poteva camminare in posizione eretta. Vale infatti la pena di ricordare che il primo grande “salto in avanti” nell’evoluzione umana non riguardò la “testa” (la cultura, l’intelligenza, il linguaggio, le capacità tecnologiche) ma i piedi: come ha affermato il biologo Stephen J. Gould, «gli esseri umani prima si sono alzati in piedi, poi sono diventati intelligenti».
Nelle boscaglie e nelle assolate praterie della savana, il bipedismo e la postura eretta rappresentavano una risposta vincente alla sfida dell’ambiente, perché permetteva un più ampio controllo del territorio e lasciava libere le mani, valorizzando le potenzialità del pollice opponibile per afferrare, trascinare, lanciare, manipolare.

Sul come sia morta Lucy i ricercatori hanno formulato varie ipotesi, ma niente di certo.

Lo scheletro di Lucy si trova presso il Museo Nazionale dell’Etiopia ad Addis Abeba.

¹Il termine australopiteco sta per “scimmia del sud”, perché i suoi resti sono stati ritrovati nell’Africa australe (meridionale).

²Il termine ominidi sta a indicare la famiglia di mammiferi che comprende i generi Australopithecus e Homo. La caratteristica principale degli Ominidi è lo scheletro adatto alla posizione eretta e alla locomozione bipede.

³Le scimmie antropomorfe sono chiamate così perché hanno forme simili a quelle dell’uomo (dal greco ànthropos, “uomo”, e morphé, “forma”). Il  patrimonio genetico di queste scimmie differisce da quello umano per circa l’1%. Sono scimmie antropomorfe: scimpanzé, oranghi, gorilla come li vediamo oggi.