Papa Bonifacio VIII e Filippo IV il Bello, re di Francia
Papa Bonifacio VIII e Filippo IV il Bello, re di Francia

Benedetto Caetani, nato ad Anagni intorno al 1230, divenne papa nel 1294 col nome di Bonifacio VIII. Di famiglia nobile, fu il successore di Celestino V, che aveva abdicato e che Bonifacio VIII fece imprigionare.

Bonifacio VIII ebbe una concezione teocratica del potere papale: riteneva infatti che i sovrani dovessero sottomettersi alla sua autorità, riconoscendogli un’assoluta supremazia. A questo proposito il 24 febbraio 1296 emanò la bolla (i decreti papali venivano chiamati così da bulla, il termine latino con cui si indicava il sigillo pontificale, e venivano designati con le prime parole del testo) Clericis laicos. La bolla Clericis laicos sanciva che i laici non potevano riscuotere le tasse dagli ecclesiastici.

Perché l’emanazione di questa bolla? Il re di Francia Filippo il Bello, avendo bisogno di denaro, aveva decretato una tassazione straordinaria dei beni del clero sul suolo francese, cioè degli enormi feudi posseduti dai monasteri e vescovati che, da sempre, erano esentati dalle imposte. Filippo il Bello, quindi, si oppose al provvedimento di Bonifacio VIII convocando per la prima volta nella storia di Francia, gli Stati generali (1302), un’assemblea di cui facevano parte i rappresentanti del clero, della nobiltà e della borghesia cittadina. Gli Stati generali proclamarono che i poteri del sovrano discendevano direttamente da Dio, senza la mediazione papale, e decisero di sottoporre Bonifacio VIII a giudizio di fronte a un concilio generale (gli venivano rivolte accuse di empietà, eresia, simonia, omicidio ecc.). Questa decisione fu diffusa in tutta la Francia e le città e i villaggi furono invitati ad approvarla ufficialmente. La popolazione, per convinzione o per paura, approvò in massa la delibera degli Stati generali e lo stesso fece il clero.

In effetti Bonifacio VIII godeva di una fama pessima. Era sospettato di stregoneria e si mormorava che avesse costretto alle dimissioni il suo predecessore, Celestino V, facendolo poi arrestare e uccidere. Con la bolla Antiquorum Habet Fida Relatio emanata il 22 febbraio 1300 aveva istituito il primo Giubileo della storia, concedendo l’indulgenza plenaria ai pellegrini, ma in tanti sussurravano che lo avesse fatto unicamente per incassare il denaro che l’enorme afflusso di gente portò alle casse della Chiesa.

Bonifacio VIII reagì alla delibera degli Stati generali emanando il 18 novembre 1302 la bolla Unam Sanctam, che ribadiva la supremazia dei pontefici: Bonifacio VIII attribuiva sia il potere spirituale che quello temporale alla Chiesa, precisando che solo per una concessione il papa permetteva a re e imperatori di esercitare il potere temporale; in caso di inosservanza di quanto decretato dal papa la pena era la scomunica.

Il re di Francia Filippo il Bello inviò in Italia uno dei suoi consiglieri Guglielmo de Nogaret. Questi, con l’appoggio della potente famiglia romana dei Colonna (nemica acerrima della famiglia Caetani, cui apparteneva Bonifacio VIII) sorprese il pontefice nella sua residenza di Anagni il 7 settembre 1303 e lo catturò. Durante l’episodio il papa fu addirittura schiaffeggiato dal capo della famiglia rivale. Il vecchio Bonifacio, fiaccato nel corpo e nello spirito, rientrò a Roma ma non sopravvisse alla terribile umiliazione dello Schiaffo di Anagni e morì appena un mese dopo (11 ottobre 1303).

Dopo la morte del pontefice, il re di Francia Filippo il Bello impose l’elezione di un papa francese, Clemente V, che operò il trasferimento della sede pontificia ad Avignone, nella Francia meridionale, dove essa rimase dal 1309 al 1377 e dove si trasformò in un centro d’affari dedicato in gran parte a procurare denaro alla monarchia.

Il giudizio di Dante Alighieri su Bonifacio VIII e il suo posto nella Divina Commedia – Dante considera Bonifacio VIII uno dei responsabili della rovina di Firenze. Nel 1301 il papa inviò a Firenze Carlo di Valois, fratello di Filippo il Bello, fingendo di voler riportare la pace tra Guelfi Bianchi e Guelfi Neri; ma egli determinò la vittoria dei Neri, che esiliarono i Bianchi, tra cui Dante.

Per il poeta, dunque, Bonifacio VIII è l’emblema della corruzione degli ecclesiastici, ormai lontani dalla loro missione spirituale. Colloca Bonifacio VIII nel canto XIX dell’Inferno, vv.52-54, tra i simoniaci, cioè coloro che fecero commercio di cariche religiose e beni spirituali. Dante fa dire a papa Niccolò III (papa dal 1277 al 1280), posto tra i simoniaci della III bolgia, che Bonifacio lo raggiungerà presto, predicendone di fatto la dannazione (il viaggio dantesco avviene nel 1300, quando Bonifacio VIII era ancora vivo). Nel canto XXVII del Paradiso, vv.22-27, per bocca di san Pietro, che Cristo volle come primo papa, Dante accusa Bonifacio VIII di non essere pontefice (agli occhi di Dio, infatti, il suo ruolo “vaca”, cioè “è vuoto”), e di aver degradato a tal punto le alte gerarchie della Chiesa, da averne fatto uno strumento del diavolo.

Questo argomento è tratto da Riassunti di Storia volume 3 di Studia Rapido

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