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Canto 21 Paradiso riassunto e spiegazione

Il canto 21 del Paradiso di Dante si svolge nel settimo cielo, il cielo di Saturno, dove risiedono gli spiriti contemplativi, cioè le anime sante di coloro che dedicarono la vita alla meditazione e al raccoglimento in Dio.

Canto 21 Paradiso riassunto

Il cielo di Saturno e la scala d’oro vv. 1-42

Concluso il discorso dell’Aquila (vedi canto precedente), Dante si volge a guardare Beatrice e si stupisce nel non vederla sorridere. Beatrice spiega che, salendo da un cielo all’altro, il suo aspetto diventa sempre più splendente, pertanto se sorridesse Dante rimarrebbe incenerito, perché i suoi occhi da uomo non potrebbero sostenere qualla luce abbagliante.

Ora Dante e Beatrice si trovano nel settimo cielo, il cielo di Saturno; qui a Dante appare una scala d’oro (è simbolo della vita contemplativa e ascetica), che si eleva tanto verso l’Empireo da perdersi alla vista; lungo i suoi gradini salgono e scendono molte anime luminose: alcune si allontanano via in varie direzioni, altre tornano su, altre ancora si fermano lungo la scala.

Incontro e colloquio con Pier Damiani vv. 43-102

Uno dei beati si avvicina al poeta, che, autorizzato da Beatrice, pone al beato due domande: perché è andato così vicino a lui? e perché nel cielo di Saturno non si sente alcun canto? Il beato risponde prima alla seconda domanda: nel cielo di Saturno non vi sono canti perché l’udito umano di Dante non potrebbe sostenerne l’ascolto, così come la sua vista non avrebbe sopportato lo splendore del sorriso di Beatrice. Poi risponde alla prima domanda: è stata la Provvidenza divina ad assegnargli il compito di avvicinarsi a Dante per parlargli. Il poeta, allora, chiede perché sia stato prescelto proprio lui. Lo spirito risponde che nessuno potrebbe rispondere a una simile domanda: nessuna creatura infatti può penetrare nella mente di Dio, non solo gli esseri umani ma anche gli esseri più perfetti del Paradiso e prega Dante di riportare sulla Terra questo principio, affinché l’essere umano non presuma di comprendere questioni che non sono note neanche ai beati.

Lo spirito dichiara di essere Pier Damiani vv. 103-126

Dante chiede al beato chi sia; risponde di essere san Pier Damiani: prima di convertirsi era conosciuto come Pietro Peccatore, poi si dedicò alla vita contemplativa fino a quando, divenuto anziano, lo nominarono vescovo.

Invettiva contro il lusso degli ecclesiastici vv. 127-142

Lo spirito pronuncia un’aspra invettiva contro i vescovi che vivono negli agi e nel lusso, a differenza dei primi apostoli Pietro e Paolo che vissero di elemosina. Di fronte a questa dolorosa accusa, le altre anime si radunano rapidamente ed emettono un grido tanto forte che Dante stesso non riesce a percepirne il significato.

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