Cosimo dei Medici detto il Vecchio
Ritratto di Cosimo il Vecchio di Jacopo da Pontormo (Galleria degli Uffizi, Firenze)

La storia di Cosimo dei Medici, detto il Vecchio, il fondatore della Signoria di Firenze.

La famiglia Medici

La storia dell’Umanesimo e del Rinascimento è indissolubilmente legata alla storia della famiglia Medici e della città di Firenze. Tre generazioni (Cosimo il Vecchio, Piero il Gottoso e Lorenzo il Magnifico) la resero grande, spargendone la fama in tutto il mondo con il commercio, le arti e le scienze.

La famiglia Medici era originaria di Cafaggiòlo, una località del Mugello, nella zona settentrionale della Toscana. Si dice, ma non è certo, che un antenato fosse stato medico (di  qui il nome) e che le sei “palle” che comparvero poi sul loro stemma rappresentavano le pillole con cui l’antenato aveva guarito un papa di passaggio.

Sta di fatto che nel Duecento I Medici si erano ormai trasferiti a Firenze nella zona mercantile e popolare del Mercato Vecchio, dove ora c’è Piazza della Repubblica. Si iscrissero a due “arti maggiori”: Calimàla, la ricca corporazione dei mercanti di lana, e il Cambio, quella dei banchieri.

Sebbene facessero parte del “popolo grasso”, essi riuscirono sempre a tirarsi la simpatia del “popolo minuto”, tanto che, quando nel 1378 gli operai della lana si sollevarono dando luogo al Tumulto dei Ciompi, restituendo per qualche tempo un governo democratico alla città, i Medici si schierarono dalla loro parte, attirandosi l’odio eterno degli Albizzi, la potentissima famiglia a capo dell’oligarchia.

L’artefice delle grandi fortune medicee fu Giovanni dei Medici, padre di Cosimo, che divenne il più ricco banchiere d’Italia.

Cosimo dei Medici detto il Vecchio

Cosimo de’ Medici era nato a Firenze, il 27 settembre 1389.

La sua immensa ricchezza, unita all’appoggio del popolo e di alcune famiglie potenti, fu la carta vincente con cui nel 1434 riuscì a sconfiggere i suoi nemici e a impadronirsi del potere. Un potere che assomigliava molto a una Signoria, anche se Cosimo si guardò bene dal farsi chiamare “signore”. Egli comprese infatti che i suoi concittadini erano troppo attaccati alla vecchia tradizione repubblicana per rinunciarvi senza pentimenti. Pertanto Cosimo non introdusse modifiche istituzionali né assunse cariche eccezionali, ma esercitò un ferreo controllo di fatto sulla vita politica della città, collocando uomini di sua fiducia nei posti chiave e agendo in modo spregiudicato sui meccanismi elettorali.

Cosimo esercitò il potere per trent’anni (1434-1464), ponendo in atto un’oligarchia ristretta.

Oltre che un politico, Cosimo fu abilissimo negli affari. Aprì filiali a Roma, Venezia, Milano, Lione, Bruges e Londra; costruì una flotta a Pisa; guadagnò cifre incredibili sia con l’attività bancaria che con il commercio della lana e dell’allume. Le filiali trattavano ogni sorta di mercanzia: sete, broccati d’oro e d’argento, gioielli, pepe, zenzero, zucchero, agrumi, olio, cavalli, opere d’arte e manoscritti preziosi.

Come oramai si cominciava a fare dappertutto, Cosimo investì grandi somme di denaro in proprietà immobiliari; tra l’altro si fece costruire una nuova e più prestigiosa residenza in via Larga (oggi via Cavour), nota come Palazzo Medici-Riccardi, perché acquistata qualche secolo dopo dall’omonima famiglia.

Fu Cosimo dei Medici a dare inizio all’attività di mecenate, commissionando la chiesa di San Lorenzo all’architetto Filippo Brunelleschi, che cominciava allora a costruire la cupola di Santa Maria del Fiore. Proteggeva anche Filippo Lippi, pittore e frate, che per Cosimo dipinse Pala del Noviziato (1445 ca) per la Cappella in Santa Croce a Firenze.

Grande amico di Cosimo fu anche il frate Beato Angelico (1395-1455), che in quel periodo aveva cominciato a dipingere per diletto le pareti del convento di San Marco, realizzando lo spettacolare ciclo della Crocifissione e della Trasfigurazione di Cristo.
Cosimo fondò nel convento di San Marco una biblioteca pubblica, la prima del mondo, anche se strettamente riservata alle persone colte.

Nel 1453 lasciò la direzione degli affari ai figli Piero il Gottoso e Giovanni avuti dalla moglie Contessina de’ Bardi (“Nannina”).

Il figlio Giovanni morì nel 1463, pochi mesi prima della morte del padre Cosimo (1° agosto 1464). Quest’ultimo era rimasto fortemente colpito dalla perdita.
Unica gioia degli ultimi tempi per Cosimo fu la presenza del giovane nipote Lorenzo, del quale ammirava l’intelligenza e lo spirito.