Donna de Paradiso di Jacopone da Todi
Sandro Botticelli, Compianto sul cristo morto con Santi, particolare, 1490 circa, Alte Pinakothek, Monaco di Baviera

Donna de Paradiso, nota anche come Pianto della Madonna, è il testo più celebre di Jacopone da Todi.

È l’esempio più antico di lauda drammatica dialogata a più voci che sia giunta a noi. Ve ne diamo la parafrasi, l’analisi e il commento

Donna de Paradiso di Jacopone da Todi: la parafrasi

vv.1-3 (il nunzio): Signora (donna) del Paradiso, tuo figlio, il beato Gesù Cristo, è stato arrestato (preso).

vv. 4-7 (il nunzio): Corri, donna, e guarda come (che) lo maltrattano (l’allide): credo che l’uccideranno, tanto l’hanno (l’ò) flagellato.

vv. 8-11 (Maria): Come può essere (essere porria) che qualcuno abbia arrestato (om l’avesse pigliato) Cristo, la mia speranza (spene), dal momento che non ha mai fatto niente di male?

vv. 12-15 (il nunzio): Madonna è stato tradito (traduto): Giuda l’ha venduto e ne ha fatto mercato e ne ha ricevuto (n’à auto) trenta denari.

vv. 16-19 (Maria): Aiutami, Maddalena, sono schiacciata da una terribile sofferenza (ionta): conducono a morire (se mena) mio figlio Cristo, come mi era stato profetizzato.

vv. 20-23 (il nunzio): Corri, donna, a portare aiuto, perché () sputano a tuo figlio e l’hanno portato via (la gente lo muta): l’hanno (òlo) consegnato a Pilato.

vv. 24-27 (Maria): O Pilato, non fare tormentare a mio figlio perché io (ch’eo) ti posso dimostrare che è accusato a torto.

vv. 28-31 (il popolo): Crocifiggilo! Crocifiggilo! Un uomo che si proclama re (se fa rege), secondo la nostra legge, si mette contro il potere di Roma (contradice al Senato).

vv. 32-35 (Maria): Vi prego, ascoltatemi (mm’entennate) e pensate al mio dolore: forse allora cambierete (mo vo mutate) il vostro pensiero.

vv. 36-39 (il popolo): Trasciniamo (traiàn) fuori i ladroni, che gli siano compagni (compagnuni), sia incoronato di spine, perché si è chiamato re!

vv. 40-43 (Maria): O figlio, figlio, figlio, figlio, giglio d’amore, figlio chi può consolare (dà consiglio) il mio cuore angosciato?

vv. 44-47 (Maria): Figlio dagli occhi ridenti (iocundi), figlio, perché (co’) non rispondi? Figlio, perché ti nascondi al petto da cui sei stato allattato?

vv. 48-51 (il nunzio): Madonna, ecco la gente che lo porta (aduce) alla croce, su cui la vera luce [del mondo] deve essere innalzato.

vv. 52-55 (Maria): O croce, che cosa farai? Prenderai (torrai) mio figlio? E di che cosa lo incolperai? (que ci aponerai), [lui] che non ha in sé (n’à en sé) alcun peccato?

vv. 56-59 (il nunzio): Accorri, o piena di dolore (doglia), perché spogliano tuo figlio: pare che la gente voglia che sia mandato al supplizio (martirizzato).

vv. 60-63 (Maria): Se gli togliete i vestiti, lasciatemi vedere come nel ferirlo crudelmente (crudel firire) l’hanno (l’ò) tutto insaguinato.

vv. 64-67 (il nunzio): Donna, gli hanno preso la mano e l’hanno stesa sulla (ennella) croce: gliel’hanno ferita (l’ò fesa) con un chiodo (bollon), tanto ce l’hanno conficcato (lo ‘n cci ò ficcato).

vv. 68-71 (il nunzio): Ora prendono l’altra mano e la stendono sulla croce: il dolore si accende, che è ancor più (chè plu) accresciuto.

vv. 72-75 (il nunzio): Donna, gli prendono i piedi (li pè se prenno) e li inchiodano (clavellanse) al legno (lenno): aprendogli (aprenno) ogni giuntura, l’hanno tutto slogato (l’ò sdenodato).

vv. 76-79 (Maria): E io comincio il lamento funebre (corrotto): figlio, gioia (deporto) mia, figlio, chi mi ti ha ucciso (me tt’à morto), figlio mio gentile?

vv. 80-83 (Maria): Avrebbero (aviriano) fatto meglio a strapparmi il cuore perché è stato messo in croce e vi sta sopra (stace) lacerato (desciliato).

vv. 84-87 (Cristo): Mamma, perché sei (o’ n’èi) venuta? Mi dai una ferita mortale: perché il tuo pianto mi strazia (stuta), perché lo vedo così angoscioso (afferato).

vv. 88-91 (Maria): Figlio, ne ho buon motivo (anvito), figlio, padre (pat’e) e marito (mmarito)! Figlio chi ti ha ferito? Figlio chi ti ha spogliato?

vv. 92-95 (Cristo): Mamma, perché ti lamenti (lagni)? Voglio che tu resti viva (remagni) e che aiuti i miei compagni che ho acquistato nel mondo.

vv. 96-99 (Maria): Figlio, non dire questo: voglio morire con te (teco); non voglio allontanarmi (me partire) [dalla croce] finché mi esce ancora il respiro.

vv. 100-103 (Maria): [Voglio] che abbiamo un’unica sepoltura, figlio di mamma sventurata (scura); trovarsi nello stesso tormento (afrantura) madre e figlio assassinato (affocato)!

vv. 104-107 (Cristo): Mamma dal cuore afflitto, ti metto nelle mani del mio diletto (eletto) Giovanni (Ioanni): che sia chiamato (appellato) tuo figlio.

vv. 108-111 (Cristo): Giovanni, ecco (èsto) mia madre: prendila (tollila) in carità, abbine pietà (àginne pietate), perché ha il cuore così trafitto (furato).

vv. 112-115 (Maria): Figlio, l’anima ti è uscita, figlio di me smarrita, figlio di me disfatta (sparita), figlio ammazzato (attossecato)!

vv. 116-119 (Maria): Figlio che eri bianco e roseo (vermiglio), figlio senza uguali (senza simiglio), figlio a chi (a ccui) mi posso sostenere (apiglio)? Figlio ora (pur) mi hai lasciato [definitivamente]!

vv. 120-123 (Maria): Figlio che eri bianco e biondo, col volto sorridente (iocondo), figlio, perché il mondo, figlio, ti ha così disprezzato? (sprezzato)?

vv. 124-127 (Maria): Figlio, che eri dolce e bello (placente), figlio di me addolorata (dolente), figlio, la gente ti ha (àte) trattato con crudeltà!

vv.128-131 (Maria): Giovanni, mio nuovo (novello) figlio, è morto (morto s’è) tuo fratello. Ora sento trafiggermi il cuore con la lama (coltello) che mi fu profetizzata.

vv. 132-135 (Maria): [Vorrei] che morissero (Che moga) figlio e madre afferrati da un’unica (una) morte, [vorrei] che si trovassero (trovarse) abbracciati (abraccecate) la madre e il figlio crocifisso (impiccato).

Donna de Paradiso di Jacopone da Todi: l’analisi e il commento

Donna de Paradiso, o Pianto della Madonna, di Jacopone da Todi (1236-1306) è l’esempio più antico di lauda drammatica dialogata a più voci che sia giunta a noi.

Jacopone, rifacendosi con libertà al Vangelo di Giovanni, ha trasferito il tema della Passione di Cristo da un piano narrativo e di riflessione morale a uno spettacolare e teatrale.

Nel Medioevo gli attori di sesso maschile interpretavano tutti i ruoli, compresi quelli femminili e le rappresentazioni erano proposte al pubblico sulle piazze, nei grandi cortili, in spazi aperti e la partecipazione era aperta a tutti. Tuttavia, ai ceti sociali più ricchi erano riservati spettacoli all’interno dei loro ricchi palazzi.

Nella lauda Donna de Paradiso, o Pianto della Madonna, Jacopone crea veri personaggi che, seppur ridotti all’essenziale, sono dotati ognuno di proprie caratteristiche e personalità.

Il nunzio (forse san Giovanni evangelista) espone e commenta gli avvenimenti, suscitando nel cuore di Maria e negli spettatori sentimenti di profonda partecipazione emotiva e di sincero dolore.

Il popolo si esprime con tono feroce e impietoso (vv. 28-31 e vv. 36-39).

Maria è la figura principale. I suoi sentimenti evolvono lungo lo sviluppo del testo dall’iniziale stupore e incomprensione a un supplizio sempre più lacerante e senza speranza.

Infine le parole di Cristo, che, dopo un accenno di amor filiale (vv. 84-87), nelle frasi che seguono rappresentano la coscienza della missione soprannaturale e l’eredità ch’Egli lascia agli uomini. Cristo rimane mirabilmente più in alto dei suoi compagni, dei suoi persecutori e della sua stessa Madre dolente. E questa sua grandezza diffonde un senso di divina pace su tutta la scena (vv. 92-95; vv. 104-107; vv. 108-111).
Il testo si conclude con l’inutile espressione del desiderio di Maria di morire insieme al figlio e di essere chiusa nel sepolcro insieme a lui, in un unico, perenne abbraccio.

L’analisi della struttura della lauda Donna de Paradiso mette in evidenza un’attenzione al valore simbolico dei numeri, che sottolinea la centralità teologica della figura di Cristo, testimoniando ancora una volta la natura colta e calcolata del componimeno. Donna de Paradiso, infatti, è formata, tolta la ripresa iniziale (terzina), da 33 strofe (il numero degli anni di Cristo al momento della morte), mentre il racconto della Passione vera e propria ne occupa tre (con ulteriore richiamo al dogma trinitario), poste esattamente al centro della lauda (vv. 64-75), con allusione alla centralità della Passione nella storia umana.

Il linguaggio, nonostante qualche latinismo, è più popolare che dotto, sia nel lessico, in cui prevalgono forme del dialetto umbro, sia nella sintassi semplice, con prevalenza della coordinazione sulla subordinazione (con frequenti asindeti: vv. 12-15; 32 sg.; 109 sg.).