Espulsione degli ebrei dalla Spagna - Ritratto del re Ferdinando II d'Aragona e della regina Isabella di Castiglia
Espulsione degli ebrei dalla Spagna - Ritratto del re Ferdinando II d'Aragona e della regina Isabella di Castiglia

Espulsione degli ebrei dalla Spagna – Il 1° agosto 1492 i sovrani spagnoli, Ferdinando di Aragona e Isabella di Castiglia (unitisi in matrimonio nel 1469), imposero l’espulsione dai Regni di Castiglia e d’Aragona di tutti gli ebrei che non intendevano convertirsi.

I provvedimenti si estesero anche ai domìni italiani, alla Sicilia (1493) e in seguito al Regno di Napoli. In precedenza gli ebrei erano stati espulsi dall’Inghilterra (alla fine del ‘200) e dalla Francia (salvo la Provenza, alla fine del ‘300). Gli espulsi dalla Spagna furono almeno 80.000.

Gli ebrei spagnoli (sefarditi, dal termine ebraico che indicava la Spagna) si rifugiarono in Portogallo, nell’Impero ottomano e in Italia.

Nel 1497, il re portoghese adottò le stesse misure di conversione forzata e di espulsione.

Nell’impero ottomano, dove esistevano già numerose comunità, gli ebrei ottennero, invece, statuti e privilegi che consentirono di praticare indisturbati la religione e le tradizioni dei padri, conservando anche la lingua spagnola. Una città come Salonicco, in Grecia ma sotto dominio turco, diventerà sede della maggiore comunità ebraica del Mediterraneo.

Nell’Italia centro-settentrionale, la comunità romana, le cui origini erano addirittura anteriori all’era cristiana, raddoppierà la sua consistenza.

Il granduca di Toscana offrirà alla fine del ‘500 ai mercanti marrani (termine spregiativo che in spagnolo significava “maiali” e che faceva riferimento agli ebrei convertiti che continuavano segretamente a coltivare la fede e le prescrizioni originarie), spagnoli e portoghesi, ospitalità a Livorno, esenzioni fiscali e la possibilità di tornare all’ebraismo. Altrove gli ebrei furono circostritti nei ghetti. Il ghetto era un quartiere spesso sovraffollato, nel quale gli ebrei erano obbligati a risiedere, senza disporre della proprietà delle case, sottoposti a prediche forzate, controllati e vincolati nella loro mobilità; dovevano spesso portare all’esterno un segno di riconoscimento (per un approfondimento leggi Il ghetto ebraico: dalla prima istituzione ad oggi).

Le storie di Simone da Trento e del bambino crocefisso a Roma sono esemplari dell’antisemitismo fortemente diffuso in Europa.

Questo argomento è tratto da Riassunti di Storia – volume 6. L’Ebook è in vendita su Apple Store, Amazon Kindle e Google Play Books.