Macchiaioli, riassuntod i Storia dell'Arte
Giovanni Fattori, La rotonda di Palmieri, 1866, olio su tavola, 12x35 cm, Firenze, Palazzo Pitti, Galleria d'Arte Moderna

I Macchiaioli portano l’arte fuori dagli studi accademici e dipingono spinti dal desiderio di rappresentare il vero e la realtà degli umili, senza alcuna retorica.

Firenze e Napoli sono le città in cui per prime si avvia questo nuovo corso, intorno alla metà dell’Ottocento.

Firenze, in particolare, attrae intellettuali, artisti, patrioti, grazie alla politica di apertura promossa dai Granduchi di Toscana. Luogo di riunione è il Caffè Michelangelo, frequentato anche da Verga e Capuana.

I Macchiaioli, tra i quali ricordiamo Telemaco Signorini (1835-1901), capofila del gruppo, Giovanni Fattori (1825-1908) e Silvestro Lega (1826-1895), elaborano un’originale tecnica pittorica: il colore è steso “a macchie” (da cui il nome del movimento), per dare forma alle cose attraverso i contrasti di luce e d’ombra.

L’innovazione della tecnica coinvolge anche la scelta dei temi da dipingere: oltre ai soggetti militari del primo periodo, i più ricorrenti sono i paesaggi, la gente e i ritratti.

Giovanni Fattori, il pittore più rappresentativo dei Macchiaioli

Il livornese Giovanni Fattori è considerato il pittore più rappresentativo dei Macchiaioli.

Nasce a Livorno il 6 settembre 1825. Rivela ben presto un talento artistico notevole.

Nel 1846 entra all’Accademia di Firenze. Attratto dal clima vivace della città e dai suoi fermenti civili e culturali, si dedica con passione al clima rivoluzionario del 1848. Frequenta il Caffè Michelangelo di Firenze, ritrovo di intellettuali e artisti rivoluzionari; partecipa ad attività politiche e clandestine. Le sue prime opere sono quadri patriottici in stile romantico, ma dal 1859 diventa il più importante pittore della corrente dei Macchiaioli.

Muore a Firenze il 30 agosto 1908.

La rotonda di Palmieri, Giovanni Fattori

Ne La rotonda di Palmieri, immagine in alto, (1866, olio su tavola, 12×35 cm, Firenze, Palazzo Pitti, Galleria d’Arte Moderna) Giovanni Fattori rappresenta uno scorcio di vita quotidiana. Nel quadro sono ritratte sette figure femminili sotto un ampio tendone, intente in una serena conversazione, durante una vacanza in uno stabilimento balneare di Livorno: la rotonda di Palmieri.

Fattori stende i colori in superfici piatte e ben definite: “macchie” di colore che riducono le figure a forme semplici ed essenziali.

Fattori, come i pittori macchiaioli, non ha dipinto l’opera “en plein air”: egli ha tratto dal vero numerosi schizzi e appunti che poi ha rielaborato nello studio.

A differenza degli impressionisti francesi, i macchiaioli toscani non vogliono rendere nei loro quadri un’immagine mossa e vibrante o cogliere gli effetti mutevoli della luce. Attraverso l’accostamento di piatte macchie di colore essi intendono fissare l’immagine in forme concrete e dalla volumetria ben definita.

Del quadro dipinto da Fattori, uno dei risultati più alti del pittore toscano, colpiscono la sinteticità e l’essenzialità. Ogni particolare descrittivo è abolito e le forme, senza chiaroscuro, sono costruite esclusivamente attraverso l’accostamento di zone cromatiche.

La tela, orizzontale e molto allungata, è uno dei formati prediletti da Fattori, soprattutto quando affronta la pittura di paesaggio. Questo taglio, infatti, gli consente di dare maggiore evidenza alla linea di orizzonte, vera protagonista del quadro.

Giovanni Fattori, Il quadrato di Villafranca (o La battaglia di Custoza), 1876-80, 297x546 cm. Roma , Galleria Nazionale d'Arte Moderna
Giovanni Fattori, Il quadrato di Villafranca (o La battaglia di Custoza), 1876-80, 297×546 cm. Roma , Galleria Nazionale d’Arte Moderna
Telemaco Signorini, Pascoli a Castiglioncello, 1861, olio su tela, 31x76 cm. Montecatini Terme, collezione privata
Telemaco Signorini, Pascoli a Castiglioncello, 1861, olio su tela, 31×76 cm. Montecatini Terme, collezione privata
Silvestro Lega, La visita, 1868. Olio su tavola, 31x60 cm. Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna.
Silvestro Lega, La visita, 1868. Olio su tavola, 31×60 cm. Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna.