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Faro di Alessandria: primo faro della storia

Il Faro di Alessandria, considerato una delle sette meraviglie del mondo antico, è il primo faro della storia, costruito ad Alessandria d’Egitto, città fondata da Alessandro Magno, nel 332 a.C. Con i suoi 130 metri d’altezza, era l’edificio più alto del mondo dopo le piramidi. Funzionò dal 280 a.C. al 1303 d.C.

La costruzione del Faro di Alessandria

I lavori per la costruzione furono avviati nel III secolo a.C. da Tolomeo I Sotere, uno dei generali di Alessandro Magno, e completati da suo figlio, Tolomeo II Filadelfo. Per secoli rimase una delle costruzioni più alte mai realizzate dall’uomo, sopravvivendo a secoli di usura e terremoti fino al crollo definitivo nel XIV secolo. Le sue pietre furono poi utilizzate per la costruzione della vicina fortezza eretta verso la fine del XV secolo dal sultano Qait Bey.

Progettato probabilmente dall’architetto Sostrato di Cnido, fu innalzato su una piccola isola, Pharos, situata davanti al porto di Alessandria d’Egitto. Un braccio di terra artificiale collegava Pharos alla terraferma. I lavori durarono vent’anni, e nel 280 a.C. fu inaugurato il primo faro della storia: il Faro di Alessandria.

Struttura e funzionamento del Faro di Alessandria

Il Faro era composto da tre corpi: il primo, un quadrato di 30 metri per lato, alto 70 metri, culminava in un’ampia terrazza; su questa poggiava il secondo corpo, una torre ottagonale di 34 metri; su di essa insisteva il terzo corpo, una lanterna rotonda coperta da un tetto conico, nella quale si trovava l’impianto d’illuminazione. Sopra il tetto si ergeva una statua colossale del dio del mare Poseidone col tridente, poi sostituita da quella di Helios.

La luce di notte era assicurata dalla combustione di legni resinosi e di oli minerali; di giorno una superficie concava di metallo lucido (forse bronzo) rifletteva la luce del sole, regolandone la direzione e amplificandone la potenza.

All’interno dell’edificio, per tutta la sua altezza, correva un’ampia scala, dove potevano transitare due animali da soma per il trasporto della legna destinata all’illuminazione. Ma probabilmente esisteva anche un sistema di montacarichi.

Interamente rivestito di marmo bianco, sotto i raggi del sole il Faro brillava fino all’orizzonte. Di notte, il fuoco e gli specchi propagavano la luce fino a 50 chilometri di distanza. Non ha alcun fondamento invece la notizia secondo la quale la rifrazione degli specchi fosse così potente da incendiare a distanza le navi nemiche.

Durata e crollo

Il Faro di Alessandria rimase intatto per quasi mille anni, ma poi fu progressivamente distrutto da una serie di terremoti: verso il 700 d.C. una scossa fece cadere la lanterna e l’impianto ottico, che gli Arabi sostituirono con un semplice fuoco all’aperto; nel 1100 un altro terremoto fece crollare il corpo ottagonale; due secoli dopo uno scisma più violento del precedente completò l’opera e rase al suolo ciò che restava.

Il Faro di Alessandria oggi

Attualmente alcune rovine del Faro sono integrate nella fortezza del sultano Qait Bey eretta nel 1477 sullo stesso sito.

Nel 1994 sono stati trovati i primi resti sommersi e nel luglio 2025 il team del progetto internazionale PHAROS ha recuperato 22 grandi blocchi di pietra appartenenti al faro. Tra i blocchi recuperati sono stati individuate parte dell’ingresso monumentale del faro, come architravi, stipiti, lastre di pavimentazione e resti di un portale. Ogni blocco, che pesava fino a 80 tonnellate, è stato scansionato in 3D e i dati sono stati usati da ingegneri e specialisti per creare una ricostruzione digitale completa del Faro.

Il Faro di Alessandria: un modello per altre costruzioni

La costruzione del Faro di Alessadria indusse a costruire analoghi fari nell’antichità che, pur non raggiungendo le dimensioni di quello di Alessandria, si facevano ammirare per la loro bellezza e imponenza.

Da ricordare quello fatto costruire, in età romana, dall’imperatore Claudio (41-54 d.C) su un’isoletta artificiale all’imbocco del nuovo porto di Ostia.

Celebre era anche il faro fatto costruire dall’imperatore romano Caligola (37-41 d.C.) a Boulogne, sulla riva francese del canale della Manica. Esso rimase in piedi fino al XVIII secolo. Aveva una struttura di dodici piani, alta circa 60 metri e ciascun piano era a pianta ottagonale, con dimensioni progressivamente ridotte.

Sul lato opposto della Manica, a Dover, sorgevano due fari romani. Uno di essi edificato anch’esso da Claudio e conservato in parte, aveva una struttura ottagonale, con lati di 4,50 metri e sfiorava i 30 metri di altezza.

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