fedro

Fedro nasce in Macedonia nel 20 a.C. e condotto a Roma ancora bambino. Sarà schiavo di Augusto, dal quale poi sarà affrancato. È Fedro stesso a fornire tale informazione nei prologhi delle sue opere.
Sebbene sia uno dei principali autori della letteratura latina, le notizie circa la sua persona non hanno nulla di certo. Per esempio, non si conosce di preciso il nome, Phaedrus o Phaeder, poiché nel titolo della sua raccolta di favole, il nome proprio compare solo in genitivo.

Fedro comincia a scrivere favole sotto Augusto. I primi due dei suoi cinque libri furono pubblicati quasi sicuramente prima del 31 a.C. In quell’anno infatti moriva Seiano, potentissimo ministro di Tiberio. Quel Seiano che aveva chiamato in giudizio Fedro, perché offeso da un certo tono sarcastico contro la sua persona dalle favole del liberto . Fedro rimase profondamente turbato da tale processo e riuscì a riprendere la sua attività sicuramente grazie all’intervento di amici potenti, quali Eutico, Particulone, Fileto.
La tradizione tramanda che Fedro visse fino all’età di Claudio e che morì nel 50 d.C.

Fedro nel Libro I della sua raccolta dichiara di aver individuato il suo auctor, cioè punto di riferimento, in Esopo a cui si deve la nascita della favolistica come genere. L’opera di Esopo non ci è giunta. Furono i greci attorno al IV secolo a.C. ad attribuirgli un gran numero di favole e Demetrio Falereo nel 300 a.C le mise insieme in una raccolta. Altre furono preparate durante l’età imperiale, ma Fedro non venne in contatto con queste ultime. Altri fonti possono essere Esiodo e Callimaco, del mondo greco, o Orazio ed Ennio, nel mondo romano. In ogni caso, Fedro va al di là di Esopo, introducendo dinamiche proprie della cultura romana e, cosa fondamentale, trasformando in versi quel materiale che nell’opera di Esopo era in prosa.

Fedro fa ricorso alla favola per la sua condizione di schiavo. Egli stesso dichiara di avere fatto proprio il precetto di Ennio: criticare apertamente per un plebeo è causa di rovina. La favola gli permetteva, perciò, nella sua condizione di liberto, di parlare tramite allegorie, simboli e allusioni, evitando calunnie da parte del potere politico.

Nelle sue favole il mondo umano è presentato nei suoi vizi, nei suoi errori e nei suoi difetti: ricorrono esempi di violenza, prepotenza, egoismo, bramosia, cattiveria contrapposti ad esempi di debolezza, impotenza, ignavia, ignoranza, viltà. Le sue favole sono rivolte a quel mondo post-augusteo, che vede un forte divario tra il mondo dei potenti e dei prepotenti e quello degli umili e degli oppressi. Simboli di questi tipi umani diventano gli animali: ed ecco che il lupo rappresenta la ferocia, il cane la fedeltà, l’asino la rassegnazione, la volpe l’astuzia e l’agnello la mansuetudine. Ma non si tratta di schemi fissi: in una favola, infatti, un lupo difende ed esalta la propria condizione di libertà in un dialogo con un cane che s’ingrassa al servizio del padrone; il lupo diventa, dunque, simbolo di chi difende la propria autonomia al di sopra di ogni agio. Alcune favole, poi, hanno per protagonisti gli uomini e appaiono le più realistiche, sebbene una lunga tradizione le abbia sottovalutate.

Molte favole di Fedro contengono una chiara opposizione al regime imperiale, oppressivo e violento, e si può ipotizzare che le più violente non siano neppure giunte. Fedro condanna anche chi tenta di emulare il potente o il prepotente di turno, poiché è un tentativo che porta alla morte.

Le favole di Fedro contengono una forte protesta sociale adottando il punto di vista di liberto quale era.  Ma si tratta di una protesta improduttiva, che non ha alcun risvolto pratico. Dice il peccato, ma non il peccatore. Ne deriva un certo pessimismo: Fedro nelle sue favole inserisce una morale correttiva, che non risulta, tuttavia, risolutiva; si limita a descrivere un mondo di cui era testimone e partecipe, creando una vasta e dettagliata commedia umana, schietta e senza convenzioni. Ma in ultimo rimane triste e sobrio, convinto dell’immutabilità della situazione.

Le favole di Fedro sul sito Studia Rapido:

La volpe e la cicogna

La parte del leone